
Il periodo di caldo rovente mi fa pensare a quel 1816, passato alla storia come “l’anno senza estate” in quanto, per l’intera stagione, ci furono giornate piovose e temperature pressoché invernali, tanto che nell’Europa settentrionale vi furono addirittura tempeste di neve. E anche in Italia ci furono delle nevicate.
Tutto questo sembra che sia dipeso dall’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia. L’immensa quantità di cenere lavica oscurò i raggi solari e questo portò a un inverno fuori stagione, tanto più che da venticinque anni era diminuito il numero delle macchie solari e questo aveva indebolito il calore del sole (fenomeno noto come il minimo di Dalton).
Ci furono decine di migliaia di morti in Indonesia a causa dell’eruzione, del terremoto e dello tsunami. Molti altri morirono di stenti o di malattie in conseguenza alla perdita dei raccolti.
(https://www.globalgeografia.com/asia/indonesia_vulcano_tambora.htm)
Quindi il 1816 fu detto anche l’anno della miseria perché l’intenso freddo estivo distrusse gran parte dei raccolti, dagli ortaggi alla frutta al frumento.
Insomma, se oggi è il riscaldamento globale che nuoce all’ecosistema e provoca grande preoccupazione, allora erano il freddo e il cattivo tempo che incutevano paura. L’assenza dell’estate fu davvero un evento orribile.
Non era così per le classi elevate. Nel piovoso giugno di quell’anno Lord Byron soggiornava sul lago di Ginevra con alcuni amici. Per passare le giornate, che il maltempo costringeva a restare in casa, fecero una sorta di gara scrivendo storie di fantasmi e racconti horror.
Da quella singolare competizione uscirono il celebre Frankenstein di Mary Shelley (in realtà, Frankenstein non era il nome della creatura ma dello scienziato che gli dette vita) e The Vampyre di John William Polidori, scrittore, medico personale di Byron, primo racconto di vampiri in lingua inglese (peraltro era di origine italiana: il padre, Gaetano, da Bientina in provincia di Pisa, si era poi trasferito a Londra).
J.W. Polidori tratteggiò la figura del vampiro come essere demoniaco, ma non più come orrido mostro bensì, in apparenza, persona raffinata e a suo modo affascinante, che sarebbe divenuto un modello per il Dracula di Bram Stoker.
Il tema del vampirismo era stato introdotto da Byron con la poesia Giaour e con il racconto A Fragment, dove la figura del vampiro è solo adombrata perché il racconto non fu finito. Servì comunque come ispirazione a Polidori, nel cui racconto pubblicato nel 1819 il vampiro viene delineato in modo compiuto.
Tutti questi racconti tenebrosi, creati nella “competizione” lanciata da Lord Byron, appaiono influenzati dalla cultura preromantica ma anche dalle giornate tetre e inquietanti di quell’anno senza estate.
Gabriele Parenti

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