Dal momento che ho sempre considerato Berlusconi una persona intelligente (e scaltra) non credo che la sua sia stata una vera e propria “rinuncia” al Quirinale. E’ certo che non andrà al Colle piu’ alto. Ma non credo che ci abbia mai pensato seriamente. Penso, piuttosto, che l’ex presidente del Consiglio abbia lavorato assai di piu’ ad un piano B, dando per scontato che non avrebbe mai avuto i voti necessari. Nella migliore delle ipotesi, Berlusconi avrà pensato di giocare la carta della Presidenza della Repubblica ben sapendo che qualcosa, politicamente, ci avrebbe comunque guadagnato anche nel caso che avesse mancato l’obbiettivo. Ed ora che è certo che non andrà al Quirinale, il suo piano B ha la possibilità concreta di potersi realizzare.
Alla sua rispettabile età il fondatore di Forza Italia, è tornato ad essere il possibile protagonista di un nuovo stravolgimento nel nostro sistema politico, paragonabile a quello di cui fu autore nei primi anni 90’. Allora lo fece lavorando sulle macerie della cosiddetta prima repubblica, riuscendo a conquistare la maggior parte degli elettori dei vecchi partiti di governo, distrutti (solo loro) dalle inchieste giudiziarie. Oggi si appresta a ripetere una operazione simile ma in un modo diverso. Non piu’ creando dal nulla un nuovo partito ma tessendo la tela per mettere assieme spezzoni di partiti sui quali sta per abbattersi il Big Bang della coincidenza di troppi eventi che li trovano impreparati: la pandemia, i timori di una crisi economica, le tensioni per la imminente elezione del Presidente della Repubblica, le elezioni politiche che comporteranno il doloroso taglio di un terzo dei deputati e dei senatori.
Berlusconi si è mosso con perizia e tempestività, smentendo le ingenue profezie di chi riteneva si fosse rassegnato stancamente ad un ruolo subalterno ai leaders dei due partiti alleati: Salvini e Meloni. Proprio il modo dell’annuncio della sua “rinuncia” al Quirinale suona come uno smarcamento dai due alleati-rivali. Non è nelle sue corde personali andare al loro rimorchio. E non è nelle sue corde politiche condividere le loro proposte ed i loro metodi. In fin dei conti, quando creò Forza Italia, la volle definire come “partito liberale di massa”. La realtà fu abbastanza diversa dalla immaginazione. Ma ancora oggi, qualsiasi nuova aggregazione non potrebbe che andare ad occupare quella area culturale e politica. Certamente assieme a compagni di viaggio irrequieti e non disposti a riconoscere a priori alcuna leadership a chicchessia. Ma continuare a fare il nonno saggio degli irrequieti Meloni e Salvini sarebbe come ostinarsi a seguire un canovaccio ormai logoro.
Nicola Cariglia

Poiché il futuro Parlamento, tra qui ad un anno (poco più o meno), sarà quantitativamente e qualitativamente diverso da questo in eligendo presidente, il quale, ora eletto rappresenterebbe una residuale figurazione di un’unità nazionale, il buon Machiavelli suggerirebbe la cinica opportunità di rinnovare pro-tempore ovvero in sic stantibus rebus (finché serve) l’attuale incarico che può essere agevolmente espletato “out of the door” con una maggiore incisività, senza ledere principi costituzionali.
Sono dacccordo credo peò che l’ultima sua opera sarebbe quella di impedire che i partiti si liberino di Draghi
Vale ancora la pena di spendere qualche riflessione sulla patetica uscita di scena del politico Berlusconi divenuto progressivamente comparsa dopo anni di attore principale? Anche la sua eredità politica non è trasmissibile siccome basata principalmente sulla funzione immaginativa dello schermo che spento non è più. Le idee hanno bisogno di vere testimonianze umane di coerenza fra enunciato, attuato e risultato.