La prima delle Nozze di Figaro al Maggio Musicale è stata introdotta da un breve e intenso ricordo – da parte del sovrintendente Cristiano Chiarot – di Franco Zeffirelli, il grande e poliedrico artista fiorentino appena scomparso e che ha firmato la regia di spettacoli lirici memorabili (su tutti La traviata degli anni ’80, con la direzione orchestrale di Carlos Kleiber). Il folto pubblico presente, rispondendo alla sollecitazione di Chiarot, ha risposto con un applauso caloroso e prolungato, che sicuramente Zeffirelli avrebbe apprezzato maggiormente rispetto al canonico minuto di silenzio.
Tornando alle Nozze, ricordiamo che tale opera ha rappresentato l’avvio del progetto “Mozart al femminile”, dedicato alla celebre trilogia scritta su libretto di Lorenzo Da Ponte; infatti, la regia era firmata dalla nota attrice Sonia Bergamasco, al suo esordio alla regia operistica, mentre la direzione era affidata all’estone Kristiina Poska. Seguiranno, nelle prossime stagioni del Maggio, Elena Bucci alla regia di Così fan tutte e Nicola Raab a quella di Don Giovanni.
Nel complesso lo spettacolo è scorso in modo piacevole, grazie soprattutto al buon livello del cast dei cantanti, che ha compensato alcune perplessità relative proprio alla regia ed alla direzione orchestrale. Nella lettura di questa capolavoro mozartiano, intriso di messaggi di carattere sociale e politico, anche se in parte mascherati da toni leggeri e a tratti comici, Sonia Bergamasco, pur rivelando una certa cura della recitazione dei personaggi, non ha lasciato un’impronta registica profonda ed incisiva. Le scene di Marco Rossi, caratterizzate da pannelli verdi che riprendevano il colore del tavolo da biliardo e del piano inclinato, delineavano, unite ad un arredamento essenziale e moderno, un’atmosfera spaziale alquanto asettica, che tuttavia si risolveva in una dimensione suggestiva con il giardino notturno dell’atto conclusivo. I costumi di Gianluca Sbicca, dai colori decisi, erano in linea con l’epoca tardo-settecentesca, mentre le luci di Cesare Accetta contribuivano a conferire un tocco più stimolante allo spettacolo.
In conclusione, la regia ha evidenziato una sua eleganza e compostezza, ma sono mancate, oltre ad un’idea forte, una certa energia e forza dinamica, poiché alla fine l’aspetto dominante è risultato essere la staticità, che, in un’opera così frenetica per gli accadimenti, non sembra essere particolarmente idonea.
La direzione di Poska, dopo un certo slancio nell’ouverture, si è successivamente rivelata un po’ sommessa, quasi che vi fosse il timore di coprire le voci dei cantanti, ma soprattutto ha presentato dei momenti di scollamento con il palcoscenico, determinando così qualche squilibrio. Molto meglio la seconda parte, nella quale il rapporto fra le varie componenti si è ricomposto e la spettacolo ha ripreso quota.
Molto buona, come accennato sopra, la performance dei cantanti, a cominciare da Simone Del Savio, un Figaro vocalmente sicuro ed incisivo sulla scena, e Valentina Mastrangelo, una Susanna dotata di ottima tecnica e di un timbro intenso e penetrante; positiva anche la coppia Conte-Contessa, rispettivamente interpretati da Mattia Olivieri, baritono dalla vocalità ricca di sfumature, e da Serena Gamberoni, caratterizzata da una certa eleganza nel fraseggio. Ottima la prestazione di Miriam Albano, un Cherubino estroso e divertente, mentre quella di Patrizia Cigna, alias Marcellina, appariva in perfetta linea con il personaggio. Completavano il cast, in maniera positiva, Emanuele Cordaro (Don Bartolo), Dave Monaco (Don Basilio), Costanza Fontana (Barbarina), Patrizio La Placa (Antonio) e Claudio Zazzaro (Don Curzio).
Luca Summer

Lascia un commento