La Spagna del XVIII° secolo muore, letteralmente, della propria superbia – madre dell’indolenza e dell’ignoranza – e nel suo sfacelo sono il malcostume e lo strapotere di Ordini religiosi e Istituzioni ecclesiali a occupare il proscenio.

E come il Testamento dichiara il fallimento di una intera Nazione è automatico – quasi irriflesso – il link mentale con il tempo attuale ovvero, come osserva la curatrice, “con la situazione presente della Spagna e di tanti altri Paesi d’Europa, compreso (vorrei impietosamente dire: a partire da..), ovviamente, il nostro”. Penso anche io, per ciò, che questo Testamento sia una “piccola gemma senza tempo” e mi piace immaginare che l’Editore sia stato sospinto e come intrigato da una sorta di improvvisa afasia, di momentanea epoché, tanto da decidere di ingaggiare qualcosa o qualcuno, una voce sgorgata dal ventre della storia, a dirci che siamo ancora – e ineluttabilmente – a fare i conti con le stesse miserie.

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