
Lo sciopero è un diritto costituzionale, non un giocattolo da palcoscenico. Landini, segretario della CGIL, l’ha trasformato in un trombone ideologico: uno sciopero “per Gaza” senza alcuna leva reale su quel conflitto, spacciato come alta morale mentre scarica il conto su chi timbra. Questo non è sindacalismo: è abuso politico di uno strumento nato per salari, sicurezza, dignità. È un uso immondo del diritto di sciopero.
La tragedia a Gaza esiste, nessuno lo nega. Ma la realtà non si piega agli slogan: Israele sta combattendo una guerra asimmetrica, legittima, contro un partito jihadista armato dall’ Iran che persegue apertamente la sua cancellazione. Ignorare questo dato è disonestà. E un sindacato serio non gioca a fare la Farnesina: non decide cessate il fuoco, non apre corridoi umanitari, non rilascia riconoscimenti. Ha i tavoli in Italia, i contratti in Italia, i lavoratori in Italia. Se vuoi incidere sulla politica estera, ti candidi; se guidi un sindacato, difendi chi timbra.
Chiamare allo sciopero per obiettivi esteri che non si possono toccare è teatro costoso. Salta la produzione, si bruciano straordinari, si alleggeriscono buste paga. E intanto si assesta un colpo alla credibilità dello sciopero proprio quando servirà davvero. Domani, davanti al datore, lo stesso strumento peserà meno perché oggi è stato consumato come megafono.
Questa è l ’Italia reale, signori della Corte. un amaro quadro della retorica nazionale, quella composta da sessanta milioni di persone pronte a dare il proprio consenso elettorale a chi consenta loro di continuare a mangiare e fottere come se non ci fosse un domani, purché non si tocchino i privilegi acquisiti. Pane, distrazione, alibi morali. Così il diritto di sciopero diventa scenografia, la politica estera si riduce a slogan, e la responsabilità, quella vera, si dissolve nel rumore di fondo. Guarda caso, gli scioperi “generali” spuntano spesso di venerdì: mobilitazione per qualcuno, weekend lungo garantito per molti, a spese del sistema produttivo.
Landini ha piegato il bene più serio del lavoro alla liturgia del corteo. Ha sostituito la contrattazione con il tifo, la responsabilità con la messinscena. Non salva un civile, non ferma un razzo, non apre un varco. Indebolisce chi dovrebbe proteggere. E basterebbero solo un poco di buon senso e un minimo di onestà intellettuale per capire perché l’Italia continua ad andare a fondo, spacciando lucciole per lanterne.
Piero Terracina

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