Caro Nicola,
negli ultimi mesi sto venendo spesso a Pistoia non per lavoro, solo per gaudio e amicizia e ti confesso che mi è sembrata una città accogliente, piena di servizi, con un centro storico meraviglioso. Insomma nulla da invidiare alla Firenze bottegaia e del turismo di massa. Ieri sera ero a Santomaso alla festa de l’Unità a sentire Piero Fasssino che, a differenza di Veltroni che rinnega il suo passato da comunista, “sono sempre stato un kennediano”, sottolinea il suo modo di fare politica, sostenendo di essere da sempre un moderato. Insomma con parole e comportamenti diversi cercano di occultare entrambi un passato per loro non proprio glorioso . E per giustificare questo attivismo da moderato l’ex segretario dei DS racconta un episodio che ha segnato la sua vita. Era l’hanno del signore 1980 e Fassino ricopriva la carica di segretario della federazione del PCI di Torino. Uno stipendio per tutti, funzionari ed impiegati , quasi uguale, secondo il contratto dei metalmeccanici. E non sempre quando arrivava il 27 del mese trovavano la busta paga sui tavoli. Vuoi perché da Mosca la burocrazia sovietica ritardava i pagamenti , vuoi perché la banca del Vaticano che cambiava i i rubli per il Pci cambiava i dollari per la DC e spesso era in affanno per l’ingente somma da cambiare.
Per il suo modo di affrontare i temi politici, come dire vogliamoci bene, Fassino venne avvicinato da Giampiero Boniperti, presidente onorario della Juventus, che gli propose di condividere con lui in qualità di vicepresidente la responsabilità di dirigere la squadra. Lui prese tempo per informare il partito e alla fine fu costretto a declinare il prestigioso incarico per il niet della direzione torinese. Non sappiamo come sarebbe stata la vita del Fassino comunista all’interno del potere degli Agnelli. Forse ne avrebbero giovato quei giovani che per lunghi anni sono stati tenuti in panchina ad aspettare che si liberasse la poltrona di mister Fassino. Insomma caro Nicola non mi sembra una classe dirigente intelligente se nascondono il loro passato politico. Al contrario di questa bella gente che si vergogna del proprio passato, chi ti scrive è orgoglioso di essere stato dirigente, militante e cossuttiano, libero di fare quello che il cuore comanda. Al posto di un comunista che ha perso la strada perché l’ideologia è crollata, ora c’è un postcomunista, forse riformista e socialdemocratico che non ha mai smesso di combattere le ingiustizie sociali e le diseguaglianze né di ammainare idealmente quella bandiera rossa che ha portato nelle piazze di tutto il mondo milioni di persone.
Per ritornare alla vita della città, ho constatato che sei una persona stimata ed anche amata. Vuol dire che l’onorevole ha seminato bene e pur a distanza di anni la gente ricorda con affetto ed entusiasmo tuo fratello Antonio. Proprio oggi telefonando ad un amico comune, Gino Ulivagnoli, mi ha confermato l’affetto e l’amicizia allargate alle rispettive famiglie. Bravo, Nicola, per il lavoro che svolgi nell’ambito della Fondazione e per le iniziative che di tanto in tanto porti avanti. Sono rimasto un po’ indietro in merito alle pubblicazioni che dovevano uscire sulla vita dell’onorevole e sugli incontri pubblici che dovevano seguire. Comunque sia per tutte le iniziative che farai, sappi che sarò in prima fila. Tanti cari saluti.
Salvatore Lagaccia

E’ stato comodo essere stati comunisti in un paese libero. Il comunismo ha instaurato la dittatura per sopravvivere in tutti i paesi dove è giunto al potere. Il popolo russo è riuscito a liberarsi del comunismo dopo 72 anni di potere sovietico. Perchè i russi si sono liberati della dittatura comunista se era quella cosa meravigliosa?
Chi non è di sinistra da giovane è senza cuore, ma chi non è di destra da vecchio è senza cervello.
Winston Churchill