
Nel proseguire il viaggio nel mortale percorso in cui ci siamo volutamente infilati oggi riporto 2 episodi dell’italica idiozia. Le richieste burocratiche fatte ad aziende che vorrebbero investire nel Bel Paese siano esilaranti se non fossero, in molti casi, anche tragiche per lo sviluppo della Penisola. Si prenda, ad esempio, il caso di un’azienda farmaceutica che aveva l’intenzione di aprire un proprio opificio in una bella regione del sud. Il labirintico percorso per mettere su un impianto è stato, a dir poco, comico se non fosse da considerare addirittura, folle. Per uno stanziamento di diverse decine di milioni di euro una nota azienda del settore farmaceutico ha iniziato l’iter ed ha dovuto farsi autorizzare, nell’ordine:
1) dai Vigili del fuoco;
2) dall’ENAV;
3) dall’ENAC;
4) dal Consorzio ASI (Sviluppo industriale);
5) dal Comune;
6) dall’Urbanistica;
7) dalla Provincia;
8) dalla ASL;
9) dall’ARPA;
10) dal servizio Ambiente del Comune;
11) dall’ISPRA (Istituto per la Ricerca Ambientale);
12) dall’AIA (autorizzazioni integrate ambientali) quest’ultima ha bisogno a sua volta:
13) dell’OK dallo SUAP (Sportello Unico Attività Produttive);
14) della ASL di nuovo;
15) ancora dai Vigili del Fuoco;
16) di nuovo dalla Provincia;
17) del parere VIA ;
18) dell’ARPA sui limiti di scarico;
19) lo SUAP, solo a questo punto, concede il permesso a costruire;
20) e, alla fine, l’AIA darà il permesso per metterlo in funzione.
Ma chi sopravvivrebbe a questa estenuante e torturante maratona? Nessuno! E, difatti, di questo come di tanti altri tentativi di investimenti non se n’è fatto più nulla.
Per non parlare dei nostri pochi colossi nazionali di livello internazionale che incappano anch’essi nella labirintica follia amministrativa in cui si è avvolto questo strano Paese. Emblematico un caso capitato all’Enel. A prescindere dal merito se le centrali a carbone si debbano o non si debbano fare quello che offende è il modo contorto e costoso di dire un bel NO alla fine, evitando di torturare una società e risparmiando, allo stesso tempo, milioni di euro.
Nel maggio del 2005 l’ENEL avvia il procedimento per ottenere le varie autorizzazioni per convertire la centrale di Porto Tolle da olio a carbone;
1) nel luglio del 2009, dopo ben quattro anni, il dicastero dell’Ambiente dà parere favorevole a questa trasformazione;
2) nell’ottobre del 2009 il Wwf, Greenpeace e Italia Nostra fanno ricorso al TAR per annullare il decreto favorevole del Ministero;
3) nel giugno del 2010 il TAR respinge in toto il ricorso e tutte le argomentazioni addotte;
4) nel luglio del 2010 si tiene la Conferenza dei Servizi in cui tutti gli enti presenti e coinvolti danno l’ok al progetto dell’ENEL;
5) nel maggio del 2011, quasi un anno dopo, il Consiglio di Stato accoglie il ricorso in appello presentato dalle associazioni ambientaliste ed annulla sia il decreto dell’Ambiente e sia la conseguente autorizzazione del Ministero dello Sviluppo;
6) nell’estate del 2011 la regione Veneto modifica con apposita norma l’uso del carbone;
7) nell’ottobre del 2011 il ministero dell’Ambiente chiede al Consiglio di Stato, a seguito della nuova norma regionale, se può tenerla in considerazione;
8) il 23 maggio 2012 arriva il gran finale: la sesta sezione del Consiglio di Stato boccia definitivamente il progetto dell’Enel di utilizzo del carbone nella suddetta centrale a gasolio. Sette anni persi o meglio ancora buttati al vento. Non solo per il tempo ma, soprattutto, per la quantità enorme di danaro sprecato che rimane imprecisata e la conseguente perdita dell’espansione economica ed occupazionale che avrebbe potuto generare. Da quanto esposto non si può non convenire che l’apparato burocratico, in generale, racchiuda un mondo a sé inesplorato ed inestricabile dove si sono annidati e ramificati un’opacità, a dir poco inquietante. Senza sottovalutare l’onnipresente ramificazione della complessità delle norme e delle direttive che, spesso, sfociano in una vera e propria contorsione procedurale.
Il risultato finale che si ottiene è quello di una moltiplicazione di dispute che, per lo più, giacciono presso
i vari tribunali amministrativi e, in moltissimi altri casi, in un’infinità di sentenze, ordinanze e sospensive a volte completamente discordanti fra loro tra il primo, il secondo ed il terzo grado. In ogni passaggio da un ufficio all’altro c’è sempre qualcosa che il cittadino non avrebbe completamente compiuto con il risultato che, moltiplicando all’infinito i passaggi, l’azione può diventare intimidatoria, ricattatoria e, a volte, addirittura estorsiva.
Per chi non lo sapesse in Germania, la produzione di energia elettrica da carbone (lignite e litantrace) si aggira intorno al 20-22% del totale nazionale.
Raffaele Romano

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