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Le Banche da problema ad opportunità

L’esito dell’Assemblea dell’associazione delle banche, ABI, si presta ad un commento più generale rispetto alle questioni di attualità, pur rilevanti, sollevate dai tre protagonisti dell’incontro: il Presidente Antonio Patuelli, Il Governatore Fabio Panetta, il Ministro Giancarlo Giorgetti. Vi è stata infatti una non scontata convergenza positiva nella valutazione sia delle imprese bancarie, che del loro principale organismo di controllo che del Ministro dell’Economia. Pochi anni fa soltanto, il panorama era profondamente diverso, e tutti ricordiamo un lungo periodo in cui le Banche sono state un grande problema. Ancora lo scorso anno, il Ministro aveva alzato un po’ la voce esortandole a fare il loro più essenziale mestiere di prestatrici di credito.

di Beppe Facchetti | 17 Luglio 2026

L’esito dell’Assemblea dell’associazione delle banche, ABI, si presta ad un commento più generale rispetto alle questioni di attualità, pur rilevanti, sollevate dai tre protagonisti dell’incontro: il Presidente Antonio Patuelli, Il Governatore Fabio Panetta, il Ministro Giancarlo Giorgetti.

Vi è stata infatti una non scontata convergenza positiva nella valutazione sia delle imprese bancarie, che del loro principale organismo di controllo che del Ministro dell’Economia.

Pochi anni fa soltanto, il panorama era profondamente diverso, e tutti ricordiamo un lungo periodo in cui le Banche sono state un grande problema. Ancora lo scorso anno, il Ministro aveva alzato un po’ la voce esortandole a fare il loro più essenziale mestiere di prestatrici di credito.

Ma Patuelli ha fatto notare che l’offerta di credito è oggi superiore alla domanda, anche se, aggiungiamo, bisogna ancora migliorare le cose per le imprese sul versante delle garanzia pubbliche e private e sulla tempistica.

Più in generale, per il sistema di credito italiano, il momento è comunque oggettivamente positivo. Giorgetti ha riconosciuto che “le banche italiane sono tra le più solide e redditizie d’Europa”, sia pur per rivendicare al Governo il merito di un contesto favorevole, anche se parlava a poche ore dalla sconfitta parlamentare di un esecutivo longevo e di larghissima maggioranza.

Il confermato presidente ABI, che nei suoi 13 anni al vertice ha registrato questa crescita qualitativa del settore, non ha perso l’occasione per citare, persino più dell’amato Luigi Einaudi, il Governatore Panetta, in particolare per la sua recente affermazione al Forex: “la solidità raggiunta dalle banche italiane costituisce un elemento di stabilità per l’Italia”.

Questa consonanza nel giudizio di tre soggetti tanto diversi indubbiamente colpisce e fa riflettere sul modo in cui una parte della politica evoca come una colpa i cosiddetti extraprofitti, invenzione sconosciuta in USA dove quest’anno i risultati sono anche 10 volte più alti. Il settore ha tra l’altro distribuito dividendi ai piccoli risparmiatori che oggi sono milioni di persone, non più la minoranza di frequentatori della Borsa di un tempo.

I problemi del settore sono altri, legati alla crescita dimensionale, che era una penalizzazione e oggi è rilevante anche a livello europeo, ponendo se mai problemi di concorrenza. Il grande risiko in corso è rimasto tra le righe, per discrezione da parte di Patuelli, con riferimenti istituzionali da parte di Panetta e con l’annuncio del Ministro che presto cesserà anche la partecipazione governativa a MPS.

Toccherà agli organi di controllo (alla Consob è arrivato da poche ore un giurista liberale come Stazi) verificare le regole di mercato e sorvegliare – lo ha ricordato il Ministro – le nuove forme di intermediazione come quelle delle cosiddette Fintech, che sono in grado, osservazione interessante, di  conquistare il pubblico più giovane dei risparmiatori on line.

Sullo sfondo, un grande progetto non ancora definito: come convogliare allo sviluppo e al welfare la straordinaria massa di risparmio privato, che vale oggi ben oltre 1300 miliardi parcheggiati nei conti correnti e che sono un multiplo del Pil. Giorgetti ha promesso un tavolo ministeriale per la mobilitazione dei capitali “inerti”.

In definitiva, nel panorama generale del Paese, il ruolo delle Banche è diventato un’opportunità, magari ancora fragile, ma da rispettare e incoraggiare.

Resta da chiedersi a chi attribuire il merito di una svolta in positivo che ci sta portando lontani dalle ansie più acute.

A noi sembra che molto dipenda dalla stagione delle regole che pure in Italia è iniziata tardi. Consob costruita in Parlamento dal bergamasco Enzo Berlanda, suo primo presidente, è del 1974, l’Autorità della concorrenza è addirittura del 1990 (l’impegno iniziale è di Valerio Zanone, ministro nel 1985) e la legge sulle fondazioni bancarie è del 1998, auspice Giuliano Amato.

Il corredo di regole, inesistente agli albori e incentivato dalle obbligazioni europee, può sembrare talvolta ingombrante, ma davvero sta realizzando precetti costituzionali di rispetto e valorizzazione del risparmio.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : Editoriale

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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