Sempre più spesso, dopo essersi fatto da parte, il “Deus ex machina” del PDL torna in scena, sbigottendo davvero tutti. E la nomenclatura, rissosa e sconcertata, non sa che pesci prendere.

Silvio Berlusconi, una volta chiusa la parentesi del quindicennio governativo si è voluto fare da parte per un pò lasciando il partito, il Popolo della Libertà, in mano ai suoi delfini. Così Angelino Alfano, rampante dirigente di partito ed ex Ministro guardasigilli ha preso in mano le redini di un partito quasi alla deriva. A lui, classe 1970, esageratamente giovane per la classe politica italiana, il cav. ha lasciato in eredità un patrimonio, con l’arduo compito di risollevarlo e riconquistare la fiducia persa in quei mesi di crisi.
Ma purtroppo si sà, un grande numero due è destinato a restare un grande numero due. Non potrà mai diventare tale com’era il suo numero uno. E’ purtroppo segnato a vivere nell’ombra del suo leader. Ma Alfano ci ha messo anche del suo, ed il Pdl oltre a non essere tornato ai risultati di un tempo, sembra invece essere proprio sull’orlo del baratro.
In un periodo in cui l’antipolitica regna indisturbata. In un periodo dove il cittadino più moderato grida alla rivolta popolare. In un periodo in cui un comico come Beppe Grillo riesce a trionfare nelle elezioni amministrative, il leader dell’ormai ex primo partito italiano cosa fa? Si inventa da un giorno all’altro un progetto per trasformare il Popolo della Libertà in una “nuova vecchia” Democrazia Cristiana. In un periodo in cui in Francia il liberismo di Sarkozy viene annientato dai socialisti di Hollande e la Merkel si trova finalmente isolata, Angelino Alfano progetta il partito popolare italiano. Mah, roba da matti.
Un partito che è sempre stato liberista e liberale. Un partito che da sempre si oppone all’innalzamento delle tasse e delle imposte si trova ora a sostenere senza se e senza ma i provvedimenti di un governo antidemocratico, fatto da professori bocconiani e banchieri, il quale sta contribuendo sempre di più a ridurre ad incubo la vita del popolo italiano, appoggiando provvedimenti che gravavano solo sulle tasche dei cittadini senza nessun taglio significativo ai costi della politica.
Un governo le cui parole d’ordine sono serietà e rigore suonano completamente opposte all’ottimismo sfrenato del sempre sorridente partito di Berlusconi.
Ma finalmente dopo mesi e mesi di “sissignore”, da parte del Popolo della Libertà verso i tecnici, ecco che il “Deus ex machina” torna in scena, sbigottendo davvero tutti.
Berlusconi è infatti intervenuto a Fiuggi, davanti ai giovani del Pdl, con queste parole: “La Bce deve diventare una banca di garanzia finale di tutti i debiti e provvedere alla necessità di stampare euro, ma la Germania si oppone. Gli altri Stati dovrebbero unirsi e imporre alla Germania di uscire lei dal sistema. L’uscita dall’euro – ha continuato – non è una provocazione, perché la Germania non ha convenienze dall’ipotesi che alcuni Paesi escano dall’Euro”. Berlusconi, dunque, passa all’attacco e punta il dito proprio contro Berlino. “Gli altri Stati della zona euro dovrebbero unirsi e imporre alla Germania, se non vuole accettare una nuova Bce che stampi moneta e garantisca i titoli di Stato nazionali, di uscire lei dall’euro e tornare al marco”.
Avrei proprio voluto divertirmi vedendo le facce dei vari burocrati di partito, Alfano e compagnia bella, mentre il cav. pronunciava quelle parole. Me li immagino tutti sbigottiti, dal primo all’ultimo, con la faccia pallida e gli occhi sbarrati come a voler dire: “Ma è matto? Cosa dice!”. Ed immagino poi i pizzicotti che si sarebbero scambiati l’un l’altro per capire se fosse tutto solamente un brutto sogno.
Forse si sono tutti dimenticati che la grande maggioranza dei consensi di cui godeva il Pdl era proprio frutto di situazioni come queste. Situazioni in cui la grande capacità comunicativa e mediatica dell’ex premier riusciva ad entrare all’interno delle coscienze degli italiani, i quali erano attratti proprio da questa simpatica leadership. Il grande carisma del leader che manca a tutti gli altri politici italiani. Eh già. Il troppo rigore e l’estrema serietà ci avevano fatto perdere l’abitudine di ridere di fronte ad espisodi come questi.

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