Anche questa enciclica Laudato Sì di papa Francesco è un’ edizione tardiva dell’originale o meglio degli originali che si possono datare agli inizi degli anni 1960 con i “figli dei fiori” e i loro succedanei anti-capitalisti, anti-borghesi, anti-Stato
Non è certamente la prima volta che i Pontefici si servono di studiosi competenti in teologia o altre materie per la composizione dei propri scritti od encicliche. Forse Ratzinger, per quanto concerneva la teologia, ne avrà avuto meno bisogno di altri, data la Sua notoria competenza in materia. Lo stesso Leone XIII nella compilazione della Rerum novarum (15 maggio 1891) ebbe necessità dei gesuiti Luigi Taparelli d’Azeglio e Matteo Liberatore. Pertanto uomini soggetti ad errori. L’enciclica di Leone XIII arrivò in ritardo sui tempi (il Manifesto di Marx,1848) nonostante i suoi esegeti si sforzino di trovare nel remoto passato dei cenni dei Papi sull’argomento sociale. Ma per l’appunto erano soltanto cenni sperduti in mezzo ad altre esortazioni più centrate.
L’iter storico, ritmato dalla commemorazione di quella prima enciclica sociale, si palesò con Quadragesimo anno (15 maggio 1931) di Pio XII, Mater et magistra (15 maggio 1961) di Giovanni XXIII; Populorum Progressio ( 1967) e Octogesima adveniens (14 maggio 1971) di Paolo VI ; Sollecitudo rei socialis (1987) Centesimus annus(1° maggio, 1991) Giovanni Paolo II ; Caritas in veritate (29 giugno 2009) di Benedetto XVI, aiutato nella stesura dal cardinale Renato Raffaele Martino, monsignore Reinhard Marx, Stefano Zamagni, Ettore Gotti Tedeschi, salvo se altri.
Anche questa enciclica Laudato Sì di papa Francesco è un’ edizione tardiva dell’originale o meglio degli originali che si possono datare agli inizi degli anni 1960 con i “figli dei fiori” e i loro succedanei anti-capitalisti, anti-borghesi, anti-Stato …insomma tutti quegli “anta” che furono poi inglobati nella politica appiattente del “consumismo”. Il peccato mortale del consumismo non risparmiò nessuno, Chiesa cattolica compresa .
Sulla spinta degli effetti inquinanti dello sviluppo industriale nacquero negli anni sessanta i primi dibattiti politici. Nel 1962 Rachel Carson pubblicò il libro Silent Spring (Primavera silenziosa) che criticava l’uso indiscriminato che si faceva allora dei fitofarmaci – roba da ridere al confronto degli avvelenamenti odierni sul territorio – che destò notevole allarme tanto da addivenire, in alcuni Stati, al nascere di una legislazione di tutela dell’ambiente fino allora assente. Ricordiamo anche Leonardo Boff, padre della teologia della liberazione e cultore da un trentennio di ecologia, le cui lotte hanno fortemente influenzato questa enciclica.
Naturalmente l’enciclica di papa Francesco spazia ben oltre la tutela dell’ambiente. Ma non vi è dubbio che le preoccupazioni che vi affiorano, le denunce che si sottolineano sono problematiche già presenti nella società da tempo, stigmatizzate da uomini di cultura, scienziati, politici e da movimenti vari. Tanto che si poteva sperare in una più succinta stesura, considerata la notorietà degli argomenti, ma ormai papa Francesco da l’ Evangelii gaudium, suo primo programmatico discorso, ci ha abituati ad essere gli stakanovisti dei suoi scritti.
Certamente in tale enciclica la fede nella protezione in Dio è sempre presente, il Vangelo è in ultima analisi la guida migliore per invertire questa tendenza ingiusta e distruttrice dell’umanità, ma mi pare che papa Francesco conti molto più sulla scienza e sulla collaborazione di tutti che su Dio. Forse è un’impressione….
Quindi le novità, poche invero, se le si vuole andare a cercare, consistono nel fatto che la Chiesa, in tale frangente apocalittico, è a chiedere aiuto a tutti per cercare di rendere meno ingiusto, affamante e sopratutto autodistruggente questo nostro pianeta, a differenza del passato, nel quale si contava molto di più in Dio e meno negli uomini di buona volontà: << Non possiamo però ignorare che anche al di fuori della Chiesa Cattolica, altre Chiese e Comunità cristiane – come pure altre religioni – hanno sviluppato …>> un’attenzione a tali problematiche (ci chiediamo se anche gli scienziati atei per esempio, i massoni…possano dar mano affinché questo progresso incontrollato non elimini a breve l’umanità).
In un passo addirittura chiama in causa il << contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo ( Discorso a Santa Barbara, California 8 novembre 1997) , con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale >>. ( E’ del – 23.6.2015 – la notizia della visita alla comunità Valdese di Torino di papa Francesco per chiedere scusa della storia persecutoria del passato).
<< Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che « significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. È un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. È liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza ( Conferenza al Monastero di Utstein, Norvegia 23 giugno 2003)>> . Anche in tema di sincretismo religioso la Chiesa cattolica giunge tardi, dopo la massoneria, chiamata in causa per secoli a sproposito su tale argomento.
