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Le bandiere di Dante

di Adalberto Scarlino | 12 Ottobre 2014

L’inaugurazione del monumento a Dante in Firenze capitale

Atti del convegno, Firenze, 15 ottobre 2013,

a cura di Laura Cirri, Sergio Casprini, Alessandro Savorelli

 

Edizioni Il Campano, Pisa, 2014

 

Presentazione di Adalberto Scarlino

Ci vorrebbe un po’ di Risorgimento, in questi tempi così cupi. E’ l’esclamazione di Giampiero Maracchi, presidente dell’Ente Cassa di Risparmio, al quale esprimiamo gratitudine per il contributo determinante dato alla ricerca per la giornata di studi e a questa pubblicazione degli atti. Così come ringraziamo i relatori, il comitato scientifico, i partecipanti tutti.

Di fatto, un po’ di Risorgimento – sempre più, speriamo, e sempre meglio – dagli anni della ricorrenza centocinquantenaria lo offriamo alla rinnovata attenzione dei cittadini, all’interesse,

allo studio e ad una partecipazione che ci auguriamo sempre viva e crescente.

Perché questo convegno, che il Comitato Fiorentino per il Risorgimento ha promosso, insieme alla preziosa mostra organizzata dalla Biblioteca Nazionale – nella tribuna dantesca, naturalmente – non è stato, né avrebbe voluto essere, soltanto commemorativo di un avvenimento, sia pur importante, della nostra storia unitaria, di una manifestazione, sia pur grandiosa e significativa, di Firenze capitale, ma propositivo di idee per il presente ed il futuro della città, alla quale ha voluto additare – come esempi di vitale attualità – opere d’arte, realizzazioni urbanistiche, decisioni politiche, scelte culturali che caratterizzarono i primi anni della nostra storia di nazione unita.

Ogni volta che salirete al terzo piano di Palazzo Vecchio, fermatevi ( farebbe bene “fermarsi”, ogni tanto ) nella sala della miniatura, così detta, come saprete, dal modello, in

miniatura, appunto, del palazzo stesso, realizzato nel 1866 da Vincenzo Ireneo Valentini, artigiano fiorentino, e restaurato a cura della Cassa di Risparmio nel 1986.

Sulla parete , a sinistra per chi entra, di fronte alle straordinarie finestre con vista

emozionante sul campanile di Giotto e sul cupolone del Brunelleschi , potrete “leggere” il

grande quadro del 1867, di Vincenzo Giacomelli, raffigurante la solenne cerimonia del 14 maggio 1865 in piazza Santa Croce, quando, al termine di una imponente corteo, animato dai rappresentanti delle città d’ Italia, delle associazioni, istituti e collegi, dei giornalisti, della Guardia nazionale, arricchito dalla partecipazione entusiasta di gran parte dei tanti stranieri devoti allo studio ed al vero e proprio culto di Dante, alla presenza del re Vittorio Emanuele II di Savoia, fu scoperta al pubblico, nel sesto centenario della nascita del grande italiano di Firenze, la statua opera dello scultore Enrico Pazzi, italiano di Ravenna

Proprio questo è il Dante al quale la Firenze del 1865, riunita all’Italia e divenutane, in situazione difficilissima, capitale, voleva inchinarsi riconoscente con l’innalzamento della celebre statua: collocando non a caso, di fronte alla basilica francescana custode delle “urne dei forti”, nella quale splendidamente convivono storia e ideali civili e religiosi, il monumento al poeta che, di animo religioso, distinse la religione da alcuni ministri troppo spesso indegni di rappresentarla.

Lo stesso Dante al quale la città di Trento, ancora irredenta, otterrà di innalzare, dopo varie vicissitudini, un altro monumento: l’imponente gruppo scultoreo opera dell’artista fiorentino Cesare Zocchi, simbolo palpitante della civiltà, dell’identità italiana rivendicata dai trentini; realizzato come espressione della lingua italiana e dell’italianità della città nel 1896 allorchè il Trentino era territorio della Contea del Tirolo nell’impero austro-ungarico.

Le città d’Italia che convergono a Firenze esprimono la volontà , la libera scelta di concorrere alla

unione civile e politica; di far prevalere la concordia ideale sulle inevitabili incomprensioni,

sulle comprensibili, naturali distinzioni e divisioni che si verificano nella difficilissima opera di costruzione, governo e consolidamento di uno Stato.

