Un’ inchiesta che mette in imbarazzo la città di Milano e cala un velo opaco su molte opere effettuate. La Dda di Reggio Calabria sostiene che alcune famiglie legate all’ ndrangheta calabrese abbiano partecipato a molti lavori per Expo non soltanto con interventi di subappalto, ma direttamente con aziende che dipendevano dalla criminalità organizzata. Aziende che in difficoltà economica erano diventate facile preda delle organizzazioni mafiose. Vengono fatte accuse precise dagli investigatori . Non si tratta di piccoli interventi, ma addirittura si fa accenno al 70% dei lavori eseguiti compresi i padiglioni di Italia e Cina. Ma se tutto ciò venisse confermato, una domanda drammatica dobbiamo porcela : ma come è potuto succedere con tutti i controlli che su quell’ evento erano stati approntati? Starebbe a significare che l’ ndrangheta nella nostra città e nel nord è assolutamente ben inserita e si può permettere di operare con aziende di grande calibro e senza intralcio o verifica alcuna. Grave. E’ evidente che ormai, pur usando i vecchi metodi delle minacce. La malavita ha un’ organizzazione che soprattutto nella nostra regione è interessata a fare un “normale” business, magari utilizzando e ripulendo soldi del narcotraffico. La vicenda è a dir poco allarmante e non può essere sminuita. Le istituzioni devono reagire. Sarebbe il caso di dare risposte immediate, almeno, dando vita a commissioni d’ inchiesta nelle assemblee consiliari che si sono occupate di Expo.
Le mani dell’ ndrangheta su appalti Expo e Malpensa
La Dda di Reggio Calabria sostiene che alcune famiglie legate all’ ndrangheta calabrese abbiano partecipato a molti lavori per Expo non soltanto con interventi di subappalto, ma direttamente con aziende che dipendevano dalla criminalità organizzata.
Roberto Caputo

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