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L’eredità del PCI/8

Risponde Zeffiro Ciuffoletti, docente di storia contemporanea all’università di Firenze. Gli eredi della lunga esperienza del comunismo dopo la caduta del muro di Berlino non solo hanno perso identità ma si sono rifiutati di accettare e rielaborare il riformismo.

di Luciano Pallini | 24 Gennaio 2021

Quali sono i geni utili che dalla esperienza  del PCI si rintracciano  nella vicenda storica  italiana, contro quali vizi o derive può contribuire  ancora oggi a difendere la sinistra in primo luogo ma assieme la società e la politica italiana?

Aver formato una classe politica di un certo valore specialmente sul piano amministrativo , nonostante una ideologia fondata sul doppio registro di una prassi labourista e una eredità stalinista.Oggi però il ‘900 è finito,il mondo e la società sono cambiati .I nuovi proletari sono labili come labili e mutevoli i ceti medi anche il cattolicesimo politico lo fanno in Vaticano senza le parrocchie e con molte Ong che agiscono in osmosi col potere più che con la società.Occorrerebbe un moderno riformismo e una cultura politica in grado di governare la complessità e le sfide della globalizzazione contemporanea dominata dai grandi colossi della rete e da grandi spostamenti di masse verso i paesi con alte prestazioni sociali ma sempre più insostenibili nei paesi ricchi ma impoveriti e invecchiati dell Occidente .Oggi postcomunisti e post cattolici democratici si nascondono dietro ideologie liberal,dolci e caritatevoli,ma sempre più lontane dai ceti più colpiti dalla stessa globalizzazione senza nemmeno capire le sfide di un mondo multipolare ne ‘ quelle di civiltà.

Quali sono i geni dannosi  trasmessi in eredità  che hanno contribuito e  contribuiscono a frenare le potenzialità ed a condizionare il ruolo e l’azione della sinistra per  il cambiamento del Paese  ?

La cosa più grave è che gli eredi della lunga esperienza del comunismo dopo la caduta del muro di Berlino non solo hanno perso identità ma si sono rifiutati di accettare e rielaborare il riformismo. Si sono rifugiati dentro le logiche di un sistema di potere che nel caso italiano li ha messi sotto l’ ala protettiva di un complesso mediatico -giudiziario che di per se deprime la politica e umilia la democrazia Del resto nel mondo occidentale il quarto potere è diventato il primo e anche per questo la democrazia è sempre più fragile e rischia la sua credibilità persino dove era più forte e consolidata.

(da www.soloriformisti.it)

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: caduta del muro, classe politica, comunismo, cultura politica, democrazia, globalizzazione, mondo, politica italiana, riformismo

Info Luciano Pallini

Economista, già sindaco di Pistoia, è direttore del Centro Studi della Fondazione Filippo Turati Onlus

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