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Lascio ai posteri superbamente… il mio fallimento

di Paolo Marini | 19 Agosto 2013

La Spagna del XVIII° secolo muore, letteralmente, della propria superbia – madre dell’indolenza e dell’ignoranza – e nel suo sfacelo sono il malcostume e lo strapotere di Ordini religiosi e Istituzioni ecclesiali a occupare il proscenio.

testamentodeespanaCe n’è per tutti i gusti e per tutte le corporazioni. Il Testamento de España (Liberilibri,  pp. 112, € 15,00), curato dalla ricercatrice Alessandra Battistelli, attribuito (ma senza certezza) al giurista e politico spagnolo Melchor Rafael de Macanaz ed altresì di incerta data (1716, 1717 o 1756), è innanzitutto la rappresentazione di un fallimento. E se è felice la scelta dello stratagemma che dà voce ad uno Stato – appunto, la Spagna – e gli fa dettare le ultime volontà, se questa finzione letteraria è meravigliosamente intrisa di lievità corrosiva e satira feroce, al fondo è nondimeno la passione tradita, lo sguardo amaro e disincantato dell’autore. Val la pena, per darne conto, di attingere dal testo qualche brano, ad esempio in fatto di limpidità e chiarezza del diritto (“In merito all’abbondanza delle Leggi, da cui deriva un Caos indefinibile, comando che non si facciano riforme né compendi (…), piuttosto, se possibile, si aumentino le leggi con il pretesto di chiarirle sì che, grazie a tal confusione, resti alterato il Diritto Naturale, dubbioso il Giudice che emette la sentenza e privo di fiducia l’imputato”), di governo responsabile dell’Impero (“Non poco stupore suscita in Europa la sagacia del mio Consiglio nel governare un Impero tanto esteso; infatti, essendo i Consiglieri individui che a malapena hanno varcato i confini della Spagna, (…), e non avendo essi acquisito dell’America alcuna conoscenza diretta e personale, (…), ogni decisione del detto Consiglio risulta incomprensibile e incerta. Ma sappiano, quanto lo ignorano, che la scienza dei Consiglieri è infusa, e si conferisce con l’incarico.”), di lotta al contrabbando (“Ordino di accrescere il numero degli Impiegati delle Amministrazioni Doganali, dei Tabacchi, etc., per i cui posti di lavoro si sceglieranno in modo specifico i Contrabbandieri che, esperti di Frodi, nessuno potrà ingannare, e allo stesso tempo si riuscirà a strapparli da una vita rischiosa, favorendo loro i mezzi per ben proseguirla, con indosso una maschera di zelo per il Servizio Reale.”), di compiacimento per la qualità delle istituzioni culturali, in primis universitarie (… quali quelle di Salamanca, di Valladolid, di Saragozza, di Alcalà, di Valenza, e molte altre Patrie della Presunzione, nelle quali si studia per restare ignoranti, non per apprendere; dove risiedono la sicumera e l’amore per la propria opinione. I Cattedratici insegnano ciò che non sanno, i loro Discepoli apprendono quanto dovrebbero ignorare.”). La Spagna del XVIII° secolo muore, letteralmente, della propria superbia – madre dell’indolenza e dell’ignoranza – e nel suo sfacelo sono il malcostume e lo strapotere di Ordini religiosi e Istituzioni ecclesiali a occupare il proscenio: non stupisce che il testo abbia attirato le attenzioni assai poco rassicuranti dell’Inquisizione, che lo accolse giustappunto nell’Indice General de los Libros Prohibidos.

E come il Testamento dichiara il fallimento di una intera Nazione è automatico – quasi irriflesso – il link mentale con il tempo attuale ovvero, come osserva la curatrice, “con la situazione presente della Spagna e di tanti altri Paesi d’Europa, compreso (vorrei impietosamente dire: a partire da..), ovviamente, il nostro”. Penso anche io, per ciò, che questo Testamento sia una “piccola gemma senza tempo” e mi piace immaginare che l’Editore sia stato sospinto e come intrigato da una sorta di improvvisa afasia, di momentanea epoché, tanto da decidere di ingaggiare qualcosa o qualcuno, una voce sgorgata dal ventre della storia, a dirci che siamo ancora – e ineluttabilmente – a fare i conti con le stesse miserie.

Pubblicato in : Invito alla lettura

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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