‘Ciao!
Ti scrivo perché parlando di costume mi sembra che sia utile prendere in considerazione uno dei costumi forse più diffusi dell’ultimo periodo: la truffa.
Mi sono laureata da 1 anno in Scienze della Comunicazione e ho iniziato subito a cercare un lavoro. Sono una ragazza volenterosa e con tanta voglia di fare e quando finalmente un’azienda della mia città mi ha contattato dopo che avevo inviato il mio curriculum, ero davvero felicissima.
Quest’azienda si occupava di marketing e comunicazione e subito il direttore mi ha profilato un’eccezionale possibilità di carriera con trasferte anche all’estero. L’unica cosa che mi aveva sorpreso fin dall’inizio era che il lavoro veniva svolto in un appartamento privato e non in un ufficio e delle varie sedi estere di cui parlavano non c’erano né indirizzi, né numeri di telefono.
Ho iniziato, quindi, a lavorare per loro ma le cose presto mi sono apparse diverse. Il direttore litigava continuamente con uno dei suoi soci e spesso arrivavano telefonate di persone che minacciavano azioni legali se l’azienda non avesse pagato i suoi debiti. Il direttore continuava a lusingarmi, a farmi complimenti ed a comunicarmi la sua stima ed io pensavo che fosse solo un momento di difficoltà temporanea. Ma le cose sono andate sempre più peggiorando. Eppure io sono rimasta lì, a lavorare sodo senza riscuotere, credendo come una stupida alle parole del direttore che mi diceva sempre che avrei riscosso di lì a poco. Alla fine un bel giorno sono arrivati i carabinieri e l’attività è stata chiusa, e né io, che lavoravo lì da 6 mesi, né gli altri tre ragazzi che ci lavoravano da molto più tempo, abbiamo mai più riscosso i nostri stipendi. Lo so che sono stata ingenua e sprovveduta ma a volte è difficile riconoscere un truffatore dietro la facciata di una persona elegante, gentile e distinta che credi sia in buona fede…Ti scrivo questa lettera perché mi sembra utile anche magari per far aprire gli occhi a chi vive situazioni simili a quella che ho vissuto io’.
Paola da Firenze
Cara Paola,
purtroppo, come ci hai testimoniato, è vero: l’imbroglione è sempre alle porte…
L’imbroglione è sempre alle porte
L’imbroglione è sempre alle porte dei volenterosi, alle prime esperienze, che cercano un’occasione per poter dimostrare cosa possono fare. L’imbroglione è anche dietro altre porte, ma per ora soprassiedo sulle altre…
L’imbroglione lavorativo. Esempio di imbroglio
L’imbroglione lavorativo è un soggetto che molto spesso ammanta contatti e conoscenze ad altissimi livelli completamente fasulli. Al primo approccio lavorativo si mostra gentile e vivace, disponibile e capace di mettere l’interlocutore a proprio agio. Il suo obiettivo in prima battuta è intuire caratteristiche, tendenze e aspirazioni del malcapitato, ed esaltarle. L’esaltazione non è mai eccessiva: non aspettatevi slanci ed elogi sperticati, la strategia è molto sottile ma penetrante e così anche la lusinga.
Successivamente l’imbroglione crea un contesto di fiducia, è capace di ammettere anche qualche debolezza, qualche mancanza, e la ragnatela del ragno si confeziona sempre di più a mano a mano che il malcapitato pensa di conoscere l’imbroglione, di saperlo gestire, di potersi fidare… La fiducia che l’imbroglione tenta di strappare al malcapitato ha lo scopo di renderlo succube per sfruttare a proprio vantaggio la sua buona fede. Come? Per esempio facendolo lavorare senza la certezza di ricevere il dovuto compenso, ma con la promessa di avere parte a ben più lauti guadagni.
Consiglio: fare attenzione alle aziende che vantano sedi nazionali e internazionali ma che riportano unicamente il recapito (telefono, fax, indirizzo non inteso come posta elettronica) di una succursale, agenzia, filiale o redazione, ecc., collocata in una località poco nota e quindi non comparabile con le ben più celebrate sedi!
Rosita Bimbi

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