Assolutamente assente nella recente campagna elettorale, almeno nei programmi e nei discorsi, come tema direttamente trattato, mentre a ben guardare molto presente, l’ambiente, invece, è l’argomento fondamentale del Primo Rapporto Ambientale che il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) ha presentato in marzo.
E’ esattamente un anno che, per legge dei Governi Renzi – Gentiloni, esiste il Sistema delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente, che serve per coordinare e gestire al meglio i numerosi problemi ambientali che affliggono il nostro paese.
Il Rapporto, redatto proprio dall’’insieme di tutte le Agenzie Ambientali italiane, fornisce un quadro aggiornato della situazione ambientale del paese. E non è proprio confortante, anche se qualche miglioramento esiste.
Partiamo dalle acque
Diciamo che un po’ meno della metà dei fiumi esistenti sta abbastanza bene, mentre solo il 20% dei laghi raggiunge l’obiettivo di qualità per stato ecologico.
Però i pesticidi, come già si era evidenziato in precedenti rapporti, la fanno tuttora da padroni, anzi non si arrestano.
Ma va evidenziato che purtroppo, ancora nel XXI secolo, ed il Rapporto Ambientale lo evidenzia come punto critico, i dati sono ancora lacunosi, causa un monitoraggio degli inquinanti disomogeneo sul territorio nazionale.
Per le acque sotterranee, che approvvigionano un’alta percentuale degli acquedotti nazionali, sono stati esaminati circa il 92% dei corpi idrici e dalle analisi effettuate risulta che lo stato chimico è buono nel 57,6% dei corpi idrici sotterranei e scarso nel 25,0%.
Tratto dal Rapporto Ambientale SNPA
Il Suolo
E qui invece siamo nei guai: il consumo di suolo continua a crescere, anche se non come nei decenni passati. Abbiamo irrimediabilmente perso circa 23.000 km quadrati e, con loro, i rispettivi servizi ecosistemici. Solo in 6 mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5000 ettari di territorio, equivalenti a 5700 campi di calcio.
La nota positiva che ormai oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica e il numero di operatori del settore (+20,3%) che sceglie questa tipologia di agricoltura cresce negli anni.
Cambiamenti climatici
Tra il 1990 e il 2015, le emissioni di tutti i gas serra, in Italia, sono diminuite grazie alla riduzione prevalente di CO2 raggiunta dal settore energetico.
Ma nel 2015 le emissioni sono aumentate del 2,3%, come probabile effetto di una ripresa economica. Quindi anche qui c’è molto da fare, soprattutto a livello di imprese e cittadini. Come, purtroppo ha registrato, Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA), a novembre 2017, la concentrazione media globale di CO2 atmosferica continua ad aumentare arrivando a 405,14 parti per milione (ppm).
La temperatura media annuale in Italia, nel 2016, ha invece segnato un anomalo aumento di 1,35 gradi centigradi sulla terraferma, raggiungendo un nuovo record per il terzo anno consecutivo.
E ci ricordiamo tutti della scorsa estate, quando alternativamente si presentavano lunghi periodi di siccità e brevi ed intesi periodi di precipitazioni di forte intensità.
Aria
Decisamente malata soprattutto nel bacino padano e, per il particolato atmosferico, il 40% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero. Ma qualche notizia positiva c’è: in continua diminuzione le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni. Rimangono, nelle aree intensamente antropizzate, altri fattori di criticità come i riscaldamenti degli edifici.
Rifiuti ed inquinamento acustico
In crescita la produzione dei rifiuti urbani (+2%), in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici, mentre la raccolta differenziata si attesta, invece, al 52,5% della produzione totale dei rifiuti urbani. Il riciclaggio, comprensivo delle varie frazioni, raggiunge il 45% della produzione annua.
Nelle città, nonostante l’esistenza di piani e programmi per l’inquinamento acustico nel 59% dei Comuni, rimane molto critica la situazione. Il rumore di fondo ormai ha raggiunto livelli elevati ed il fastidio del cittadino di pari passo.
In sintesi
La strada è sicuramente ancora lunga, soprattutto perché in Italia, in numerosi aspetti ambientali siamo molto indietro. Bisognerà lavorare molto su un’ omogeinizzazione dei dati, sulla creazione di reti di monitoraggio adeguate alla pianificazione futura e soprattutto lavorare per la comunicazione ambientale e sulla creazione di una consapevolezza maggiore negli italiani.
Cristina Arduini (lavocemetropolitana.it)

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