Ancora una volta in un vicolo cieco. Con la differenza che stavolta la stessa situazione si ripete anche nel campo dell’opposizione. Sarebbe ora che i vertici del Pd si convincessero che la strategia e il tatticismo da sole non pagano affatto, anzi è proprio il contrario! E questo, purtroppo, avviene invano da circa sessant’anni e più.
Come si vede anche in queste ore di crisi, non è questione di strategia, quale ad esempio una convergenza con il Terzo Polo o un accordo con le altre forze di opposizione tra cui Sel, Idv e altre minori; né di tattica, come ad esempio il tentativo di sovvertire il voto popolare cercando di alimentare divisioni all’interno della maggioranza. E’ viceversa sempre e soltanto questione innanzitutto di progetto politico-culturale, che è sostanzialmente mancato anche durante il periodo in cui in Europa la Terza via è stata protagonista! Come è mancato in Francia, e non viceversa in Inghilterra Germania e Spagna. E questo, è bene precisarlo oltre che ancora una volta ricordarlo.
Oggi, ancora una volta non si capisce quale sia il progetto del centrosinistra in Italia, e ancor di più a cosa possa servire, se è vero come sembra non sia di qualche utilità neanche nei periodi di crisi addirittura dell’intera comunità occidentale: quali scelte programmatiche, prima, e alleanze e collaborazioni, poi, a livello politico, economico-finanziario e financo sociale, rendono credibile un’alternativa di centrosinistra oggi in Italia? Si direbbe, quasi nessuna; eccezion fatta per una parte maggioritaria (ma potremmo anche essere ottimisti!) dei mass-media e del sindacato! E, a riprova di ciò, è senz’altro vero che il progetto della “rivoluzione liberale” di Berlusconi (ex-socialista) è servito per oltre quindici anni a raccogliere e mantenere il consenso di maggioranza all’interno non solo del mondo finanziario, economico e produttivo, ma anche sociale e religioso; fino all’instaurazione anche recente di una vera e propria “egemonia culturale” nel paese.
Se non ora quando, è stato uno degli ultimi slogan dei movimenti di opposizione della società civile; ma in effetti sono le scelte politico-culturali di governo che occorre piuttosto elaborare. Non è agendo sui meccanismi “compromissori” della consolidata “struttura” politico-economico-sociale che il centrosinistra può pensare di ascendere al potere e mantenere quindi il consenso necessario a governare. Occorre innanzitutto rivedere le proprie scelte programmatiche (Milano docet).
Non illudendosi anche che, sempre da un punto di vista solo strategico e tattico, nell’ambito di un sistema maggioritario di alternanza, prima o poi tocchi anche alla propria parte governare! Perché, come ha ben sintetizzato Michele Salvati sul Corriere della Sera a proposito della cosiddetta questione morale all’interno del Pd, “quando osserveremo che in numerosi comuni e regioni governati dal Pd a capo di un ente pubblico il partito propone un amministratore politicamente più vicino al centrodestra, perché dopo un vaglio accurato risulta il più idoneo a coprire l’incarico, vorrà dire che la discussione avrà prodotto buoni effetti”. Ma è questo che vorrei dire e chiaramente non solo a Salvati: non è solo una questione di moralità ed è piuttosto dalla medesima “discussione” che, finalmente dopo sessant’anni circa, deve scaturire un progetto vincente e idoneo a governare stabilmente il paese.
Angelo Giubileo

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