La direzione orchestrale dell’inglese Daniel Harding è stato il vero punto di forza dell’Adriana Lecouvreur andata in scena al Teatro del Maggio, come opera di esordio del cartellone dell’83° Festival musicale fiorentino. Nella prima replica del melodramma di Francesco Cilea, cui si fa riferimento, Harding è riuscito a scavare in profondità ogni singola piega di questa complessa partitura, dispiegando in maniera eccellente un eloquio espressivo di intenso e travolgente turgore – che talvolta sovrastava le ottime voci – alternandolo a momenti di intimistica e rarefatta timbricità; tutto questo con un fraseggio elegante, fluido, avvolgente ed una tensione continua, senza un attimo di tregua.
Il direttore inglese ha potuto contare sullo straordinario impegno degli orchestrali del Maggio, che in tutte le sezioni sono apparsi in ottimo stato di forma, nonché in perfetta sintonia con le indicazioni provenienti dal podio.
Quanto allo spettacolo, ricordiamo che la regia firmata da Frederic Waker-Walker (che ha dovuto sostituire l’indisposto Jürgen Flimm) denotava un’impostazione complessivamente tradizionale, caratterizzata dalle scene neoclassiche di Polina Liefers e dai costumi molto curati di Julia Katharina Berndt. La lettura di Waker-Walker è dunque risultata coerente, visivamente gradevole e con un’efficace rappresentazione del meccanismo del meta teatro; da segnalare tuttavia qualche spunto discutibile, soprattutto nella coppia Principe di Bouillon – Abate di Chazeuil, risolta con tratti un po’ caricaturali. Uno dei momenti maggiormente riusciti da un punto di vista registico è stato invece l’emozionante quarto atto, così pure elegante e piacevole è apparsa la coreografia di Anna Olkhovaya, ispirata al ‘700 francese, alla fine del terzo atto.
Venendo al cast dei cantanti, l’Adriana di Maria José Siri ha manifestato pienezza e forza vocale nei momenti più drammatici, alternandola ad accenti tenui e delicati in quelli di maggior raccoglimento; di notevole bravura anche la sua antagonista, la principessa di Bouillon – il mezzosoprano uzbeko Ksenia Dudnikova – dotata di una sontuosa presenza scenica. Molto buona anche la prova di Nicola Alaimo, perfettamente calato nel ruolo di Michonnet, mentre l’interpretazione di Martin Muehle, nei panni di Maurizio di Sassonia, è sembrata nel complesso efficace. Validi anche Alessandro Spina (principe di Bouillon) e Paolo Antognetti (abate di Chazeuil).
Grande successo di pubblico, soprattutto verso Daniel Harding e Maria José Siri.
Prossime repliche lunedì 3 e giovedì 6 maggio (inizio alle ore 19).
Luca Summer

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