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Lega araba, un carrozzone difficile da aggiustare

Creata nel 1945, la Lega Araba conta attualmente 22 Paesi, sebbene la Siria sia stata sospesa nel 2011.


di Silvia Colombo | 27 Marzo 2016

Evitare di dare una falsa impressione di unità tra i paesi arabi. Nessuna spiegazione avrebbe potuto essere più illuminante circa lo stato delle relazioni tra i paesi membri della Lega Araba. E così il 27° summit della più longeva organizzazione regionale esistente a livello globale, inizialmente previsto per il 29 marzo e già posticipato al 7 aprile per volere dell’Arabia Saudita, è stato cancellato dal Marocco, il paese ospitante.

La crisi dell’organizzazione è ormai conclamata, soprattutto alla luce della performance caratterizzata dall’indecisione e dalle divisioni nell’affrontare le Primavere arabe e i conflitti in Siria e Yemen. La recente nomina del nuovo Segretario Generale, Ahmed Abul Gheit, non risolleverà le sorti e la credibilità dell’organizzazione portavoce del regionalismo arabo.

Una lunga storia di irrilevanza
Creata nel 1945, la Lega Araba conta attualmente 22 Paesi, sebbene la Siria sia stata sospesa nel 2011 in seguito allo scoppio del conflitto tra il regime di Bashar Al-Asad e la popolazione. Nonostante l’obiettivo dichiarato di rafforzare le relazioni tra i Paesi membri e occuparsi delle questioni preminenti per i Paesi arabi, la Lega Araba non è riuscita nel proprio intento di promuovere una forma di regionalismo istituzionalizzato all’interno del mondo arabo.

Il fallimento dell’organizzazione ha raggiunto tali livelli che oggi, non soltanto una parte della letteratura sull’integrazione regionale guarda alla Lega Araba come a un tentativo fallito e a un caso irrecuperabile, ma anche gli stessi Paesi membri – come ben esemplificato dall’affermazione del portavoce del Ministero degli Affari Esteri marocchino in merito alla cancellazione del summit annuale che si sarebbe dovuto tenere a Marrakesh – tendono sempre più a prendere le distanze dal ‘carrozzone’ che ha sede al Cairo.

Una delle principali motivazioni che ha impedito alla Lega Araba di prendere decisioni di rilievo per contribuire all’integrazione e allo sviluppo di una prospettiva regionale sulle questioni di primaria importanza per i paesi arabi è stata la forte enfasi sul rispetto della sovranità di ciascun Paese membro. Ciò ha di fatto condotto l’organizzazione a esprimersi soltanto sul minimo comune denominatore rappresentato dal conflitto israelo-palestinese. Su tutto il resto le divisioni interne all’organizzazione sono state molteplici e sempre più acute dopo il 2011.

…e di divisioni
Dopo una breve fase iniziale di attivismo sul dossier libico e, precedentemente ma in misura minore, su quello egiziano – sebbene in quest’ultimo caso si è trattato in realtà della manifestazione di chiare aspirazioni di leadership nazionale da parte del proprio Segretario Generale, l’egiziano Amr Moussa – la Lega Araba è ripiombata nelle divisioni e nell’irrilevanza con lo scoppio del conflitto in Siria e l’emergere dei contrasti sempre più acuti e della competizione tra Arabia Saudita e Qatar.

Le tensioni settarie tra sunniti e sciiti hanno ulteriormente acutizzato le tensioni tra l’Arabia Saudita, da una parte, e gli alleati dell’Iran nella regione, dall’altra. La recente decisione di Riaydh di interrompere la fornitura dei 3 miliardi di dollari di aiuto finanziario all’esercito libanese deve essere letta in questo contesto.

Le critiche reciproche e le accuse anche violente non hanno risparmiato il consesso della Lega Araba. La delegazione saudita ha precipitosamente abbandonato un incontro dei Ministri degli Affari Esteri dei Paesi membri tenutosi l’11 marzo a seguito delle parole del Ministro degli Affari Esteri iracheno, Ibrahim Al Jaafari, che aveva difeso Hezbollah e altre milizie sciite, un anatema per i sauditi che si erano fatti promotori di una risoluzione, poi approvata, che definiva Hezbollah un gruppo terroristico.

Pur di fronte alla mancanza di prospettive concrete per un rilancio della Lega Araba e alla probabile continuazione del trend di incontri ordinari conditi da discorsi astratti e declamatori, nonostante la mole delle questioni di importanza vitale per molti dei paesi membri – dalla lotta al terrorismo al rilancio dell’economia, dalla mediazione dei conflitti in corso alla gestione dei flussi migratori – anche la recente nomina del nuovo Segretario Generale ha scatenato profonde divisioni.

Abul Gheit, il nuovo Segretario Generale 
Secondo numerosi osservatori la Lega Araba si è ormai trasformata in un club ristretto ai Paesi arabi sunniti sotto l’egida dell’Arabia Saudita e contro le pressioni iraniane. Ahmed Abul Gheit, unico candidato alla posizione di Segretario Generale, ha ricoperto la carica di Ministro degli Affari Esteri durante il regime di Hosni Mubarak durante gli anni cruciali dal 2004 al gennaio 2011, ovvero dalla vittoria elettorale di candidati vicini alla Fratellanza Musulmana durante le elezioni parlamentari del 2005 allo scoppio della rivoluzione di Piazza Tahrir.

Questi sette anni hanno visto un evidente rafforzamento delle relazioni tra Il Cairo e Riyadh, unite dall’opposizione alle aspirazioni di leadership regionale nutrite dal Qatar e ai Fratelli Musulmani.

In seguito al crollo del regime di Mubarak e a un periodo di distanza dalla politica, Abul Gheit era recentemente ritornato sulla scena pubblica esprimendo il proprio pieno sostegno al Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, a lui riferendosi come l’eroe che ha salvato il paese in un’intervista rilasciata nel dicembre 2015. In un precedente colloquio nel 2014 lo stesso Abul Gheit aveva accusato gli Stati Uniti di aver fomentato le proteste scoppiate il 25 gennaio 2011 attraverso il proprio sostegno finanziario alla società civile.

Con questo curriculum alle spalle, non sorprende che la sua nomina non sia stata ben vista da Paesi quali l’Algeria, il Sudan ma, soprattutto, il Qatar, che aveva espresso delle riserve – sciolte alla fine- sul candidato. Invece che colmare le divisioni e favorire un ruolo più attivo della Lega Araba sulle questioni regionali, la nomina del nuovo Segretario Generale rischia di trascinare i Paesi arabi in un ulteriore vortice di accuse reciproche, vuote dichiarazioni di principio e paralisi. Proprio quello che non ci vuole in un momento così critico per il Mondo arabo.

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, anni, cairo, crisi, dichiarato, elezioni, fallimento, importanza, impressione, leadership, lega, manifestazione, merito, mondo, mubarak, regime, siria, sostegno, stati uniti, sviluppo

Info Silvia Colombo

Silvia Colombo è ricercatrice dello IAI.

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