In città vive uno strano personaggio che i fiorentini conoscono bene. Si può amare od odiare, ma non esistono dubbi: quel distinto e sereno signore, che, stretto tra cappotto e cappello, si ripara sotto un ombrello fatto di acqua, non passa inosservato. Nato dalla mente del geniale ed eclettico Jean-Michel Folon, il “Signor Qualcuno” è la curiosa figura che non solo è al centro di “Pluie”, la scultura donata a Firenze nel 2002 e posizionata nell’aiuola prospiciente il Saschall, ma di numerose altre opere dell’artista belga, che ha scelto la città di Dante come sua patria elettiva. E Firenze lo ringrazia, come meglio non potrebbe fare: dalla fontana “L’homme de la Paix”, collocata recentemente alla Fortezza da Basso, al bronzo “Le Chemin”, che accoglie i visitatori che atterrano all’aeroporto di Peretola, sino all’ultimo, importante tributo che la città ha deciso di dare a questo straordinario artista attraverso un’imperdibile mostra antologica, curata da Marilena Pasquali. Al Forte Belvedere, nella Sala d’Armi di Palazzo Vecchio, e poi a Bagno a Ripoli, Impruneta e Greve in Chianti, sono esposti acquerelli, sculture, serigrafie, ceramiche e terrecotte, per un totale di 250 opere realizzate da Folon dal 1970 ad oggi.
“Cos’altro abbiamo fatto noi, se non dare vita ai nostri sogni d’infanzia?”. Questo disse Fellini a Folon, e questa è l’essenza dell’opera dell’artista che, secondo il regista di Amarcord, nei suoi acquerelli “ha inventato una luce strana, venuta da altrove. Una luce che non sarà mai quella che il sole gli può dare”. E se proprio i manifesti, le copertine e gli acquerelli hanno reso Folon noto in tutto il mondo, è la scultura l’ultima sua recente conquista, alla quale si è dedicato con passione negli ultimi quindici anni. “Ho inventato cose pazzesche – spiega Folon – che io stesso non ho capito, che nessuno ha capito, ma che tutti hanno amato”. Dall’ “Allée des Pensées” agli “Oiseaux”, da “Envol” a “La fontaine aux poissons”, le trenta sculture collocate all’esterno del Forte Belvedere sono presenze armoniche, che ripercorrono alcuni tra i temi più cari a Folon – Volo, Viaggio, Sguardo, Pensiero, Uccelli, Tempo, Mare – e che incarnano ciò che è lo scopo dell’artista, ovvero ascoltare, guardare e cercare di trasmettere la vita. La mostra, che Folon vive come “l’exposition plus importante da ma vie”, resterà aperta sino al 18 settembre.
Monica Pieraccini Fonte L’Opinione

Lascia un commento