sono l’ispiratrice, fondatrice e amministratrice del Gruppo Facebook “TRASFERIMENTO STRAORDINARIO a.s. 2020/2021 – Docenti di ruolo immobilizzati”, gruppo fluido che si riconosce in questa iniziativa, nato dall’esito negativo della procedura di mobilità ordinaria per il prossimo anno scolastico, creato in fretta nella tarda mattinata del 1° luglio 2020 e che nel giro di neanche 6 giorni ha raggiunto circa 2000 membri (ad oggi sabato 8 agosto 2020 siamo 2312, in costante crescita) e avviato la sottoscrizione di una petizione secondo l’art. 50 della Costituzione Italiana, cfr. https://www.facebook.com/groups/2721553414741362/
La petizione, che ha raggiunto le 2001 firme che si era preposta in sole 48 ore, il 7 luglio è stata consegnata brevi manu alla Ministra Lucia Azzolina in visita alla scuola “Portella della Ginestra” di Vittoria (la scuola del ragusano presa di mira da atti vandalici molte volte quest’anno) e annunciata il 9 luglio al Senato della Repubblica nella seduta n. 238 della XVIII Legislatura.
Cosa chiede la petizione n. 628/2020 deferita alla VII Commissione Cultura e Istruzione del Senato? L’intervento della Ministra dell’Istruzione per un provvedimento d’URGENZA da parte del Governo (tra l’altro a costo zero, trattandosi di docenti di ruolo ovvero titolari di cattedra già con contratto a tempo indeterminato) che garantisca il TRASFERIMENTO STRAORDINARIO INTERPROVINCIALE su tutti i posti disponibili prima di nuove call veloci o immissioni in ruolo nel rispetto della normativa vigente, la quale prevede essa stessa la priorità del trasferimento sulle nuove procedure assunzionali (“Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” n. 297 del 1994 all’articolo 470 comma 1, come rafforzato dall’Ordinanza n. 3722/2019 del 22.7.2019 il Consiglio di Stato ha respinto l’appello del MIUR avverso l’Ordinanza cautelare del Tar del Lazio n. 2367/2019).
I docenti immobilizzati vivono vite ancora precarie pur essendo di ruolo anche da molti anni: per alcune migliaia di docenti si tratta di 5 anni ma per tantissimi altri E TANTISSIME ALTRE (essendo la maggior parte donne e in età over 50) si traduce anche in più di 10 anni, da ben prima della legge sulla Buona Scuola. Difatti, lavorando su cattedre dislocate in regioni o province lontane molte centinaia di chilometri dai luoghi di residenza, lo status di docente fuori sede implica una serie di difficoltà e rinunce che oggi, alla luce dell’emergenza epidemiologica, si traducono in un disagio estremo e in un altrettanto esasperante pregiudizio. Il DISAGIO include l’onerosità che comporta la vita fuori sede (affitti, continui viaggi su e giù per l’Italia) nel contesto di fragilità non solo sanitaria ma anche economica che stiamo vivendo (tanto più che la categoria dei docenti immobilizzati non è contemplata da alcuna delle misure di sussidio economico previste dal Governo Italiano); il PREGIUDIZIO politico e popolare è quello di appartenere a una categoria protetta dal contratto a tempo indeterminato. In realtà, a questi professionisti dell’istruzione sono stati negati DIRITTI COSTITUZIONALI e UMANI come quello alla famiglia, ma oggi con l’emergenza epidemiologica salvaguardare responsabilmente la sicurezza, la salute e la cura di figli, coniugi, genitori ormai anziani e tutti gli affetti familiari diventa un’esigenza ineludibile.
Di qui l’idea di scrivere e sottoscrivere una petizione, la n. 628/2020, sulla base dell’emergenza epidemiologica e dell’immobilismo storico a cui sono stati abbandonati da contrattazioni sindacali che hanno, con una serie di vincoli illogici e di precedenze, che hanno di fatto impedito l’avvicinamento a casa e alle proprie famiglie.
Ma, in pratica, cosa impedisce alla procedura di mobilità territoriale interprovinciale di andare a buon fine?
