
Fuori concorso alla 78^ Mostra del Cinema di Venezia un dramma familiare fa da sfondo a questa pellicola diretta da Attal che si è ispirato al romanzo di Karine Tull edito con lo stesso titolo del film. La scrittrice ha venduto la bellezza di oltre 300 mila copie in Francia e si sta pensando alla traduzione in 12 lingue. La Nave di Teseo ha già rifornito le librerie italiane dal 2 settembre.
Un dramma familiare, dunque, che vede fronteggiarsi due giovani ragazzi: lui agiato ragazzo borghese che è appena uscito da una problematica storia sentimentale; lei una diciassettenne legata alla tradizione ebraica ortodossa della famiglia.
La famiglia del ragazzo è facoltosa e particolarmente impegnata sui temi sociali, per la verità più la madre, militante femminista. Il padre in effetti è solo un vecchio giornalista un po’ trombone che ha sfruttato a piacere la posizione di potere che ha conquistato nei media:
Pensando di sollevare il figlio Alexandre da ogni responsabilità, in effetti, lo affossa fra l’altro pensando di aver usato le parole giuste e concrete, confermando così di essere quel personaggio che si diceva.
Alexandre appare come il tipico bravo ragazzo di buona famiglia e…sia ben chiaro in effetti è tale. Conosce Mila che è la figlia del compagno della madre ormai separata dal marito ufficiale.
I due simpatizzano, anzi sono i rispettivi genitori a creare le premesse per farli uscire insieme a divertirsi in una serata nella quale la splendida Parigi farà da sfondo.
Le premesse per una serata interessante ci sono tutte: un giovane uomo in attesa di entrare in una Università statunitense di prestigio, una ragazza poco più che adolescente pronta a subire il fascino di una città come Parigi dove Mila è arrivata per incontrare il padre e la sua nuova compagna.
La serata trascorsa tra bevute eccessive, fumo e giochi, si conclude con il sesso consumato dai due giovani. Tutto bene dunque: una piacevole serata con Parigi sullo sfondo?
Nemmeno per sogno. Mila accusa il ragazzo di essersi approfittato di lei, insomma è responsabile di stupro. Il ragazzo e la sua famiglia sono basiti e tutto prende una piega inaspettata; le frizioni vissute in due famiglie dall’equilibrio precario giocano a sfavore della vicenda. I due giovani protagonisti non hanno raccontato la verità, almeno non tutta. Il processo vede, inevitabilmente, la messa in piazza sia la vita sentimentale della ragazza che aveva avuto una relazione con un uomo più anziano e la passata relazione di lui, quella stessa relazione che all’inizio del film, Alexandre ha tentato inutilmente di riallacciare. Le esperienze intime vengono sviscerate senza ritegno, come era prevedibile. Il processo dura anni e solo formalmente finisce bene per il ragazzo. Come si vede il tema è delicato e complesso e la verità, quella senza aggettivi, non viene affatto fuori.
Tutto considerato il lato debole del film di Attal è l ‘aver sottovalutato i rapporti dei giovani con le rispettive famiglie: un padre che si è trovato un nuovo amore, una madre impegnata che ha fatto altrettanto. A ben guardare, i due giovani si fronteggiano a “colpi di sesso” colpi che hanno come fine l’accusa a un padre e a una madre; ma tutto questo rimane un po’ nel non detto. Peccato!
In conferenza stampa il regista ha affermato di ave voluto mantenere una certa”equidistanza’ Non accusa e non assolve nessuno dei due giovani, lasciando allo spettatore la possibilità di elaborare la propria verità
Il film è già nelle sale dall’11 settembre.
Maria Rita Monaco

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