L’imbarazzante mercanteggiamento di ministri cui abbiamo assistito è la famosa goccia che fa traboccare il vaso: è a questo punto, ancor più che prima del rimpasto, che l’era berlusconiana è giunta a tutti gli effetti al canto del cigno, a prescindere dalla nomina del compagno Caldoro a Ministro per l’attuazione del programma di Governo.
E tuttavia, in un contesto bipolare “straccione, cannibalesco e velleitario” (Urbani dixit), il Cavaliere non è che una pedina, un uomo immagine tenuto a mediare fra gli interessi più diversi, e il cui operato, quindi, riflette l’eterogeneità di una convivenza forzata, che svuota di senso la politica e la rende, comunque la si giudichi, un meccanismo vizioso, autoreferenziale e sempre fine a se stesso.
La crisi di consensi del secondo governo Berlusconi è nata proprio da tale assioma: ad allontanare gli elettori sono stati i piccoli, ma significativi segni di cedimento alle pressioni degli alleati che hanno determinato la cacciata di Tremonti, il mandato a vita del governatore di Bankitalia, e, in questi giorni, l’ormai stanco Berlusconi bis. In quest’ultimo rimpasto, che ha visto entrare nell’esecutivo politici di dubbia competenza come Miccichè o Scajola, l’assegnazione dei dicasteri ha sfiorato persino il ridicolo: a sostituire Sirchia, che, per quanto integralista, è medico e professore, arriva un ex governatore che non risulta essere né l’uno né l’altro, e ai Beni Culturali, invece che Adornato o Zeffirelli, spunta un Buttiglione alla cui proverbiale ortodossia si confaceva certo di più il Ministero delle Politiche Comunitarie.
E’ in un siffatto contesto, in cui l’opposizione non decolla – come ha dimostrato Manheimer sul Corriere di qualche giorno fa – perché ha gli analoghi problemi, che dovrebbe prendere il via un’operazione di immediato smarcamento delle forze laiche da due poli che ormai da troppo tempo paralizzano il Paese e incoraggiano l’astensionismo, con politiche che ricordano, più che “Uniti nell’Ulivo”, la famigerata formula “Uniti nella Poltrona”. Socialisti Nuovo Psi e Sdi, Radicali, Repubblicani, liberali di Stefano De Luca e di Giuseppe Ferrante, Socialdemocratici di Giorgio Carta e di Luigi Preti si vedrebbero raddoppiare o triplicare i rispettivi consensi se solo, con un atto di inedita ed autentica discontinuità, trovassero il coraggio di presentare liste comuni, nel nome del riformismo e della laicità, alle Politiche del 2006, ricalcando il modus agendi di chi, come Renzo Macelloni in Toscana, si adopera già da tempo per costruire una casa comune dei laici e dei riformisti.
Un ex Ministro delle comunicazioni con la boccuccia a culo di gallina e una bella faccia tosta ha dichiarato, lo scorso sabato, che questo rimpasto è servito soltanto “a fare ministri due residuati della Prima Repubblica”.
Come si dice: non accettare le caramelle degli sconosciuti, giacché non è raro che contengano arsenico o cicuta.
Giulio Laroni
“Il Socialista Lab”, organo del Nuovo Psi, 28/IV/’05

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