Una serie di statuizioni che presentano criticità e anomalie per non dire assurdità che rendono il trasferimento interprovinciale dei docenti un diritto illusorio rispetto a tutte le altre categorie professionali, come provo ad elencare:
1. La priorità contra legem concessa alle immissioni in ruolo sulla mobilità territoriale ovvero con il piano assunzionale relativo ai posti liberatisi dai pensionamenti quota 100 al 31/08/2019 (il “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione” n. 297 del 1994 all’articolo 470 comma 1, come rafforzato dall’Ordinanza n. 3722/2019 del 22.7.2019 il Consiglio di Stato ha respinto l’appello del MIUR avverso l’Ordinanza cautelare del Tar del Lazio n. 2367/2019).
2. La sequenza operativa dell’ordine delle operazioni di mobilità, secondo la quale la mobilità territoriale interprovinciale compare all’ultimo posto (n.7) e, invece di avere priorità assoluta, viene dopo quella comunale (di I fase) e intercomunale o provinciale (di II fase). Per un esempio dell’assurdità di questa statuizione frutto di inique contrattazioni sindacali spiego che questo significa che un docente titolare della scuola X di Catania ha diritto a trasferirsi alla scuola Y sempre di Catania prima di un docente che abbia necessità di spostarsi e rientrare DOPO ANNI da una scuola di Milano a quella di Catania.
3. Il meccanismo delle aliquote riservate alla mobilità territoriale interprovinciale che, oltre ad essere già di III fase, può usufruire di una percentuale minore e diminuisce progressivamente negli anni fino a diventare risibile. Nella fattispecie, la percentuale per i trasferimenti interprovinciali è stata stabilita in modo decrescente: 40% nel 2019, 30% nel 2020, addirittura 25% nel 2021, come da contratto di mobilità firmato da tutte le sigle sindacali nel 2018 e CCNI del 2019, a dimostrazione dell’atavico disinteresse sulle sorti dei tantissimi docenti fuori sede e delle loro famiglie.
4. L’impossibilità di prevedere dove si libererà un posto al termine degli incroci fra le 6 precedenti operazioni di mobilità e fra le molteplici procedure di mobilità a domanda su scala comunale, provinciale e/o nazionale.
5. Il meccanismo dei vincoli triennali di permanenza nella scuola scelta con preferenza analitica o puntuale durante le precedenti procedure di mobilità e vincolo quinquennale sul sostegno.
6. L’agio di consentire di richiedere cattedre orario esterne su comuni diversi senza mai prendervi servizio ovvero senza prevedere alcun vincolo nel momento in cui questa mobilità è ottenuta.
7. Il sistema stesso delle precedenze e fasi garantite ad oltranza: prima durante la procedura di mobilità in organico di diritto, poi di nuovo per la precedenza nelle procedure di mobilità in organico di fatto per le assegnazioni e utilizzazioni annuali, che neanche in questo caso spostano i richiedenti interprovinciali in situazione di priorità su tutti gli altri.
8. Il sistema delle precedenze per L.104/92, legge civilissima ma tanto abusata per ottenere la mobilità con legittimità non facilmente controllabile (inspiegabilmente quasi tutti i movimenti vengono monopolizzati da chi vanta queste precedenze e così una legge di giusta tutela delle situazioni di disabilità e svantaggio diventa appannaggio di approfittatori e furbetti).
9. Le procedure di assunzione/mobilità asincrone fra loro non consentono il trasferimento su cattedre invece prevedibilmente libere (per es. neo-DS).
10. Una falla nel sistema della giustizia italiana per cui, anche ricorrendo ai Tribunali, si è in balia del Giudice del Lavoro che, a parità di condizioni, rende possibile il trasferimento per un richiedente e impossibile per l’altro, giacché non è possibile intentare un ricorso collettivo.
Per tutte queste ragioni i docenti fuori sede HANNO CHIESTO l’intervento del Ministro per un provvedimento d’urgenza da parte del Governo (tra l’altro SENZA ONERI PER LO STATO, trattandosi di docenti titolari di cattedra) che garantisca, in deroga alla procedura ordinaria, il TRASFERIMENTO STRAORDINARIO INTERPROVINCIALE su tutti i posti disponibili al 100% delle cattedre vacanti PRIMA di nuove call veloci o immissioni in ruolo nel rispetto della normativa vigente che prevede la PRIORITÀ DEL TRASFERIMENTO SULLE NUOVE PROCEDURE ASSUNZIONALI (“Testo Unico” già citato).
