• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Le virtù della democrazia rappresentativa e la mannaia della democrazia diretta

Trump dimostra che la democrazia rappresentativa ha in se gli strumenti per rimediare alle scelte sbagliate. La Brexit, al contrario, che è quasi impossibile rimediare alla emotività referendaria.

di Beppe Facchetti | 16 Novembre 2020
Trump parla alla Conservative Political Action Conference nel 2011 / Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America, CC BY-SA 2.0 , via Wikimedia Commons

Chi si è svegliato come da un incubo, scoprendo con gioia che Trump non è più presidente degli Stati Uniti, è andato indietro col pensiero e – incontentabile – si è chiesto cosa si può fare per l’altro guaio di quello stesso 2016, la Brexit.

Fu allora un colpo doppio da KO. Cominciava la stagione folle e inebriante dei populisti e dei nazionalisti, da noi italiani già “nobilitata” dal vasto programma grillino del vaffa. E a conferma del non c’è due senza tre, sarebbe arrivato prima della fine anno il referendum che spazzava via la riforma costituzionale in Italia, un agglomerato che insieme a furbesche concessioni demagogiche (Province, Senato) avrebbe preservato il Paese dal conflitto Stato-Regioni in piena pandemia.

Rimediare ai guai di quell’anno bisesto sembra oggi possibile. In fondo, l’ancor fortissimo trumpismo è stato battuto da milioni di voti in più, prima ancora che dai grandi elettori della Convenzione.

Ma c’è una differenza più profonda tra questi esiti elettorali, ed è la differenza tra la democrazia rappresentativa e quella diretta.

All’emotività referendaria è quasi impossibile rimediare, mentre all’irrazionalità della democrazia parlamentare si.

Tornare indietro sulla Brexit si è rivelato impresa impossibile. Si è andati più volte vicini – nella lunga crisi britannica, in gran parte ancora in corso – all’idea di rifare il referendum, e forse il bis avrebbe rimediato l’errore del primo voto, ma non è stato possibile. La forza indiscutibile di un popolo che si esprime con un si o un no è – anche giustamente – difficile da controbilanciare.

L’esito di tante contorsioni successive al leave, che hanno messo quasi in ginocchio la più antica democrazia del mondo – è stato Boris Johnson, un mini Trump, abbracciato a quello vero di oltreoceano, e in totale confusione istituzionale, ancora oggi sulla soglia di un no deal per chiudere la vicenda. Uno che ha dovuto affrontare il Covid a mani nude, prima da negazionista e poi senza i miliardi dell’Unione Europea. Uno che è diventato ingombrante anche per il suo partito.

La democrazia rappresentativa ha invece in sé gli strumenti per rimediare a scelte sbagliate. Si vota e si rifanno i conti. Magari, come in USA, alzando il livello dei partecipanti alle elezioni, con milioni di munizioni in più.

Quando arriva la mannaia del referendum – strumento da maneggiare con molta cura e solo in casi estremi – difficilmente se ne esce. In Italia ricordiamo bene la sicumera dei D’Alema che promettevano di recuperare in pochi mesi la riforma di alcuni punti non controversi. Quattro anni dopo è ben chiaro quanto sia difficile rimettere in piedi una modifica costituzionale. Non tutti i giorni trovi un PD distratto in tre votazioni che si sveglia alla quarta per paura di essere additato come difensore della casta e fa passare in un amen il taglio dei parlamentari (a proposito: a quando i provvedimenti conseguenti?).

Per contraddire la Brexit ci vorranno anni, ma alla fine chi vuole il Regno Unito in Europa dovrà passare tra le maglie intricate e complesse, ma salvifiche, della democrazia rappresentativa.

Biden ha interesse a ricucire gli Stati Uniti all’Europa e già questo spiazzerà il Johnson che vorrebbe andare alla rottura totale con Bruxelles, senza risolvere la questione irlandese, che in USA reputano invece importante.

Insomma, se il referendum diventa un’arma populista anch’esso può fare solo guai, perché eclissa la politica.

E’ la politica il metodo a cui ci si può affidare per riformare e progredire. Può anche essere cattiva politica, beninteso, ma mai come un colpo di mannaia.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 2011, anni, bruxelles, casta, conti, crisi, democrazia, elezioni, europa, fine anno, incubo, italia, mondo, pd, populista, provvedimenti, referendum, stati uniti, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. luciano pallini

    18 Novembre 2020 alle 11:08

    Tutti gli istituti dove la risposta è un SI o un NO hanno gli stessi difetti. Basti pensare per tutti al referendum sul nucleare.

    Rispondi
  2. Enrico Martelloni

    18 Novembre 2020 alle 11:02

    Vero. In Italia, se fosse un paese serio, avrebbe scelto la via di nuove elezioni dopo i risultati del Referendum e delle regionali.
    Non solo Brexit, non solo Trump: l’Italia si avvia verso la cina popolare.
    Questa è la consguente riflessione davanti alle libere elezioni USA e Brexit.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Marinella Fiume su La rabbia dei giovani e le vetrine infrante: cosa c’è davvero dietro?
  • Luca Bagatin su l’Egoismo intelligente
  • Giorgio Pizzol su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luca Bagatin su Il disagio giovanile italiano ed europeo
  • Luca Bagatin su Ucraina: il tradimento di Trump mette a nudo le contraddizioni politiche italiane
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti