In lui, artista dai mille volti (circense, teatrante, funambolo, scenografo, disegnatore, pittore, poeta), l’intreccio vita-arte è smaccatamente manifesto.
Con un già importante ‘curriculum espositivo’ che include oltre 40 mostre dal 1999 ad oggi – tra cui quelle su D’Annunzio (2001), Malevic (2005), Hopper (2010) e, da ultimo, Hogarth, Reynolds e Turner (2014) – la Fondazione Roma Museo propone in queste settimane e fino al prossimo 1 novembre “Kokocinski: la Vita e la Maschera da Pulcinella al Clown”, in collaborazione con la Fondazione Kokocinski di Tuscania. Si offrono al pubblico oltre 70 opere polimateriche dalle tecniche fortemente innovative – dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista – ispirate alla metamorfosi della «maschera», che l’artista ha definito «mediatrice fra noi e il vuoto insondabile celato».
Nato a Porto Recanati nel 1948 da madre russa e padre polacco, Alessandro Kokocinski aveva solo pochi mesi quando i genitori, apolidi, salparono per il Sudamerica, Qui, divenuto adolescente, fu affidato a un piccolo circo uruguayano a conduzione familiare, con l’intento di sottrarlo alla strada e a una vita difficile. Il circo sarebbe stato la sua nuova famiglia e da acrobata con i cavalli avrebbe viaggiato per l’intera America Latina. A quel tempo risale l’inizio della sua attività di disegnatore: l’arte era l’unica forma di espressione, di rabbia, di affermazione di sé che avesse a disposizione. A Buenos Aires Kokocinski iniziò a lavorare come scenografo teatrale; poi, a causa delle dittature militari, lasciò prima l’Argentina e quindi il Cile per fare ritorno in Italia, a Roma, dove intrecciò legami di amicizia con intellettuali come Moravia, Pasolini, Levi e con pittori come Attardi, Vespignani, Sughi, Tommasi Ferroni, Tornabuoni, Calabria. A sua volta pittore, Kokocinski avrebbe esposto le sue opere in Europa, Sudamerica e anche in Estremo Oriente, altresì proseguendo e sviluppando l’impegno di scenografo teatrale. E’ il caso di dire che in lui, artista dai mille volti (circense, teatrante, funambolo, scenografo, disegnatore, pittore, poeta), l’intreccio vita-arte è smaccatamente manifesto. L’arte – lo ha evidenziato il colto e sensibile Presidente della Fondazione Emmanuele Emanuele – è per lui “il mezzo privilegiato di una catarsi interiore”. E se – come scrive la curatrice della mostra, Paola Goretti – “Kokocinski combina gli spunti del fantastico russo col realismo sudamericano, la tradizione pittorica italiana e spagnola coi monumenti del teatro popolare napoletano, il dettato dell’arte scenica con quello della componente circense”, allora gli spazi di Palazzo Cipolla si aprono tanto di più ad una scoperta e ad una comprensione estetica, così come ad una sommessa, profonda – comunque umanissima – empatia.
2013
Tecnica mista
150 x 150 cm
Fondazione Alessandro Kokocinski
Foto: © Manuela Giusto
2012
Tecnica mista su pergamena
30 x 25 cm
Collezione Privata
Foto: © Manuela Giusto
2014
Olio su tela
130 x 130 cm Fondazione Alessandro Kokocinski
Foto: © Manuela Giusto
2013
Tecnica mista su pergamena
27 x 43 cm
Collezione Privata
Foto: © Manuela Giusto





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