Non sarebbe infinitamente più semplice se, accertato l’ammontare che ciascun residente deve pagare, il totale gli venisse fatturato direttamente dal Comune, e dallo stesso riscosso? Insomma, vorremmo pagare una sola voce: imposte locali.

Poi c’è la questione dei debiti. Qui allarghiamo il discorso a tutti i Comuni. I debiti dei Comuni sono sempre debiti a carico, in ultima istanza, dei cittadini. Dovrebbero risponderne gli amministratori. Che ovviamente indebitano il Comune per ragioni nobili (per dare migliori servizi, per realizzare opere pubbliche); ma anche per ragioni meno nobili: visibilità, prestigio, clientelismo, soprattutto per far fronte alle enormi pressioni per assumere gente. Si dice in questi giorni che la città di Roma abbia 12 miliardi (12 miliardi!) di debiti, che le casse siano vuote, e che il Comune sia vicino il default. Che il Comune, fra dipendenti diretti e indiretti, ne abbia 60.000 (sarebbe una delle più grandi aziende del Paese). Chi sono i responsabili? Non c’è dubbio che dovrebbero essere anzitutto i primi cittadini, i sindaci. Se andiamo indietro di qualche decennio, i sindaci di Roma sono stati Rutelli, Veltroni e Alemanno (il deficit del 2013 è di 900 milioni). Adesso: se una azienda fallisce, chi ci rimette anzitutto sono gli amministratori: presidente, amministratore delegato eccetera. Invece questi egregi signori non pagheranno un centesimo. Il fine dicitore Rutelli è scomparso, lo scrittore Veltroni gigioneggia, Alemanno è fuori per il momento da cariche politiche. La responsabilità civile, per i disastri nella gestione della cosa pubblica, non c’è.

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