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Lettera di un naturalista al futuro suicida che si immolera’ portandosi dietro chi non vorrebbe essere con lui

Perche’ continui, con piu’ forza della tendenza dei secoli passati, a credere all’assolutismo della tua religione, tant’e’ che ammazzi quelli che non la pensano come te?

di Vincenzo Donvito | 27 Marzo 2017

Caro umano,
ma che t’e’ preso? Perche’ continui, con piu’ forza della tendenza dei secoli passati, a credere all’assolutismo della tua religione, tant’e’ che ammazzi quelli che non la pensano come te? Certo, fa parte della tua natura. Una antica interlocuzione in lingua latina e’ anche diventata un modo di dire tutt’ora attuale e usata, “mors tua vita mea”. Specialmente per quel “vita” che, nel tempo, ha avuto un significato limitato a livello di rapporti individuali, ma pregnante e significativo a livello collettivo. Soprattutto quando il collettivo significa religione. Si’, lo so, la religione per te e’ fondamentale. E’ entrata nella tua vita dal luogo in cui sei cresciuto, con una diversita’ che ha segnato questa nostra breve (per quanto se ne sappia, da umani) presenza nell’esistente. Tu avevi paura, o qualcuno l’ha avuta e ce l’ha per te e/o ha pensato di usare la tua paura per meglio usarti, e ti ha dato l’alibi dell’eternita’, inchiodandoti e rassegnandoti alla tua condizione in prospettiva di quella oltre il tangibile: come quei giochi che fanno tutti i bimbi del mondo, col loro amico immaginario, i babbi natale, le fate dentoline (o topolini che dir si voglia), il conigli pasquali, gli uomini neri. E sembra che tu ti senta meglio cosi’. E continui, nonostante la scienza -piu’ che in passato- oggi ci dia possibilita’ di capire come l’intelligenza sia frutto di incontro di elementi naturali e artificiali, al pari dello scorrere dell’acqua dei fiumi o dei Pianeti e delle Stelle che via via scopriamo sempre piu’ numerosi.
E invece no. Tu continui imperterrito. Spesso volendo obbligare chi non ti capisce o non sa che tu hai capito tutto e sai cosa debba essere fatto. Alcuni religiosi come te -tanti- sono sereni con se stessi e con tutti gli altri, e vivono -pur guardando i diversi con sufficienza- pensando solo alla propria eternita’. Altri come te -di meno- per vivere meglio il proprio credo, manifestano la necessita’ di circondarsi di identici, cioe’ di chi sia e agisca come loro. Si’, lo so, non hanno ben affrontato la questione dell’intreccio delle diversita’ biologiche, senza il quale loro stessi non potrebbero esistere, e forzano per un’uniformita’ culturale e religiosa senza la quale mancherebbe loro l’aria per vivere (e’ come i consanguinei che fanno figli: molto probabile che siano malati)… ma, in attesa che abbiano la curiosita’ di affrontare questo intreccio, trasportandolo anche dal biologico al culturale, ce li teniamo fra noi. E dobbiamo affrontarli. Temerli, visto come si manifestano e ci comunicano quello verso cui vorremmo che fossimo convinti.
Ora, a parte i premi che ti aspetti per la tua frequente e altamente possibile sparizione da questo contesto di varia umanita’, sei proprio sicuro che ti stai impegnando per quel che desideri? Certo -ne sono consapevole-, fare una domanda del genere a chi mette in conto e/o programma la propria sparizione per fede, puo’ sembrare quanto minimo strano, ma sostanzialmente campato in aria. Ti vedo gia’: la tua commiserazione per quello che tu chiami infedele si barda anche di un sorrisino, e ti convinci anche piu’ di prima della tua vita presente e futura e eterna. Ma ti voglio chiedere una cosa: prima della prossima volta con cui stai pensando di manifestare il tuo contributo all’eternita’ tua e dell’umanita’, fai una prova, cerca di toccare con la tua pelle e la tua mente tutto quello che vuoi far capire che non va bene. Anche qui alcune cose le so: talvolta hai avuto questo contatto, e proprio in virtu’ di questo ti sei rafforzato ed hai meglio perfezionato la tua azione per l’eternita’. Ma provaci. Tanto, che ti cambia nel tuo intimo? O ti rafforzi e prosegui piu’ agguerrito o ti fermi e forse ti dimetti verso te stesso o decidi di provare altri mezzi per comunicare il tuo messaggio di eternita’. E -sempre nell’ambito delle cose che so ma che dico che non ci devono per questo farci rinunciare a provare e sperimentare- … e non mi dire che, tutto sommato, non e’ che tra comportamenti collettivi ed individuali -religiosi o meno- in sostanza ognuno non fa male all’altro in prospettiva della propria eternita’ o della propria consapevole fine. E’ vero. Penso, per esempio, a quelli che distruggono l’ambiente o, piu’ attinente alla nostra intima quotidianita’, agli egoisti. Beh, il fatto che sia cosi’ -questo e’ quello che penso io- e’ frutto di una qualunque religione, foss’anche quella degli atei. Quindi, ti sto chiedendo un atto molto oltre il quotidiano che osserviamo un po’ dovunque. Del resto, la tua eternita’ -come vita e come lezione- non meriterebbe questo? E poi, io che non sono di quelli dell’eternita’, ti prometto che potrai mangiare al mio desco. Ed io le promesse le mantengo.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, fa male, futuro, mondo, natale, natura, religione

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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