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Legalizzazione prostituzione ed estremismi pruriginosi. Il caso Toscana. Ma la legalizzazione?

Ci siamo fatti una bella dose di femminismo mediatico per la ruvidità di un consigliere leghista che ha proposto “donne in vetrina per rilanciare il turismo”. Ma, ora, c’è qualcuno che ha voglia di affrontare il problema prostituzione?

di Vincenzo Donvito | 23 Settembre 2019

Nell’eterno e inconcludente confronto sulla legalizzazione della prostituzione si è inserito un episodio che, visto per l’appunto la farsa dell’inconcludenza, non poteva che essere tragico: un consigliere regionale toscano omonimo del suo leader di partito Salvini ha sostanzialmente detto “donne in vetrina per rilanciare il turismo” come ricetta del rilancio turistico della cittadina di Montecatini Terme.
Come talvolta accade, il leghista, anche istituzionale, si esprime in modo rozzo e violento. E’ il nostro caso. E la reazione, anche all’interno del suo partito, è stata unanimemente concorde: “dagli al maschilista”, con una quantità di dichiarazioni e prese di distanza da manuale, con una unità di partiti politici che abitualmente si pestano a vicenda. Il leghista toscano ha cercato di difendersi ricordando che altrettante vetrine che lui propone sono cosa normale in Paesi come Olanda e Germania, ma l’ondata di riprovazione ha ignorato le sue argomentazioni… anzi ha continuato a pestare più duro, financo con la sospensione dal suo partito.
E pensare che il partito leghista, ovviamente quando non aveva responsabilità di governo, si è sempre dichiarato a favore della legalizzazione della prostituzione… ok, magari non scrivendo nel testo di legge quali avrebbero dovuto essere le dimensioni delle vetrine per l’esposizione della merce, ma, considerato ciò che accade nei Paesi nostri partner in Ue dove acquistare sesso è legale, niente potrebbe escludere che l’offerta potrebbe manifestarsi anche in questo modo.
Conveniamo con l’ondata di perplessità (estetica e umana, per quanto ci riguarda), infatti anche ad Amsterdam stanno discutendo se e come spostare il quartiere a luci rosse dal centro urbano (mentre del divieto di vetrine non ne parlano), ma ci sembra un provvedimento dettato più dalla opportunità economica turistica che dal buongusto e/o moralismo (dipende dai punti di vista e, comunque, i tempi cambiano anche per Amsterdam).
Ora che ci siamo fatti una bella dose di femminismo mediatico, c’è qualcuno che, grazie e nonostante la ruvidità del leghista toscano, ha voglia di affrontare il problema prostituzione? Si vuole o no avviare un dibattito istituzionale e civico sull’argomento, magari intorno a precisi progetti di legge che abbiano un loro iter parlamentare in corsa per un voto decisivo? Oppure vogliamo continuare a mettere la testa sotto terra a mo’ di struzzo, continuando ad indignarci, ad elogiare (anche qui dipende dai gusti e dalle sensibilità istituzionali) i molto discutibili provvedimenti comunali che mettono alla gogna gli acquirenti di sesso per strada?
Domanda retorica 1: “Ma come, con tutti i problemi che ha il nostro Paese, ora dobbiamo anche pensare a chi vende sesso?”. A nostro avviso, se qualcuno dice o pensa questo, crediamo sia solo un superficiale. Ricordiamo gli enormi problemi conseguenziali all’offerta di sesso illegale: ordine pubblico, tratta delle cosiddette schiave del sesso, fiscalità ed evasione, sanità, cultura. Uno dei tanti problemi che abbiamo ma che, visto che domanda e offerta ci sono e ci saranno, se lasciato a se stesso senza regolamentazione non si fa altro che regalarlo alla malavita, piccola e grande.
Domanda retorica 2: “Ma come, si pretende che io debba poter consentire ai miei figli la prostituzione?”. Cerchiamo di rispondere: Se scopri che un tuo “pargolo” si prostituisce, i casi sono due (estremizzando): lo picchi a sangue, lo rinchiudi da qualche parte e gli spiani così il suo futuro; oppure cerchi di capirlo e lo aiuti con altre opportunità di vita e di lavoro. Qual è il metodo migliore? Per noi, ovviamente è il secondo. Che per essere applicato occorre che ci sia un clima legislativo sereno e legale, partendo da un presupposto: ogni adulto sceglie la propria vita, e ci sono quelli che si prostituiscono sessualmente e non solo, quelli che fabbricano armi e quelli che fanno i volontari, etc. E su tutti questi lavori, i genitori di cui sopra dovrebbero poter dire la loro con la serenità istituzionale che, per esempio, oggi c’è per le armi ma non per la prostituzione sessuale.
Per concludere dovremmo poter ringraziare il leghista toscano per aver riacceso l’attenzione in materia? Se pensiamo ad un certo mondo che non c’è più e che sembra essere quello di riferimento del Salvini regionale, quello delle super-prostitute di via Tornabuoni a Firenze o delle altrettanto super sempre sui viali di Montecatini Terme (con spostamenti storici di acquirenti delle loro merci), forse si comprende, pur nella sua rozzezza, la sua uscita… ma quel mondo, per l’appunto, non esiste più. Certo c’è ancora chi va ad Amsterdam o Amburgo o Las Vegas per fare certi acquisti, ma sono molto marginali; per cui, basare un rilancio turistico di una zona sull’offerta in vetrina della prostituzione ci sembra decisamente riduttivo. Insomma, consigliere toscano Salvini, la sua uscita è fuoriluogo e fuorimoda. Ma se avesse voluto risvegliare la questione della legalizzazione della prostituzione e della valorizzazione turistica di una zona oggi problematica, avendo scelto
un metodo mediaticamente disastroso e rozzo.. crediamo che lei abbia distratto l’attenzione di tutti. Riteniamo che con la rozzezza non si governi… del resto, guardi cosa è accaduto al suo leader di partito che porta il suo stesso nome…


Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : EditorialeTag: aduc, dichiarato, evasione, firenze, futuro, genitori, germania, governo, lavoro, mondo, olanda, ordine pubblico, partiti politici, provvedimenti, punti di vista, sanità, toscana

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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