
Palmiro Togliatti non era certamente un massimalista.
Il segretario del PCI formatosi alla scuola di Mosca era un comunista. Come lo è stato Enrico Berlinguer che col massimalismo non ebbe nulla da spartire.
Anzi. Fece l’accordo con la DC, il famoso compromesso storico.
Come non sono stati dei massimalisti Lama e Cofferati. Il massimalismo italiano era arrivato al suo apice nel 1922 con l’occupazione delle fabbriche e la scissione del PSI. Poi la storia della sinistra nel dopo guerra cambiò decisamente registro.
Si, certo, qualche formazione politica nata dal movimento del 68 era presente, ma veramente piccolo cabotaggio.
I diversi cambi di segreteria nel PD hanno messo in crisi la possibilità di avere una chiara strategia. E di fronte al vuoto c’è sempre qualcuno che lo riempie Così è stato.
Lo storico segretario dei metalmeccanici, il duro Landini, ha riesumato la bandiera chiusa nel cassetto.
Ha dato alla CGIL una connotazione prettamente politica, ha accorpato la UIL orfana di Giorgio Benvenuto, ha rotto l’unità sindacale dividendosi dalla CISL e ha fatto il salto di qualità ,promuovendo lo sciopero generale.
E’ la vera opposizione alla Meloni, Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli.
Lo seguono.
Il pallino l’ha in mano lui, il massimalista.
Roberto Caputo

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