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Le clandestine

di Enrico Martelloni | 28 Ottobre 2013

canova-aeroportoOra vi racconto una brutta storia. Io ed Iryna, eravamo andati a prendere sua figlia, proveniente da Kiev. All’aeroporto di Treviso, dove sarebbe atterrata, siamo stati beffati dalla polizia. Ilona ed Anastasia con la figlia d’anni 9, sono state respinte nonostante io fossi lì presente a garantire per loro. E’ stata una porcata discrezionale dei poliziotti locali, che hanno segnato il passaporto d’Ilona con la lettera E, motivando il respingimento per causa del visto greco. E’stato un dolore per noi e un dispiacere vederle trattenute. Per di più per due ore almeno, sono rimaste senza poter andare in bagno o ricevere un bicchier d’acqua, disorientate e stanche. Erano partite da Poltava alle 22 del giorno prima per Kiev, dove si erano imbarcate all’aeroporto Giulianov.  Partite alle 6.00 erano arrivate a Treviso alle 7,30. Un poliziotto le ha fermate. Per due ore non siamo riusciti, io ed Iryna a capire cosa stava accadendo. Ho cercato il mio avvocato per chiedere un aiuto. Dopo tre ore nelle quali non sapevamo cosa fosse accaduto, è passata una poliziotta per prendere un bicchier d’acqua alla bambina. Dopo una mezzora sono usciti alcuni dei loro e il più alto in grado rivolgendosi a me, ha detto “ Che adesso loro devono girare i tacchi e tornare da dove sono venute”. Ho cercato con calma di fare comprendere ha chi aveva già deciso il respingimento, che quelle creature erano con me e che io, cittadino italiano, garantivo per loro.  Nulla, neppure hanno voluto parlare con il mio avvocato al telefono. Hanno contestato alle “clandestine”, che lo scorso anno erano rimaste alcuni giorni in più sul suolo italiano; ma erano a casa mia. Mi hanno costretto con una bugia a scrivere pure una lettera di garanzia che sarebbe servita forse, per un altro ingresso senza spiegarmi cosa potesse comportare la “E” sul visto. Ero disorientato perché mai avrei pensato ad un modo così sciocco di agire. Ero all’oscuro di tutto il meccanismo dei passaporti extracomunitari e degli sviluppi procedurali. Per me era pacifico che una madre con la figlia, che già era venuta in Italia più di una volta a trovare la mamma, potessero entrare in Italia serenamente. Non solo, ma era pacifico l’intento per via del fatto che Ilona doveva fare un controllo privato per la tiroide. Approfittando della mia ignoranza, hanno cercato di far passare come clandestine due persone inermi perché avevano un permesso Grecia Schengen. Avrebbero dovuto passare dalla Grecia per venire da me e non direttamente. Per questo le hanno strappato le prenotazioni e tentato di costringere a firmare dei fogli che lei non poteva leggere non conoscendo la lingua. Alle 12 poco più ci hanno accompagnato dopo insistenza dai miei ospiti. Siamo riusciti scambiare poche parole, tra gli abbracci e l’incredulità di quello che ci stava accadendo. Per pochi minuti poi, in suolo italiano, ci hanno accompagnato al bar per un panino. Con una scusa ci hanno poi separato, raccontando che le “clandestine” dovevano immediatamente partire col prossimo volo da Bergamo come notificato dal questore. Le abbiamo lasciate col cuore afflitto. Per telefono Ilona ha raccontato poi, che in bagno era andata accompagnata dal poliziotto e che la camionetta della polizia si era mossa dall’aeroporto di Treviso almeno un’ora dopo che c’eravamo separati. Senza poter riposare, aver un’interprete a parte la mamma, dopo tante ore di viaggio e senza troppi scrupoli, questi signori in divisa, hanno compiuto la loro opera. Alla fine le hanno imbarcate a Bergamo per Kiev accompagnate con pistole nel fodero a sirena lampeggiante come delinquenti. Erano le 19, quando sono partite.

Mi domando: ma questo che paese è? Dove i clandestini che arrivano con i barconi sono accolti sulle nostre rive ed invece una donna con una bambina respinte. Respinte nonostante il passaporto e il visto in regola, dopo che più volte erano venute e tornate a casa, dopo che io fossi lì a riceverle, garantendo per loro e vedere nei loro occhi lo smarrimento, mentre in quello dei poliziotti ottusi solo mal celata cattiveria.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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