• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Le (giuste?) riserve del Capo dello Stato sulle riforme
LA GOVERNABILITÀ OLTRE BERLUSCONI

Ma con la retorica del “patriottismo costituzionale” non si faranno mai passi avanti. Di Elio Di Caprio

di Elio Di Caprio | 30 Aprile 2009

La Costituzione non è un residuato bellico, come dice il Presidente Napoletano, che poi apre ad una rinnovata stagione costituente per la riscrittura condivisa della seconda parte della stessa Costituzione, esigenza sempre sentita da tutti come impellente (a parole) e sempre rimandata a tempi migliori. Usciremo finalmente questa volta dalla retorica del “patriottismo costituzionale” per affrontare seriamente il problema e con chi e con quali mezzi? Magari profittando della “stabilità” di una maggioranza trionfante e di una sinistra messa nell’angolo dalle urne?

La sovranità appartiene al popolo e nessuno ha mai messo in dubbio o in gioco un principio così democratico. Ma ciò non basta evidentemente se poi non ci sono regole di governabilità complessive che tengano conto e si adattino al mutare dei tempi.

Sono queste regole ad essere drammaticamente mancate o comunque ad essere ancora insufficienti per non parlare di una prassi politica che finora ha fatto volentieri a meno di ogni cultura costituzionale se per questa si intende un serio e organizzato bilanciamento dei poteri dello Stato tra Esecutivo, Legislativo e Giudiziario.

Le contingenze storiche hanno inciso più del necessario sulla normalità democratica del nostro Paese che pure ha avuto il coraggio di ricominciare da capo nel 1946 con il suffragio universale esteso a tutti ed una Costituzione di nobili principi che ha recepito in gran parte norme simili a tutte le democrazie occidentali. Ma il problema del funzionamento delle nostre istituzioni c’è – lo dice con tutte le sue riserve anche Napolitano- non è un’invenzione, non è risolvibile più con modifiche parziali che pure sono state tante, alcune delle quali ( vedi la riforma del titolo V della Costituzione) hanno reso ancora più incoerente il quadro complessivo.

Abbiamo visto che il principio della pluralità dei partiti che il nostro Capo dello Stato indica a ragione come uno dei fondamentali requisiti costituzionali e democratici non è stato di per sé sufficiente ad assicurare un vero ricambio ed un’alternanza nei primi 50 anni della repubblica : con l’esclusione di quasi metà dell’elettorato dal concorso effettivo al governo del Paese, sia pure per le costrizioni di politica internazionale dei due blocchi, occidentale e sovietico, non si può dire certo che il pluralismo dei partiti abbia all’epoca comportato un ineccepibile risultato democratico.

Così come il pluralismo dei partiti è degenerato, solo due anni fa, in una frammentazione di 30 formazioni diverse ai tempi dell’ultimo governo Prodi, determinando come reazione una supersemplificazione che ha sbilanciato in maniera eccessiva i rapporti tra maggioranza ed opposizione. Né abbiamo mai sentito alcun Capo dello Stato nello scorso decennio o quindicennio opporsi o protestare, magari con un messaggio alle Camere, per l’indicazione sulla scheda elettorale del nome del leader da eleggere quasi avessimo deciso di marciare verso una Repubblica Presidenziale, ma senza aver provveduto prima ad una revisione di tutto l’impianto costituzionale con nuovi poteri di controllo e di bilanciamento.

Adesso è il Cavaliere a potersi valere di questo super-potere democratico derivato dall’elezione popolare, la sua investitura è più diretta di quella dello stesso Capo dello Stato. Ma poteva essere vincente, con largo seguito elettorale, anche un esponente del centro sinistra con analoghe conseguenze.

Certo il super potere del Cavaliere ora appare eccessivo e anche esteticamente poco digeribile, Palazzo Grazioli (non da ora) sembra più importante di palazzo Chigi, c’è un sentore di satrapia o sultanato per un Capo del governo proprietario o controllore dell’intero sistema televisivo che può scegliere a suo piacimento la corte dei suoi collaboratori promuovendo le “facce nuove” di veline e starlette ora candidate al Parlamento europeo. Ma poi chi ha qualcosa da ridire se il Cavaliere, con tutti questi limiti, riesce a togliere le immondizie da Napoli o ad accorciare i tempi di ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila?

L’efficacia dell’azione di governo è nell’interesse dei cittadini al di là dell’anatema lanciato da Giorgio Napoletano sull’eccessiva e interessata insistenza sul tema dell’ingovernabilità da parte di chi (lo stesso Berlusconi?) può sempre nutrire mire autoritarie.

E’ proprio la mancata riforma del sistema costituzionale, con nuovi pesi e contrappesi, ad aver reso possibile l’exploit senza controllo del Cavaliere. Lo sanno destra e sinistra (o quel che appare come tale) che hanno fatto finora una gara demagogica a promettere cambiamenti che non sono in grado di portare avanti.

L’abolizione delle province, un tema cavalcato da Veltroni e Berlusconi nelle loro promesse elettorali, si sta allontanando sempre più. Si voterà per le province alle imminenti elezioni di giugno come se niente fosse ed anzi ora scopriamo che le province sono sempre vive e importanti.

A dimostrazione di quanto siano indispensabili, l’associazione delle più di cento province italiane si è subito precipitata nell’Aquila devastata dal terremoto per garantire che ogni singola provincia si assumerà ciascuna la garanzia di finanziare e curare la ricostruzione di un immobile pubblico distrutto.

Non c’è che dire: le province resteranno almeno fino a ricostruzione ultimata… Con tali premesse possiamo mai sperare che si riduca il numero dei parlamentari e finalmente vada in porto la riforma di Camera e Senato che così come sono, con compiti uguali, sono più che un residuato bellico un residuato prebellico?

Elio Di Caprio (da Terza Repubblica giornale on line di Società Aperta)

Pubblicato in : Primo piano

Info Elio Di Caprio

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti