
L’economia italiana non cresce anche per una responsabilità precisa e mai abbastanza denunciata: quella del sistema bancario. Anni di raccolta del risparmio affidato con fiducia da famiglie e imprese sono stati dilapidati da gestioni spregiudicate, mentre venivano collocati titoli spacciati come sicuri e poi spesso rivelatisi carta straccia. Il conto lo hanno pagato le piccole imprese costrette a chiudere e imprenditori onesti travolti dalla disperazione. Non delinquenti, ma lavoratori che non hanno retto al fallimento imposto da un sistema che li ha abbandonati. Nel frattempo le banche hanno smantellato la loro presenza sul territorio. Gli sportelli periferici sono stati chiusi in nome dell’efficienza sostituiti da procedure digitali e algoritmi impersonali. Al posto del direttore di filiale – che conosceva le famiglie, le storie, i sacrifici e il valore umano di un progetto – oggi decide un software. Un modello freddo, distante, che ha reciso il legame tra credito ed economia reale. Negli ultimi dieci anni la trasformazione è stata radicale e devastante. Nei pochi sportelli rimasti, una voce metallica e personale inesperto amministrano risparmi costruiti in generazioni di lavoro. Per ottenere un fido non si valutano più idee, competenze o prospettive di crescita, ma si pretendono bilanci degli ultimi tre anni anche da chi sta avviando una nuova attività. Un paradosso che dimostra quanto il sistema sia scollegato dalla realtà produttiva del Paese. Le banche, intanto, inseguono chi non ha bisogno di credito: grandi gruppi e multinazionali, spesso riconducibili sempre agli stessi due o tre nomi che ricorrono anche ai vertici degli istituti di credito. È un circuito chiuso, autoreferenziale, che si regge su favoritismi, relazioni di potere e concessioni dall’alto, mentre migliaia di piccole aziende sane – l’ossatura dell’economia italiana – vengono ignorate o strangolate. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nessuna speranza per il futuro, prospettive occupazionali nulle per i giovani laureati, un Paese senza programmazione e senza visione. Non è solo colpa di chi governa oggi, ma anche di chi ha governato ieri, permettendo che il sistema bancario si trasformasse da motore di sviluppo a freno dell’economia. Finché il credito resterà distante dal lavoro e dalla produzione la crescita resterà una promessa vuota.
Angelo Santoro

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