HANNO CHIESTO per motivi di sicurezza un provvedimento d’URGENZA per il TRASFERIMENTO STRAORDINARIO INTERPROVINCIALE del personale interessato (come da art. 3 del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per gli anni scolastici relativi al triennio 2019/20, 2020/21, 2021/22 sottoscritto a Roma il giorno 6/3/2019). Perché sicurezza non è solo curare le infrastrutture e le strutture, acquistare nuovi banchi, ma mettere in sicurezza gli insegnanti che attraversano l’Italia. Non si può immaginare la ripartenza del nuovo anno scolastico in sicurezza sorvolando sul fatto che decine di migliaia di docenti per raggiungere il luogo di lavoro e al tempo stesso per assolvere ai propri doveri familiari, saranno costretti a continui spostamenti attraverso la Penisola, sottoponendo a rischio di contagio la propria persona, l’intera comunità scolastica, i propri cari e i propri territori di origine e di sede di titolarità.
HANNO CHIESTO il definitivo rientro in famiglia già per l’a.s. 2020/2021 nei propri comuni di ricongiungimento e/o comuni limitrofi con una mobilità territoriale straordinaria al 100% delle cattedre vacanti al di là di ogni vincolo e precedenza.
Lo HANNO CHIESTO SENZA IMPEGNO DI SPESA da parte dello Stato, in quanto si andrebbe a prestare servizio in CATTEDRE LIBERE che altrimenti verrebbero coperte da nuove assunzioni (che in ogni caso NON vedrebbero ALTERATO il loro NUMERO complessivo, stante il fatto che i MOVIMENTI INTERPROVINCIALI OCCUPANO delle cattedre LIBERANDONE delle altre) o da assegnazioni provvisorie annuali (che per la loro natura non consentono di rispettare la continuità didattica, producendo un danno nei confronti dei docenti condannati ad una vita da precari pur essendo di ruolo, ma soprattutto nei confronti degli studenti che si ritrovano ogni anno insegnanti diversi).
Non è MAI stata data risposta, nonostante tutte le azioni social in cui si stanno impegnando per una soluzione d’urgenza. Con pregiudizio ormai evidente, non è mai stata spesa una sola parola né sono stati rilevati tutti i DIRITTI UMANI implicati nella questione: artt. 3, 7, 9, 13, 16, 22, 23, 25, 28 e 29 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE.
Noi docenti di RUOLO IMMOBILIZZATI abbiamo accolto, con grandissima gratitudine, la pubblicazione dell’unica notizia che ha messo in rilievo il dissenso da noi innescato sui social: https://www.agi.it/cronaca/news/2020-08-07/nuovi-banchi-scuola-rotelle-distanziamento-proteste-social-9357465/
Preghiamo ora la Redazione di “PENSALIBERO” di dar voce alla nostra petizione con una notizia che legittimi le nostre istanze con umana comprensione ed empatia, perché nel giornalismo vero e d’avanguardia c’è il potere di smuovere le coscienze al di là di ogni PREGIUDIZIO. Preghiamo di considerare la nostra vicenda uno dei più gravi aspetti della questione MERIDIONALE, che è una questione soprattutto FEMMINILE legata all’istruzione alla mobilità e alla sanità, e di darci finalmente voce.
Vi ringraziamo tantissimo dell’attenzione e vi auguriamo buon lavoro!
Olga Perch
per il Gruppo Facebook di 2312 membri “TRASFERIMENTO STRAORDINARIO 2020/2021- Docenti di ruolo immobilizzati” e per la petizione ai sensi dell’art. 50 della Costituzione (la n.628 della XVIII Legislatura e annunciata nella seduta n. 238 del 09/07/2020)
P.S. Personalmente, vi prego di voler notare che Olga Perch è uno pseudonimo, ma che abbiamo un portavoce qualora occorresse una firma.
Di pseudonimi, nome de plume, pen name, nickname e spostamenti di identità è piena la letteratura.
Gli pseudonimi sono stati utilizzati per scrivere, per distinguersi o al contrario uniformarsi, per navigare in internet, per unirsi (come “collettivo”, per esempio, di scrittori) e molte volte per rendersi finalmente VISIBILI soprattutto quando è così difficile ESSERCI.
Noi docenti immobilizzati sparsi per l’Italia, persi nelle nostre situazioni individuali e a volte disgregati da divisioni interne, non riusciamo a CONTARCI per poter CONTARE, ma VOGLIAMO ESSERCI.
Lettera/docenti di ruolo immobilizzati
I docenti immobilizzati vivono vite ancora precarie pur essendo di ruolo anche da molti anni: per alcune migliaia di docenti si tratta di 5 anni ma per tantissimi altri e tantissime altre si traduce anche in più di 10.

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