La prossima Legislatura rischia di passare alla storia non per il tradizionale scontro tra forze di destra e di sinistra ma per la contrapposizione tra due diverse concezioni di Europa.

Infatti se da un lato abbiamo una forza progressista dichiaratamente europeista come il Partito Democratico, che più volte ha dichiarato che nonostante si debba metter mano ad un miglioramento dell’UE mantiene l’europeismo come sua tema imprescindibile, dall’altro lato avremo una forza, il Centrodestra o quello che ne rimane, che è molto tentato dall’abbracciare temi molto più vicini al populismo europeo o per rimanere a casa nostra al populismo leghista, e cioè schierarsi in maniera molto critica e netta con l’UE criticando la moneta unica e persino il processo stesso di integrazione europea.
Se al ruolo che possono svolgere il Centrodestra italiano ela Lega Nordin queste tematiche si aggiunge anche una forza politica come il Movimento 5 Stelle che fa proprio di questi temi economico internazionali in salsa populista la propria fucina di consenso elettorale si capisce che questa contrapposizione non è solo un evento teorico.
Se si ipotizza che il movimento grillino possa, come si dice, raggiungere circa il 20% dei voti e se questa forza elettorale a livello parlamentare si dovesse saldare, almeno su questi singoli temi, con le idee della Lega e dei berlusconiani (che seppur in crisi, riusciranno sicuramente a raggiungere un qualche consenso elettorale) si evince che il futuro delle nostre scelte politiche per quanto riguarda l’integrazione europea e il rapporto da tenere con la Germani asarà un tema molto caldo nella prossima legislatura.
Questo tema tiene in ansia gli attori internazionali e la Germania in primis preoccupati di come l’instabilità italiana e certe eventuali scelte populiste possano mettere ancora più in crisi il Vecchio continente e la sua anemica economia. Ecco perché in molti si augurano vivamente che Mario Monti possa restare in campo e giocare ancora un ruolo di leadership futura nel nostro Paese, svestendo i panni del tecnico per avere un ruolo più marcatamente politico, così da far da garante economico e politico del ruolo dell’Italia nell’Europa che verrà.

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