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Legalizzazione prostituzione. E’ partito il circo dei moralisti schiavisti

di Vincenzo Donvito | 10 Marzo 2019

Sarà che si avvicina l’8 marzo (quando tutti i maschi e le femmine dicono di essere per le donne), sarà che nell’immaginario collettivo la prostituzione continua ad essere essenzialmente quella di donne sfruttate… ma in questi giorni riemergono varie posizioni, tra cui i sostenitori dell’attuale normativa, essenzialmente col marchio femminile. Quelli col marchio maschile, invece si dividono in varie categorie: da quella truce tradizionale del maschio cretino che si slancia in un elogio sperticato delle case chiuse magari con qualche ridolino, a quello del maschio col senso di colpa che qualunque cosa dica una donna sta zitto, fino al maschio che, siccome una cosa è detta da una donna che rivendica la propria individualità (magari col supporto e le spese dello Stato), la condivide e ne diviene militante (all’interno di questa categoria ci sono altri due tipi: quello che spera di trombarsi qualcuna e quello che, acriticamente e senza pensare, ci
crede veramente).
Un dibattito che va avanti da anni e che, nonostante in Parlamento crediamo siamo più che smaccate le maggioranze per una modifica legislativa (anche minima, di semplice legalizzazione), tutto rimane fermo: sembra che gli equilibri di potere si nutrano di queste situazioni. Qualcuno parla di referendum abrogativo, ma visti i precedenti crediamo sia solo tempo perso (tra Corte Costituzionale e intervento parlamentare che quasi sempre snatura il voto popolare).
Intanto il circo dei moralisti schiavisti si alimenta e prolifica. Tra gli elogi del proibizionismo scandinavo e i falsi dati che darebbero in difficoltà i modelli olandese e tedesco. Fino alle filippiche sulla prostituzione che porta allo schiavismo. Cosa che anche noi riteniamo vera, ma per la prostituzione attuale, quella gestita dalla malavita organizzata e non quella che dovrebbe/potrebbe essere soggetta a leggi e norme dello Stato. Quelli dello schiavismo poi, sembra che ragionino come se fossero chiusi in un fortino, non vedendo che lo schiavismo è ANCHE quello della prostituzione, ma è più in generale lo schiavismo di tutti coloro che, approdati più o meno illegalmente nel nostro Paese, non potendo fare altro legalmente, al di là di quelli che optano per vendere cianfrusaglie davanti ai negozi o nelle strade scappando ogni volta che passa un vigile, si dedicano lì dove è più facile fare soldi: prostituzione e spaccio di droghe illegali. Tutti schiavi. Tutti gestiti
dalle varie delinquenze organizzate: prostituzione, droghe illegali, merci/paccottiglia, fino ai caporalati dei campi e ai racket delle badanti e baby-sitter.
E’ il mondo del proibizionismo. Quello dove non solo lo Stato è assente, ma vanta una presenza di repressione raccontandoci le storielle che così si debellano i fenomeni… che invece crescono a dismisura e rendono più pericolosa e insicura la vita di tutti, vittime o carnefici che siano.
Legalizzare non è una bacchetta magica, ma un percorso da cui partire e dove, lentamente, indurre la facilità e l’utilità di vivere in armonia con le leggi e con gli utenti consumatori di questi servizi. Servizi ai quali, indipendentemente da quello che ognuno ne può pensare rispetto ai propri convincimenti e pratiche di vita, gli individui vogliono accedere e goderne, e fanno abitualmente di tutto per farlo.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, anni, consumatori, corte costituzionale, mondo, parlamento, referendum, soldi

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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