
Quando Ugo La Malfa diceva che l’Occidente andava difeso sotto le mura di Gerusalemme, non è che indicava anche una data precisa. Nel 1973 Israele si doveva difendere, nel 1990 chissà, nel 2022 figurarsi. Oppure, che era solidale con la laburista Golda Meir, ma che non lo sarebbe mai stato con un reazionario come Netanyahu. La Malfa indicava con queste sue parole la questione geopolitica occidentale contemporanea. Se Israele avesse ceduto allora, quando era sottoposta all’obbrobrio dell’universo mondo, riascoltate il dibattito all’Onu di quegli anni, per aver reagito, stranezze, ad un attacco paramilitare contro i suoi di civili, il nazionalismo arabo sarebbe dilagato nella regione senza trovare più resistenza.
Rispetto al mondo di La Malfa, la situazione è persino più delicata. Non c’è solo l’Iran che al suo tempo era ancora un alleato fondamentale per l’America, c’è una Russia che non persegue più le politiche di distensione sovietiche. Grazie alla difesa di Israele, Breznev era diventato consapevole di aver fallito il colpo nel mondo arabo e faticava a controllare sufficientemente la Siria. La Russia di Putin invece si è affidata interamente all’Iran per tenere in piedi il regime del rampollo di Asad. Privo dell’apporto dell’Iran, Putin ha dovuto fare fagotto. Uno smacco che ancora non si può calcolare. Oggi Israele non è più circondata da cento milioni di arabi ostili, come negli anni ’70 del secolo scarso. E gli arabi hanno stretto volentieri accordi all’epoca inimmaginabili con lo Stato ebraico. Eppure, o proprio per questo, è stata attaccata ancora su tre fronti.
Al tempo di Arafat, vigeva ancora formalmente la solidarietà araba. L’Olp interruppe le relazioni con l’Iran di Khomeini appena scoppiò la guerra con l’Iraq. Arafat al dunque aveva privilegiato il fratello sunnita, sia Fatah che il Baath partecipavano all’internazionale socialista. L’aspetto più sorprendente della situazione attuale è come Hamas si sia interamente consegnata nelle mani dell’Iran. Praticamente la nuova dirigenza di Gaza è un burattino degli ayatollah come e più della Hezbollah libanese. Cosa volete che importi loro dei palestinesi? Agli ayatollah non importava niente nemmeno del milione di iraniani lasciato morire in una guerra senza senso con l’Iraq per quasi dieci anni. Fosse stato per Teheran avrebbero continuato a combattere contro Saddam per altri venti inutilmente.
Alla conferenza di Ginevra del 1973 si vide come Israele fosse riuscita a stipulare una pace con l’Egitto ed un disimpegno in Siria. Con la pace l’Egitto riottenne tutti i territori persi nel ’67 nel Sinai, per non parlare del salvataggio di un’intera armata dietro le linee del fronte. La Siria, che non partecipò in presenza, non riebbe il Golan, ma la certezza che Israele non l’avrebbe mai attaccata. La Giordania accettò volentieri l’amministrazione combinata sulla Cisgiordania. Hussein, dopo aver visto quello che era avvenuto in Libano, non voleva i palestinesi nel suo regno manco morto. L’America mise il veto sull’Olp, dal momento che quell’organizzazione puntava esplicitamente alla distruzione di Israele. Gaza rimase sospesa. L’Egitto non l’ha mai rivendicata ed Israele non poteva annetterla, semplicemente perché la popolazione araba era troppo numerosa per uno Stato come quello ebraico. Israele avrebbe bisogno di qualche chilometro quadrato in più di territorio, ma certo non dove la densità della popolazione araba è simile a quella di Gaza. Né si può pensare di far evacuare due milioni di persone e meno che mai, dispiace per i nostri sostenitori del genocidio in corso, di sterminarle. Israele non sarebbe in grado di farlo nemmeno volendo. La stessa minaccia di occupare Gaza è a fini di propaganda. Per questo è plausibile che smantellata la struttura militare che governa Gaza si possa insediare una amministrazione autonoma che garantisca la sicurezza di Israele. Difficilmente ci sarà un nuovo Stato arabo, perché si porrebbe il problema del rimpatrio e quello dei confini di Libano e Giordania. Un nuovo Stato arabo potrebbe sorgere solo al posto di Israele e con l’appoggio dell’Iran. Il mondo arabo sì che sarebbe in grado di compiere un genocidio. Tutto il medio oriente, Egitto incluso, raccoglie più di trecento milioni di islamici contro dieci milioni di ebrei. Queste sono le proporzioni da tenere a mente, lo diciamo anche al nostro presidente del Consiglio.
Saltata Israele inizierebbe la resa dei conti fra l’Iran sciita e l’Arabia sunnita. La Russia espulsa dalla porta, rientrerebbe dalla finestra. Senza un impegno diretto americano, quello che Obama voleva concludere e Trump vorrebbe risparmiarsi, l’Iran è in netto vantaggio. L’Europa avrebbe invece un nuovo confine difensivo nella Turchia. Di buono c’è chi i turchi odiano l’alleanza fra russi ed iraniani. I greci però rabbrividirebbero lo stesso. Atene con gli olandesi è da sempre la migliore alleata di Israele in Europa. E lo è perché non ha nessuna intenzione di affidare la sua sicurezza nelle mani di uno Stato a maggioranza islamica. Una questione che dovrebbero porsi tutti gli Stati della comunità europea, che cristiani, coltivano una crescente popolazione mussulmana al loro interno. Blandirla, alle lunghe, non basterà. Già si sente in dovere di bloccare le nostre città per la Palestina libera.
I nemici di Israele dicono che in verità quello Stato trova il sostegno della sola finanza ebraica internazionale e di una comunità americana di cristiani “mezzi matti”. Sarebbero convinti che Gesù possa rivivere una seconda volta solo in Israele. Questi “mezzi matti” americani sono quelli che resistito al comunismo, chissà mai perché, non vogliono veder travolgere le mura dell’occidente dall’islamismo. Sapete com’è, sono affezionati alla loro chiesetta. Vederla bruciare come avviene in Nigeria, in Sudan, in Pakistan, darebbe loro fastidio.
Riccardo Bruno
(direttore responsabile “La Voce Repubblicana”)

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