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E se le donne capissero poco di politica?

Il corporativismo di genere, proclamato e sostenuto dai gruppi femministi, dovrebbe essere superato perché riflette una cultura debole.

di Giacomo Properzj | 16 Febbraio 2017

Il 20 gennaio scorso è stata organizzata negli Stati Uniti una grande marcia delle donne contro Trump. Ad essa si calcola abbiano partecipato circa due milioni di persone di cui 500mila solo a Washington.

Alla parata hanno partecipato personaggi importanti del mondo femminile e dello spettacolo però non è stato possibile registrare Madonna perché si è lanciata in frasi oscene e irripetibili. Tutti hanno cantato e ballato, portato cartelli di ogni tipo (“Non mi faccio afferrare per la vagina”, “Bullo. Razzista. Ignorante. Egomaniaco. Misogino. Pallone gonfiato. Trump non è il mio presidente”), tutti alla fine della giornata erano soddisfatti e contenti.

Purtroppo i giornali hanno calcolato che il 20-25% dei partecipanti non abbia votato alle elezioni. Come è noto Trump è passato in alcuni stati che gli hanno dato la maggioranza dei rappresentanti per poche migliaia di voti. Forse per non avere Trump bastava votare ma ci si divertiva di meno.

Sulle terrazze del Campidoglio, secondo le indiscrezioni dell’autorevole assessore Berdini, ha dichiarato che il Sindaco, o come si dice sbagliando la Sindaca, avesse momenti di abbandono sentimentale. I giornali si sono buttati sulla notizia, anche perché la Signora è giovane e non brutta, ma tutti hanno protestato contro il sessismo dei media. Naturalmente la maggior parte dei protestatari avevano votato la Sig.ra Raggi di cui ora morbosamente si interessavano.

Queste notizie contrastano aimè con le mie convinzioni per cui saranno le donne a salvare il nostro futuro democratico e questo soprattutto in oriente e nel contrasto con tutti gli estremismi religiosi anche dei cristiani. Le divisioni di genere, a poco a poco, verranno ad attenuarsi perché i compiti degli uomini nelle società tradizionali e cioè la caccia, la guerra, la protezione delle famiglie saranno sempre meno identificabili e, dall’altra parte, la professionalità, l’autonomia economica, l’educazione dei figli porteranno a una sostanziale identificazione dei generi.

Questo vuol dire che il corporativismo di genere, proclamato e sostenuto dai gruppi femministi, dovrebbe essere superato perché riflette una cultura debole, appunto perché corporativa, e che identifica spesso la politica come un gioco così come, per confronto, il maschilismo identifica la politica come una guerra. Purtroppo tutte queste signore vestite di viola e molto incazzate sono inutili a una politica democratica e il rozzo presidente Trump se ne rende conto procedendo per la sua strada senza fermarsi. Diversa sarebbe stata la situazione se al di la delle grida e dei vestiti viola avessero votato in Pennsylvania e in altri stati perché avremmo avuto meno canti e cartelli per strada ma una situazione politica più moderna anche se la Sig.ra Clinton non sembra un esempio di grande intelligenza politica. Come ha dimostrato prima, durante e dopo la campagna elettorale.

Una delle peggiori eredità che ci ha lasciato il Cavalier Berlusconi, oltre al debito pubblico, è stato quello dei suoi oppositori anzi delle sue oppositrici in viola: esse, dopo un attimo di smarrimento, si sono compattamente buttate all’attacco del povero Matteo Renzi che essendo un Boy Scout è sempre un po intimidito dalla presenze femminili anche quando sono adesive come quella della Sig.ra Boschi. Per fare questa operazione è stato riabilitato Massimo D’Alema che già era entrato nel mirino delle signore. D’Alema furbo come sempre le ha accarezzate col suo sarcasmo senza dar luogo, l’età lo aiuta, a pettegolezzi di tipo sessuale. D’altronde per governare queste grandi masse femminili, che io conto presto escano dal corporativismo di genere, occorrono classi dirigenti maschili sessualmente asettiche come avveniva a Bisanzio e come ancor oggi avviene nella Chiesa.

Dunque non sono le donne che capiscono poco di politica ma è la loro caricatura che viene propagandata e sviluppata dal superato movimento femminista che non capisce e fa danni.

Giacomo Properzj

Pubblicato in : Primo pianoTag: berlusconi, campagna elettorale, campidoglio, chiesa, danni, debito pubblico, dichiarato, elezioni, futuro, giornali, matteo renzi, mondo, movimento, notizia, personaggi, persone, renzi, stati uniti

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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