Firenze capitale fu scelta contestata, ma – si può ben dire – dettata dalle esigenze politiche di quegli anni. Porterà conseguenze pesanti sul piano amministrativo e finanziario, ma sarà una tappa intermedia per arrivare al traguardo romano del neonato Stato italiano. Ai fiorentini

lascerà una valanga di debiti, ma anche una città che ,oltre le vecchie mura, andrà ad aprirsi sempre più all’Europa e al mondo.

Il cittadino principe, il poeta per antonomasia, l’esule per ragioni di libertà e di dignità sta ancora lì, in Santa Croce, a ricordare che l’unità nazionale italiana ha la sua prima ragione d’essere nell’unità della lingua, della cultura, nella ricchezza e nella bellezza dell’arte, del paesaggio, della musica – sì, anche del paesaggio e della musica, nostri, di fascino ineguagliabile – vive ed evidenti attraverso i secoli.

La basilica di Santa Croce e la Biblioteca nazionale centrale sono una accanto all’altra; si toccano, quasi si tengono per mano: ideali religiosi e civiltà della cultura. E se nella basilica francescana, accanto alle urne di Alfieri. Michelangelo, Galileo, Rossini, Foscolo, sono tornate in evidenza le lapidi dei caduti di Curtatone e Montanara, ricordo dei giovani eroi toscani del nostro Risorgimento, nella biblioteca sono custoditi – tra milioni di opere , patrimonio inestimabile, mai abbastanza considerato – i testi della civiltà cristiana, da quelli degli scrittori protestanti-evangelici del fondo Guicciardini, ai manoscritti di padri della Chiesa, di autori cattolici provenienti dai patrimoni conventuali (da tanti edifici di proprietà vaticana trasformati in scuole ed uffici dallo Stato italiano nella seconda metà dell’Ottocento ).

Dante Alighieri ed Enrico Pazzi. Firenze e Ravenna. Toscana e Romagna, non più separate, ma finalmente unite nella nuova Italia. Nastagio ravennate nella novella di Giovanni Boccaccio e la pineta di Ravenna nelle pitture capolavoro del Botticelli. Sant’Apollinare e Santa Croce. I Da Polenta e il ghibellin fuggiasco di foscoliana memoria. Un altro fuggiasco, l’eroe dei due mondi: dalla Romagna ravennate, attraverso l’Appennino, la trafila garibaldina fino alla Toscana e alle sue coste, sempre in cerca della libertà. Ravenna-Firenze: alla fine dell’Ottocento una linea ferroviaria, la linea ferroviaria Faentina, collegherà Romagna e Toscana, coniugando efficienza e modernità nel rispetto dell’ambiente, l’ambiente caro dell’Appennino tosco-emiliano.

Il filo conduttore è quello della nuova Italia: unita, con la sua storia, la sua cultura, la sua indipendenza e libertà.

Pubblicato in : Primo piano

Info Adalberto Scarlino

Adalberto Scarlino ha svolto per lunghi anni l’attività di insegnante di italiano e storia nelel scuole medie superiori. Iscritto fin da giovanissimo al Partito Liberale Italiano è stato consigliere comunale di Scandicci negli anni sessanta e, tra gli anni ottanta e novanta, consigliere comunale a Firenze ed assessore nelle giunte Bonsanti, Lando Conti, Bogianckino e Morales. Segretario del circolo culturale Piero Gobetti e co-fondatore del Gruppo dei Centouno , è presidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento. E’ autore, con Silvestra Bietoletti, di “Firenze, percorsi risorgimentali ” , Lucio Pugliese editore, seconda edizione 2010.

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Le bandiere di Dante

di Redazione Pensalibero.it | 12 Ottobre 2014

Martedì 14 ottobre 2014 alle ore 10 presso la Tribuna Galileiana della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

 

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e il Comitato Fiorentino per il Risorgimento

sono lieti di invitare alla presentazione del volume

 

 Le bandiere di Dante. L’inaugurazione del monumento a Dante in Firenze Capitale

Atti della giornata di studi tenutasi il 15 ottobre 2013 al Salone dei Dugento a Palazzo Vecchio