Dal consumo al sacrificio: interessante questo pensiero, anch’esso non nuovo per la dottrina cattolica che ha fatto del sacrificio il leitmotiv per i secoli dei secoli. Purtroppo più le encicliche sono numerose e lunghe e meno vengono lette, quasi articoli di giornali con scadenza differita fino al giorno seguente. La Chiesa cattolica ha ormai poco da dire di nuovo ed è poco ascoltata anche per colpe sue. Per ciò che concerne l’accusa alle banche, affamatrici del popolo, invitiamo il Pontefice a guardare in “banca Sua”. L’enciclica Laudato Sì, pertanto, è una voce tardiva che si aggiunge a molti altri campanelli d’allarme che suonano da tempo.
Altro elemento di novità lo ravvisiamo in alcuni punti (61 e 131,132,133,134,135,136) nei quali il Pontefice stesso non sa concepire la soluzione migliore ed invita l’umanità al confronto, alla discussione. In tali problematiche si nota lo smarrimento della Chiesa cattolica che se da un lato ce la fa sentire più prossima, dall’altra perde di credibilità nel suo insieme.
Non sono molti gli italiani che si ricordino gli articoli di Pier Paolo Pasolini sulla disgregazione del mondo contadino in Italia nel dopoguerra e la conseguente disgregazione della famiglia, la quale era il cuore , “il nucleo minimo della Chiesa” come lo era stato per miglia di anni. Cito dall’autore:
<< …Economia contadina e Chiesa sono un’unica realtà. Anche quando attraverso la prima rivoluzione industriale ha cominciato a formarsi la borghesia moderna. Ma è a questo punto che è cominciata la dissociazione cinica della Chiesa : essa è venuta a patti, per ragione di potere, con una classe sociale la cui fede non era più pura, o addirittura era finta. La Chiesa ha strumentalizzato tale nuova classe dominante e se ne è lasciata strumentalizzare. C’era l’immensa mandria del popolo (ancora ripeto, classicamente religioso) che andava governato e tenuto in mano. Ma, presumiamo nella Chiesa in buona fede, ed interpretiamo il suo abietto patto con i fascisti come un modo per restare solidale con quel popolo ormai sfruttato ed affamato. Oggi la famiglia non è più – quasi di colpo quel nucleo minimo , originario, cellulare dell’economia contadina com’era stata per migliaia di anni. Di conseguenza , per un contraccolpo perfettamente logico, la Famiglia ha cessato anche di essere il “nucleo” minimo della Chiesa….Tuttavia la famiglia è tornata a diventare quel potente ed insostituibile centro infinitesimale di tutto che era prima. Perché ? Perché la civiltà dei consumi ha bisogno della famiglia…>> Che cosa ha a che fare questo tipo di famiglia con la Chiesa? Nulla , considerato il rapporto completamente esteriore, calcolato, formale ( e grettamente pietistico) della Chiesa con tale nuovo tipo di famiglia.
Nell’enciclica la famiglia compare soltanto marginalmente , quasi fosse consapevole il Pontefice della insignificanza di questo nucleo ormai perso per sempre.
Insomma niente di nuovo sotto il sole, papa Francesco si conferma in linea con la Tradizione. Vogliamo una conferma di ciò?
Prima dell’enciclica è uscito sempre ad opera del poligrafo Papa Misericordiae Vultus, la bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia. Al punto 18 troviamo
<< Nella Quaresima di questo Anno Santo ho l’intenzione di inviare i Missionari della Misericordia. Saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato. .. » (Eb2,17).
Fra i peccati rimessi esclusivamente alla Sede Apostolica rientra quello indicato da Ratzinger nel 1983 in concomitanza all’uscita del nuovo Codice canonico, il quale non conteneva più una esplicita menzione di scomunica per i massoni. Il Prefetto della Fede volle però sottolineare nella sua dichiarazione (“Osservatore Romano”,1983 e 1985) che il massone ancorché non militando in una loggia avversa alla Chiesa cattolica era in peccato grave, il quale poteva essere rimesso soltanto dalla Sede Apostolica.
I Missionari della Misericordia che ritroviamo nella Misericordiae Vultus di papa Francesco sono gli stessi confessori che ritroviamo in Paolo VI per il suo giubileo del 1966, Mirificus eventus che avevano potestà di perdonare i peccati di solito rimessi esclusivamente dalla Santa Sede :
<< …3) assolvere dalle censure e pene canoniche coloro che si siano iscritti a sette massoniche o ad associazioni consimili, che combattono la Chiesa o le legittime autorità civili, purché si separino definitivamente dalle rispettive sette o associazioni e promettano di riparare e di impedire, per quanto sarà possibile, gli eventuali scandali e danni. Il confessore imporrà loro una penitenza salutare, proporzionata alla gravità delle colpe…>>. Anche se nel Giubileo trascorso si riferiva maggiormente , ma non esclusivamente, al peccato di aborto.
Come si vede la Tradizione è salva secondo l’antico motto “ Ne varietur”, la differenza consiste in quel caso nel dire palesemente le parole, in questo caso nel celarle in sottintesi comprensibili soltanto agli addetti ai lavori; d’altronde ricordiamo che prima di essere Papa, Francesco è gesuita.
Guglielmo Adilardi

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