
Se così non fosse i nostri amministratori – anche solo per garantirsi la rielezione – si darebbero davvero da fare per risolvere problemi endemici come il lavoro, la sanità, il caro vita, per alleviare le difficoltà dei meno fortunati, rendere la viabilità più decente e le ferrovie più praticabili. A essere sinceri qualcosa fanno anche, ma spesso sembra quasi un secondo lavoro: come se fossero stanchi, svogliati. Perché togliere le erbacce lungo le autostrade richiede fatica e, in fondo, nessuno se ne accorge. Al contrario, ascoltando e osservando l’impegno che molti politici mettono nel parlare d’altro, sembra quasi che siano convinti di essere premiati alle prossime elezioni da tutti noi, nessuno escluso. E così diventiamo cittadini che pendono dalle loro labbra per ascoltarli commentare fatti che spesso non conoscono davvero, almeno non in modo approfondito. Garlasco, per esempio, è diventato un caso di rilevanza nazionale, rilanciato continuamente come fosse materia da rotocalco. Lo stesso vale per Emanuela Orlandi, di cui si parla come di un romanzo a puntate. E più recentemente per il caso della Flotilla e per la tragedia consumatasi durante l’ultimo fine settimana, quando politici e amministratori invece di preoccuparsi delle condizioni delle persone colpite dalla folle corsa dell’auto impazzita e del suo conducente, hanno riproposto la solita polemica sull’immigrazione: immigrazione sì, immigrazione no. Una polemica che, in questo caso specifico, non c’entra nulla, visto che la persona sotto indagine è italiana, nata in Italia, cresciuta in Italia e laureata in Italia. Eppure la polemica resta, spingendo ancora una volta molti politici a parlare superficialmente di fatti complessi. Questo accade perché noi italiani – che evidentemente non abbiamo problemi così gravi da pretendere altro – li abbiamo convinti che li voteremo in base a quanto saranno aggressivi contro immigrati che, in questo caso, immigrati non sono. Forse, allora, non è la politica a sbagliare davvero. Forse sbagliamo noi, eterni lamentosi che, invece di pretendere attenzione per temi vitali come scuola e sanità, preferiamo inseguire le parole di Salvini e Bignami.
Angelo Santoro

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