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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Le bandiere di Dante

di Sergio Casprini | 30 Settembre 2013

L’inaugurazione del monumento a Dante in Firenze capitale

Il 14 maggio sarà memorabile nella storia degli italiani: e resterà ricordo glorioso della gioia di un giorno che cancella un dolore di secoli. Spettacolo maestoso: che compendiava tutte le nostre istorie nell’assemblamento lieto di tante genti fin oggi divise, e vaticinava alla madre patria serenità e sicurezza di futuri destini» [La Nazione. 15/5/1865]
Diapositiva07Il 14 maggio 1865, alla presenza di Vittorio Emanuele II a Firenze fu inaugurato il monumento a Dante in Piazza Santa Croce. La solenne cerimonia fu preceduta da un corteo al quale presenziarono circa 300 bandiere di province, comuni, scuole, istituzioni culturali, e associazioni professionali: una sorta di «plebiscito simbolico» della società civile nel nome del poeta.

Questi stendardi e vessilli dopo la cerimonia all’inizio furono esposti a Palazzo Vecchio, poi nel corso degli anni furono dispersi in varie sedi ed oggi giacciono dimenticati, la maggior parte in pessimo stato, alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti.

Martedì 15 ottobre, la mattina in una mostra alla Biblioteca nazionale, il pomeriggio in un convegno nel salone de’Dugento in Palazzo Vecchio, viene riannodato il filo della memoria dello spettacolo del 15 maggio 1865, vengono presentate le immagini di quella parata variopinta di bandiere, viene celebrata la figura del sommo poeta, l’Italiano più italiano che sia stato mai. (Cesare Balbo).

Il 1865 è stato l’anno in cui Firenze diventava capitale del neonato stato italiano e quindi i festeggiamenti in onore di Dante in Piazza Santa Croce furono la consacrazione dell’importante ruolo che assumeva la cittadinanza fiorentina nell’Italia di quegli anni.

Il Comitato Fiorentino per il Risorgimento, che ha promosso questa iniziativa sulle Bandiere di Dante con il sostegno delle istituzioni cittadine, nell’ambito delle prossime celebrazioni di Firenze Capitale, tra le finalità del convegno a Palazzo Vecchio porrà in primo luogo la questione non solo del recupero delle bandiere, testimonianze artistiche e storiche dell’evento di Santa Croce ma anche della necessita di istituire a Firenze un Museo della Città, ovviamente con una sezione sul Risorgimento in Toscana.

La cerimonia del maggio del 1865 ha anche però un significato simbolico e politico con un forte valore di attualità, se reinterpretato alla luce della situazione politica dell’Italia dei nostri tempi.

Nella cronaca giornalistica di quei giorni la sfilata di vessilli, stendardi , bandiere, caratterizzate dal segno distintivo di appartenenza ad un comune meridionale o settentrionale, ad un’associazione culturale o politica, rappresentava l’Italia dei mille municipi che si stringeva attorno al re come istituzione simbolo della sovranità nazionale.

Non c’è più il re sabaudo, c’è oggi il presidente Napolitano, come garante della sovranità nazionale; attorno alla sua figura istituzionale devono sentirsi unite le molteplici espressioni della società civile , come è già avvenuto durante le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Ritrovare oggi quel sentimento di unità, che si è espresso nella festa di popolo a Santa Croce il 14 maggio 1865 è la condizione necessaria per risolvere la crisi politica ed istituzionale del nostro paese, in momento anche di grave recessione economica.

Ricordare quindi Le Bandiere di Dante non deve tradursi in una rievocazione nostalgica degli anni di Firenze Capitale, ma un ulteriore occasione per ritrovare l’orgoglio di essere italiani e un popolo unito.

Pubblicato in : Primo piano

Info Sergio Casprini

Fiorentino, è laureato in architettura. Militante nei gruppi della sinistra rivoluzionaria (Potere Operaio), nei primi anni 70 inizia l’attività di insegnamento, prima nelle scuole medie e successivamente, abilitatosi in Storia dell’Arte, nelle scuole di indirizzo artistico. Con l’insegnamento prende progressivamente coscienza del suo ruolo professionale fuori da ogni logica ideologica, per cui si allontana dalle posizioni estremistiche di sinistra degli anni giovanili e si avvicina sempre di più a posizioni liberal-democratiche. E’ tra i fondatori, negli anni 80, della Gilda degli Insegnanti, associazione che cerca di tutelare la valenza professionale dei docenti e, nel dicembre 2005, del Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità. E’ vicepresidente del Comitato Fiorentino per il Risorgimento, del cui sito è direttore.

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