Nell’eterno e inconcludente confronto sulla
legalizzazione della prostituzione si è inserito un episodio che, visto per
l’appunto la farsa dell’inconcludenza, non poteva che essere tragico: un
consigliere regionale toscano omonimo del suo leader di partito Salvini ha
sostanzialmente detto “donne in vetrina per rilanciare il turismo” come ricetta
del rilancio turistico della cittadina di Montecatini Terme.
Come talvolta accade, il leghista, anche
istituzionale, si esprime in modo rozzo e violento. E’ il nostro caso. E la
reazione, anche all’interno del suo partito, è stata unanimemente concorde: “dagli
al maschilista”, con una quantità di dichiarazioni e prese di distanza da
manuale, con una unità di partiti politici che abitualmente si pestano a
vicenda. Il leghista toscano ha cercato di difendersi ricordando che
altrettante vetrine che lui propone sono cosa normale in Paesi come Olanda e
Germania, ma l’ondata di riprovazione ha ignorato le sue argomentazioni… anzi
ha continuato a pestare più duro, financo con la sospensione dal suo partito.
E pensare che il partito leghista, ovviamente
quando non aveva responsabilità di governo, si è sempre dichiarato a favore
della legalizzazione della prostituzione… ok, magari non scrivendo nel testo di
legge quali avrebbero dovuto essere le dimensioni delle vetrine per
l’esposizione della merce, ma, considerato ciò che accade nei Paesi nostri
partner in Ue dove acquistare sesso è legale, niente potrebbe escludere che
l’offerta potrebbe manifestarsi anche in questo modo.
Conveniamo con l’ondata di perplessità (estetica
e umana, per quanto ci riguarda), infatti anche ad Amsterdam stanno discutendo
se e come spostare il quartiere a luci rosse dal centro urbano (mentre del
divieto di vetrine non ne parlano), ma ci sembra un provvedimento dettato più
dalla opportunità economica turistica che dal buongusto e/o moralismo (dipende
dai punti di vista e, comunque, i tempi cambiano anche per Amsterdam).
Ora che ci siamo fatti una bella dose di
femminismo mediatico, c’è qualcuno che, grazie e nonostante la ruvidità del
leghista toscano, ha voglia di affrontare il problema prostituzione? Si vuole o
no avviare un dibattito istituzionale e civico sull’argomento, magari intorno a
precisi progetti di legge che abbiano un loro iter parlamentare in corsa per un
voto decisivo? Oppure vogliamo continuare a mettere la testa sotto terra a mo’
di struzzo, continuando ad indignarci, ad elogiare (anche qui dipende dai gusti
e dalle sensibilità istituzionali) i molto discutibili provvedimenti comunali
che mettono alla gogna gli acquirenti di sesso per strada?
Domanda retorica 1: “Ma come, con tutti i
problemi che ha il nostro Paese, ora dobbiamo anche pensare a chi vende
sesso?”. A nostro avviso, se qualcuno dice o pensa questo, crediamo sia solo un
superficiale. Ricordiamo gli enormi problemi conseguenziali all’offerta di
sesso illegale: ordine pubblico, tratta delle cosiddette schiave del sesso,
fiscalità ed evasione, sanità, cultura. Uno dei tanti problemi che abbiamo ma
che, visto che domanda e offerta ci sono e ci saranno, se lasciato a se stesso
senza regolamentazione non si fa altro che regalarlo alla malavita, piccola e
grande.
Domanda retorica 2: “Ma come, si pretende che io
debba poter consentire ai miei figli la prostituzione?”. Cerchiamo di
rispondere: Se scopri che un tuo “pargolo” si prostituisce, i casi sono due
(estremizzando): lo picchi a sangue, lo rinchiudi da qualche parte e gli spiani
così il suo futuro; oppure cerchi di capirlo e lo aiuti con altre opportunità
di vita e di lavoro. Qual è il metodo migliore? Per noi, ovviamente è il
secondo. Che per essere applicato occorre che ci sia un clima legislativo
sereno e legale, partendo da un presupposto: ogni adulto sceglie la propria
vita, e ci sono quelli che si prostituiscono sessualmente e non solo, quelli
che fabbricano armi e quelli che fanno i volontari, etc. E su tutti questi
lavori, i genitori di cui sopra dovrebbero poter dire la loro con la serenità
istituzionale che, per esempio, oggi c’è per le armi ma non per la
prostituzione sessuale.
Per concludere dovremmo poter ringraziare il
leghista toscano per aver riacceso l’attenzione in materia? Se pensiamo ad un
certo mondo che non c’è più e che sembra essere quello di riferimento del
Salvini regionale, quello delle super-prostitute di via Tornabuoni a Firenze o
delle altrettanto super sempre sui viali di Montecatini Terme (con spostamenti
storici di acquirenti delle loro merci), forse si comprende, pur nella sua
rozzezza, la sua uscita… ma quel mondo, per l’appunto, non esiste più. Certo
c’è ancora chi va ad Amsterdam o Amburgo o Las Vegas per fare certi acquisti,
ma sono molto marginali; per cui, basare un rilancio turistico di una zona
sull’offerta in vetrina della prostituzione ci sembra decisamente riduttivo.
Insomma, consigliere toscano Salvini, la sua uscita è fuoriluogo e fuorimoda.
Ma se avesse voluto risvegliare la questione della legalizzazione della
prostituzione e della valorizzazione turistica di una zona oggi problematica,
avendo scelto
un metodo mediaticamente disastroso e rozzo..
crediamo che lei abbia distratto l’attenzione di tutti. Riteniamo che con la
rozzezza non si governi… del resto, guardi cosa è accaduto al suo leader di
partito che porta il suo stesso nome…
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Legalizzazione prostituzione ed estremismi pruriginosi. Il caso Toscana. Ma la legalizzazione?
Ci siamo fatti una bella dose di femminismo mediatico per la ruvidità di un consigliere leghista che ha proposto “donne in vetrina per rilanciare il turismo”. Ma, ora, c’è qualcuno che ha voglia di affrontare il problema prostituzione?

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