
Mattarella chiede che le regole dell’impatto sociale delle nuove tecnologie restino nelle mani delle persone e che l’Europa difenda il proprio modello sociale.
Il Presidente della Repubblica, alla cerimonia di consegna delle Stelle al merito del lavoro, ha lanciato un monito: “Il lavoro non è un costo da tagliare in nome della competitività, ma il luogo simbolo della dignità della persona ed è veicolo di democrazia che contribuisce alla qualità della coesione della società. Per questo, è oggi il tempo di pensare al futuro e di ribadire il primato della persona davanti alle pretese egemoniche di tecnocrazie che puntano a un potere basato non sulla democrazia ma sul profitto”.
Nel Salone dei Corazzieri del Quirinale il Capo dello Stato ha invitato a dare ampia e concreta fiducia ai giovani ed ha messo in guardia dai rischi dell’intelligenza artificiale e dai cambiamenti che porterà con queste parole: “La previsione dell’introduzione di robot umanoidi, nell’ordine di decine di migliaia nei prossimi anni, interroga il rapporto tra persona e lavoro”. Poi si è concesso una battuta applaudita dai presenti: “Vorremmo evitare che, tra qualche decennio, questa cerimonia possa essere sostituita da un concorso per l’umanoide più solerte”.
Parlando ai nuovi Maestri del lavoro, Mattarella ha messo in luce: “La necessità di rendere alleate del benessere e della civiltà le tecnologie vecchie e nuove, che non devono essere temute o guardate con sospetto con un tardivo ritorno neo-luddista, ma governate con responsabilità e scelte strategiche. Le regole del loro impatto sociale devono rimanere nelle mani delle donne e degli uomini, delle loro comunità, così come le macchine devono essere al servizio delle persone e non il contrario, per aumentare le nostre capacità e la sicurezza sui luoghi di lavoro e per evitare nuove, insidiose forme di asservimento attraverso un uso perverso di logaritmi. La ipotizzata fine del lavoro, proposta come superamento da chi lo considera erroneamente una forma di alienazione, è visione che può condurre a una compressione della stessa libertà e a una organizzazione sempre più duale dei diritti nella società.
Una società divisa tra pochi ricchi Epulone e tanti, tanti Lazzaro”.
Mattarella guarda poi all’Unione europea: “Chiamata a difendere i valori della propria civiltà e a sostenere il proprio modello sociale anche respingendo l’idea di chi sostiene che giusti stipendi siano un costo da ridurre per ottenere competitività e che gli investimenti diretti alla sostituzione della forza lavoro, a prescindere dalla loro efficacia, siano benvenuti”. Parole che indirizza anche a chi non considera costruttivi il dialogo e la dialettica sociale nel mondo del lavoro.
Poi ha spiegato: “Il potere si organizza in istituzioni condivise e democratiche per assicurare il benessere dell’intera società. Ecco perché il lavoro è veicolo di democrazia, contribuisce alla qualità della coesione di una società civile. Il lavoro, la sua cultura, la sua etica genera idee, pluralità, diffonde benessere, costruisce relazioni, dunque comunità”.
Alla Federazione dei Maestri del Lavoro, il Presidente rivolge poi i complimenti per “l’impegno di formazione rivolto ai giovani, a partire dalle scuole, un’attività che costituisce una semina per il futuro. Una società coesa è una società che dà forma e sostanza alla propria sicurezza. La coesione favorisce la partecipazione, induce ad avvertire il bene comune come proprio. Aiuta la stessa economia e le istituzioni. È l’esempio che danno i Maestri del Lavoro: “Offrite una testimonianza autentica e appassionata, mettendo la memoria a servizio del futuro da affidare ai nostri giovani, ai quali va data fiducia, ampiamente e concretamente”.
Parole che dovrebbero essere ascoltate e seguite per l’alto contenuto di democrazia, per l’alto senso di responsabilità e di chiara indicazione della strada da seguire in questo momento storico di grandi trasformazioni e di grandi incertezze sociali, economiche e politiche che travagliano l’Italia e l’umanità intera.
Salvatore Rondello

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