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L’amore nonostante tutto

Le donne, nonostante tutto, scelgono l’amore. Hanno sempre scelto la strada della nonviolenza per raggiungere una società più equa. E in realtà, il movimento femminista non ha quasi mai usato la violenza contro le persone. Di Daniela Piesco

di Redazione Pensalibero.it | 15 Marzo 2021
PH Adam Martinakis

“Gli uomini dovrebbero essere contenti che le donne vogliono parità e non vendetta”.

Otegha Uwagba,scrittrice.

Qualche autrice, oltre alla citata Uwagba, ha provato a immaginare come andrebbero le cose se le donne, anziché cercare la parità, provassero a rivalersi sugli uomini con l’obiettivo di dominarli: in ‘Ragazze elettriche ‘di Naomi Alderman, per esempio, una mutazione che permette alle ragazze di emettere scosse elettriche dalle mani, ispira un sentimento di giustizialismo sommario che crea una specie di dittatura matriarcale. Ma si tratta appunto di un’opera di finzione.

Le donne, nonostante tutto, scelgono l’amore.

Nonostante tutto hanno sempre scelto la strada della nonviolenza per raggiungere una società più equa, più giusta più paritaria.

E in realtà, il movimento femminista non ha quasi mai usato la violenza contro le persone, pur mantenendo sempre alto il livello di conflitto e di lotta.

A tal proposito mi sovviene alla mente un ‘altra scrittrice, bravissima e allo stesso tempo molto contestata, Pauline Harmange, che ebbe l’ardire e l’ardimento di scrivere ‘Moi les hommes, je les déteste’ (Odio gli uomini).
Il libro, è inutile dirlo, fu un vero e proprio caso editoriale. Pubblicato in Francia dalla piccola associazione culturale Monstrograph, questo brevissimo saggio, destò l’attenzione di Ralph Zurmély, un funzionario del ministero delle Pari Opportunità francese che si indispettí per il titolo e per la sinossi . Scrisse , addirittura,alla casa editrice per chiederne la rimozione immediata dal catalogo.

Questa polemica fece uscire dal circuito indipendente il libro, che fu, poi, ripubblicato dall’importante casa editrice Éditions du Seuil, incuriosendo moltissime persone e facendone infuriare altre, arrivando a essere tradotto e pubblicato in 17 Paesi, tra cui l’Italia.

Parte della stampa, tacció, Harmange di essere un’ipocrita, poiché la stessa ,pur sostenendo di odiare gli uomini, era allo stesso tempo sposata, piuttosto le piaceva preparare torte per il marito.

Harmange, in realtà e senza polemica alcuna, forse, volle definire cosa essa intendeva con “uomini” e dunque parlare di quelli “ cisgender, socializzati come tali, che godono dei loro privilegi maschili senza metterli in discussione, o facendolo troppo poco”.

In altre parole parlò di“misandria”.
L’accusa della scrittrice nei confronti del genere maschile era quella di attuare nei loro confronti “un meccanismo di silenziamento”.

Il discorso di Pauline Harmange fu particolarmente significativo in un contesto politico come quello francese, dove i principi razionalisti e secolaristi diedero da un lato un efficace modello di parità di genere, ma dall’altro favorirono un’uguaglianza di genere puramente formale, senza che fosse veramente messo in discussione il sistema.

Ebbene, prendendo a spunto il caso editoriale rappresentato vorrei rimarcare, proprio nella giornata in cui si celebra l’essere donna ,che non puo esserci un’equivalenza assoluta tra i problemi delle donne e quelli degli uomini, pertanto misoginia e misandria non sono e non possono essere due facce della stessa medaglia.

Non vorrei essere costretta, ripeto, proprio in questo giorno, a parlare della violenza di genere che dimostra come la quasi totalità delle violenze sessuali sia commessa dagli uomini.

È questa infatti la denuncia che potrebbe essere più efficace di ‘Odio gli uomini’: la violenza sistematica che il genere maschile ha agito e agisce nei confronti di quello femminile.

Ecco questa violenza, non può essere in alcun modo messa a confronto con la rabbia, individuale e collettiva, che le donne hanno sviluppato in risposta ad essa.

Non abbiamo, mi pare dal mio piccolo vissuto almeno, rivendicato di essere misandriche e di odiare gli uomini.

In effetti questa idea fu confermata, tra l’altro, dalla vicenda che interessó il libro che ho preso ad esempio : il funzionario che intimó alla Monstrograph di ritirare il libro perché incitava all’odio verso gli uomini, nemmeno lo aveva letto. Si era basato sul titolo, senza provare a capirne le ragioni o anche solo ad ascoltare ciò che Harmange aveva da dire.

A ben guardare, il libro parla di uomini solo superficialmente. Il vero tema è l’impegno che l’attivismo politico richiede, lo scoramento e la frustrazione verso chi non capisce o fa finta di non capire.

Rispetto alla conciliazione della politica delle pari opportunità e solo dopo il fallimento del tentativo, rimasto ,appunto,inascoltato di spiegare che il femminismo faceva bene anche agli uomini, Harmange avanza una proposta più anarchica che radicale:

pazienza, allora facciamo da sole!

Ecco una scelta d’amore, nonostante tutto verso se stesse , giammai di odio verso l’uomo.

Una proposta che si inserisce nello stesso solco di un altro testo molto discusso, uscito sempre in Francia, Le génie lesbien (Il genio lesbico) di Alice Coffin, accusato da un giornalista dell’emittente Europe 1 di promuovere “un proposito morale genocida” contro gli uomini.

Ovviamente, né Pauline Harmange né Alice Coffin avevano inventato nulla di nuovo.

Il cervello femminile e quello maschile non sono uguali in tutto e per tutto. In altre parole, l’area deputata al riconoscimento delle emozioni (area limbica) del cervello maschile si accende molto più facilmente quando si tratta di decodificare messaggi lanciati da persone dello stesso sesso, che quando si tratta di captare segnali mandati da persone di sesso opposto.

La speranza , nonostante tutto,coltivata dalla donna di essere capita non solo dal suo contrario generalizzato,ma dal suo stesso parthner appare assai vana e labile.

Ed esse scelgono l’amore nonostante tale consapevolezza :quella di non essere capite .

Nella società, si è avuto il sogno ,animato dalla fiducia che fosse finalmente possibile fare il passo successivo e includere gli uomini nelle istanze femministe.

Per le due autrici francesi, questo invito è stato respinto spesso in modo scomposto dagli uomini, senza nemmeno ascoltare le loro ragioni.

Non stupisce, quindi, che qualcuna rivendichi la necessità di farne a meno.

Del resto “Il cuore e la mente di una donna sono misteri impenetrabili per l’uomo“. Così scriveva, nel lontano 1927, Arthur Conan Doyle, nella celeberrima raccolta “Il taccuino di Sherlock Holmes”. A distanza di quasi cento anni dalla pubblicazione di Doyle, possiamo essere ancora d’accordo con lui su questa affermazione?

Daniela Piesco
Vice Direttore 
www.progetto-radici.it

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, arthur conan doyle, discorso, fallimento, francia, movimento, persone, speranza

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