• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Law in the Sky with Dollars

di Giuseppe Mele | 15 Dicembre 2014

Se il blocco trasporti toglie l’uso delle gambe ad un paese e quello generale paralizza il corpo, l’assenza di comunicazioni voce e digitali rende ciechi, sordi, muti ed in catalessi.
Il documento del Governo sulla strategia per la banda larga, in consultazione on line fino al 20 dicembre, comincia con la testuale asserzione: “Le reti di telecomunicazioni sono ormai il sistema nervoso di ogni nazione moderna. Una nazione non si ferma se si fermano i trasporti. Non si ferma neanche per uno sciopero generale. Ma se le reti di telecomunicazione si fermassero – non è mai successo –, sarebbero davvero poche le attività che riuscirebbero a non fermarsi.”

E’ un po’, all’avvicinarsi dello sciopero generale del 12 dicembre, come agitare il drappo rosso davanti al toro, a mo’ di provocazione. E’ molto dubbio che il blocco dei trasporti, di tutti i trasporti, non determini il blocco di un paese. Infatti è stato proibito per la fattispecie del 12, sotto la casistica dei servizi pubblici essenziali cui è interdetta l’astensione delle prestazioni dagli ’90. Anche lo sciopero generale effettivo è al netto dei servizi essenziali, ma la versione evocata dal testo governativo, l’astensione totale, “lorda” paralizza la società. Due errori su tre. Sono invece, paradossalmente, gratificanti le parole usate sulle reti Tlc ed il loro ruolo. Ci si rende conto che un Denial of Service totale, un’assenza di connessione globale bloccherebbe ogni scambio di contenuti ed informazioni. Se il blocco trasporti toglie l’uso delle gambe ad un paese e quello generale paralizza il corpo, l’assenza di comunicazioni voce e digitali rende ciechi, sordi, muti ed in catalessi. Meno gratificante invece l’assenza di riferimento alle persone che operano sulle reti Tlc quasi che il funzionamento di network e Internet sia indipendente dal loro lavoro. Ed è preoccupante il terzo errore: la contrapposizione tra servizio umano ( e sciopero) e servizio virtuale (ed eventuale fermo di improbabili robot tutto fare, magari per un cyberattack terroristico). Cavi sottomarini, Pop, centrali, armadi, apparati, torri (incluse quelle delle reti Tv), router funzionano con il lavoro e la manutenzione. Ci sono persone dietro l’aggiornamento continuo di quei dati numerici e letterari che sono sostanziali al funzionamento del protocollo Ip su cui transita qualunque dato digitale. Contrapposizione non c’è. Anche le reti Tlc e la realtà virtuale sono frutto del continuo lavoro delle persone. Un lavoro più stressato di altri, che opera da remoto, che deve massimizzare efficienza e riduzione costi. Che non è numericamente molto grande per il servizio che deve sostenere e garantire. E che non è mai venuto meno alla responsabilità di garantirlo, tanto più che anche il lavoro sulle reti Tlc è in gran parte un servizio essenziale, cui è interdetto lo sciopero, la cui regolamentazione di settore è sempre rimasta provvisoria. C’è in entrambi i documenti del Governo su cui cittadini e associazioni sono chiamati a pronunciarsi on line, quello di strategia digitale generale e quello di strategia per la banda larga, l’idea di fondo di contrapporre realtà materiale e virtuale. Mayer, esperto di Cyberspace, ha ultimamente scritto della destabilizzazione sociale che lo “Tsunami Digitale” crea nei Paesi in cui il saldo tra disoccupazione indotta dalle nuove tecnologie e crescita nei servizi, industria e centri di ricerca è negativo. Saldo dovuto a quanto le grandi organizzazioni, in grado di sfruttarne le opportunità, usino la crescita esponenziale di connettività, velocità, memoria e automazione. 4 fattori che si traducono in lavoro nelle reti sia Tlc che di virtualizzazione dei data center e nell’industria degli apparati. Quando reti e industria sono deboli o inesistenti, i fattori suddetti invadono invece che essere utilizzati. Ed i “campioni digitali”, buoni esempi di servizi e soluzioni di piccolo calibro, si perdono tra i big dell’Ip di Internet. Proprio perché il digitale non è un altro mondo, ma fa parte della realtà. Il digitale, sempre per Mayer, è costituto da 4 strati: quello fisico delle infrastrutture e reti Tlc, quello logico dei dati fondanti di certificazione, quello dei dati intesi come contenuti e quello della presenza sociale delle persone e associazioni. La distorsione della contrapposizione tra reale e virtuale nasce quando si guarda solo ai contenuti virtuali ed al social. La loro crescita, in aumento esponenziale, poggia sulla potenza crescente degli altri strati. L’intervento di governo dovrebbe intervenire su tutti e non sugli ultimi due che semmai dovrebbero godere della massima autonomia. Un workshop ad hoc della Confindustria romana, ha evidenziato che tutti i grandi operatori Tlc stanno tracciando mappe delle competenze professionali dei propri lavoratori. Il 2 e 3 dicembre la conferenza europea E-skill farà il punto sulla domanda e offerta di competenze digitali nel mercato del lavoro. Sono in moltissimi, quindi, sia nel mondo pubblico che in quello privato, inclusi i vari incubatori e centri di ricerca, a studiare l’argomento. In realtà i lavoratori digitali in Europa sono 4 milioni, sparsi tra diverse infrastrutture e diversi contratti. Innumerevoli solo le modalità ed i programmi in cui operano dato che, con le opportune modifiche, convivono una gamma di sistemi e linguaggi vecchi e giovanissimi, caratterizzati dalle realtà nazionali, aziendali ecc. A questi milioni di lavoratori, alle decine di migliaia di studenti tecnologici si va profilando un Cloud delle competenze, una mappa del mare magnum di esperienze e conoscenze informatiche, linguistiche, operazionali, commerciali che può essere utile a rintracciare everywhere and anytime, chi può svolgere una determinata attività. Forse ci saranno nuovi grandi database di classificazione delle persone e visure del lavoro, già oggi regolate per comunicazioni obbligatorie e per le esigenze del Fondo Sociale. La mappatura, che non c’è, è quella di un Cloud del business, raffigurazione di presenza e flusso delle risorse, degli investimenti, delle realtà d’impresa, degli enti regolatori e decisori negli strati del digitale e nella capacità di essere parte attiva di connettività, velocità, memoria e automazione. Si scoprirebbero duplicazioni da un lato e assenze dall’altro. Meraviglierebbero i passaggi di un medesimo dossier tra tanti attori burocratici e metaburocratici. Sorprenderebbe le potenzialità della Pa come provider di dati e soluzioni di mercato e la scoperta della sua possibile motivazione digitale. E’ difficile che senza l’avvio di produzioni, basti la crescita delle competenze. Di converso, la depressione di competenze per la ritirata della produzione, alla lunga abbatte il know how e quimdi anche la rete. Pur di essere digitale, la politica sta quasi minacciando di obbligare tutti, piccole imprese, la macchina dell’amministrazione pubblica ed anche gli utenti\ consumatori, a passare a soluzioni virtuali. Il digitale è uno strumento per vivere meglio, lavorare smart e guadagnare di più. Se preso come una moda o un trend, conduce al Cloud della politica stessa, quella nuvola dove i mezzi, i dati e gli strumenti sono proprietà di altri che ne fanno anche le leggi e le regole. Il paese ne uscirebbe più che virtualizzato, narcotizzato da un governo Cloud e da una Law in the Sky with Dollars.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti