Pellicani è sicuramente uno storico a cui si deve rispetto, per questo credo che non avrebbe digerito questo commento poco storico e molto ideologico. Mi hanno sempre insegnato che la storia si fa con i fatti, senza se e senza ma. Non vedo francamente l’accostamento Lenin – Kautsky che fanno parte di una fase storica politica di altri tempi legati alla rivoluzione russa e lontano mille miglia dalla svolta di Togliatti di Salerno che rilanciava un CNL fatto da tutti in partiti antifascisti compreso i monarchici e “i fascisti ” onesti, come diceva il leader del PCI. Tra l’altro i socialisti fino al ’56 e ai fatti dell’Ungheria erano uniti da un patto indissolubile ì, rotto solo precedentemente dalla scissione di Palazzo Barberini che decretava la rottura dei socialisti. Insomma se vogliamo discutere di storia, alla luce del crollo dei Paesi del socialismo reale, con coscienza e scienza bisogna riconoscere che le intuizioni di Giuseppe Saragat ebbero la meglio sul comunismo in tutti i Paesi del blocco di Varsavia. Saragat ì, sia pure con un piccolo gruppo parlamentare fu la diga al comunismo, schierandosi sin dall’inizio con gli Stati Uniti e con la NATO, sotto il cui ombrello si pose il comunista Berlinguer. E poi con lungimiranza lo statista piemontese guardò ai paesi del nord Europa dove il socialismo democratico si affermò con l’appoggio delle masse popolari e attraverso politiche riformiste. Riforme vere, non progetti che si perdono con il tempo. Credo che l’onestà politica ed intellettuale di Pellicani , non dissimile da altri storici di valore e ne cito uno solo per tutti, Gaetano Arfè, avrebbe meritato da parte del signor Patriarca un giudizio più ponderato.
Salvatore Lagaccia

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