Il 15 marzo si sono tenute, nei Paesi Bassi, le elezioni, con sistema proporzionale, dei 150 membri della Tweede Kamer, la Camera bassa, e il risultato, benché non ancora definitivo, ha sancito una nuova vittoria del partito liberale al governo, il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) del primo ministro Mark Rutte.
Dunque, arginato lo spauracchio dei populisti di Geert Wilders, ma conferma della politica europeista e liberale dell’Olanda.
Alla vigilia delle elezioni, tanti hanno temuto una possibile Nexit (Netherlands Exit) da parte di uno dei paesi fondatori dell’allora Comunità Economica Europea, l’antenata dell’attuale Unione Europea,
paventando la distruzione del sogno di unità politica del Vecchio Continente, visto che, con la vittoria del Partito della Libertà di Wilders, sarebbe stato inferto il secondo fatale colpo al vacillante castello comunitario, dopo quello della Brexit. Una Brexit che, peraltro, sta avendo ripercussioni anche all’interno della stessa Gran Bretagna, in considerazione delle nuove rivendicazioni indipendentiste della Scozia, da sempre europeista e smaniosa di affrancarsi in qualche modo da Londra.
Invece, benché sia riscontrabile un incremento di consensi per il “Mozart” d’Olanda e i Verdi di Jesse Klaver abbiano ottenuto un successo a sinistra a danno dei laburisti, le forze liberali manterranno il timone, anche se sarà necessario un governo di coalizione particolarmente allargato a forze vicine come i liberali progressisti del D66, anche essi, come il VVT, membri dell’ALDE, e i popolari del CDA.
Dopo quanto accaduto in Gran Bretagna e visto il clima politico europeo, con le emergenti forze anti-UE che stanno prendendo sempre più piede nei vari angoli del Vecchio Continente, il risultato olandese può sembrare sorprendente, ma bisogna tener conto di due fattori fondamentali della cultura dei piccoli ma dinamici Paesi Bassi; una cultura profondamente diversa, ad esempio, da quella britannica: la naturale propensione a integrare e a integrarsi con il mondo esterno nonché il senso pratico.
C’è un proverbio olandese che recita: “Beter een goede buur dan een verre vriend” (“Meglio un buon vicino di un amico lontano”).
Il detto è chiaramente indicativo del senso pratico che, combinato allo spiccato spirito di libertà, ha da sempre contraddistinto il modus vivendi di questo popolo.
Giova ricordare, come evidenziato da Rondo Cameron nella sua “Storia economica del mondo”, che in passato “le scelte economiche olandesi furono molto differenti da quelle degli stati-nazione”, grazie a una struttura di governo già all’avanguardia, profondamente diversa dalle tante monarchie assolute di cui era cosparsa l’Europa, e a un’economia profondamente dipendente “dal commercio internazionale”.
Quella che venne definita come la “prodigiosa ascesa dei Paesi Bassi”, dunque, si basava su una politica economica necessariamente aperta all’esterno. Una superiorità commerciale conseguente a un sistema sviluppato di esportazione dei propri prodotti e a un efficientissimo trasporto di merci altrui. Via mare, questo popolo si è rivelato imbattibile, grazie a una oligarchia mercantile illuminata, che aveva compreso, ben prima di chiunque altro, quanto il libero scambio fosse necessario per produrre ricchezza e quanto fosse utile la libera immigrazione dal resto d’Europa.
Del resto, dall’Olanda proviene il trattato Mare liberum, capolavoro del 1600 del filosofo giusnaturalista Grozio, preso a riferimento nell’ambito del diritto internazionale. Un titolo che mostra chiaramente l’interesse olandese verso la libertà politica ed economica, applicata in ogni campo e in ogni dove, tranne che, per la verità, nelle proprie colonie, come evidenziato dai rivali inglesi che però a riguardo non erano da meno.
Da questa impostazione emerse una divisione delle funzioni di tipo geopolitico: Amsterdam era ed è il centro finanziario e Rotterdam quello commerciale. Quest’ultima è dotata, ancora oggi, del porto più grande del mondo, l’Europoort, il più trafficato dopo le emergenti Singapore e Shangai. La Capitale olandese è uno dei principali centri finanziari del Vecchio continente e “l’emporio mondiale” di oro, argento e diamanti.
Tutto questo grazie a una filosofia di vita profondamente aperta, sicuramente di impostazione utilitaristica, che ha contraddistinto un centro così piccolo a ergersi bastione della lotta a favore di ogni forma di libertà. Andando contro chi, anche all’interno, ha provato a sposare l’oscurantismo, come è il caso del fanatismo calvinista, che ha sempre interessato una parte della popolazione, poco propensa a concedere diritti ai tanti cattolici, protestanti ed ebrei emigrati in Olanda. Tali velleità furono costantemente ridotte a un lumicino di protesta senza durature conseguenze, perché ha sempre prevalso l’effettivo “interesse olandese per la libertà”, per usare le parole dello stesso Rondo Cameron.
Oggi, come allora, il discorso si ripropone. Chi voleva oscurare i Paesi Bassi, il populista Geert Wilders, ha basato la sua politica andando contro gli stessi cardini del sistema olandese, rappresentati invece dal primo ministro Mark Rutte, il quale, con il partito liberale VVD, ha ben governato in questi anni, tanto da essere stato premiato alle elezioni del 2010 con un sensibile aumento dei consensi.
Oggi, i Paesi Bassi sono una delle potenze economiche europee, quinti a livello mondiale per livello di competitività, secondo il Global Competitiveness Report 2015-2016. Pochi paesi sono capaci di generare la stessa ricchezza all’interno dell’area Euro: solo Lussemburgo e Irlanda hanno un PIL pro capite più alto. Prodotto Interno Lordo che, negli ultimi anni, è cresciuto più in Olanda che negli altri paesi dell’Eurozona, grazie a una politica economica liberale brillante, incentrata su importanti investimenti nei settori strategici (energetico, tecnologico, logistico e agricolo) e sugli sgravi fiscali.
Wilders, non potendo contestare il successo della politica economica di Rutte, aveva focalizzato il suo appeal sul timore, per certi versi fondato, che l’integralismo islamico potesse stravolgere la sicurezza e la cultura del suo popolo. Ma anche qui, il Governo olandese ha dimostrato la sua fermezza, così come ha dato l’esempio, a tutto il Vecchio Continente, di come non si debba aver paura di prendere di petto i Paesi che non rispettano le regole di libertà su cui si regge il Regno. Il divieto al comizio in Olanda che il ministro turco Cavusoglu avrebbe voluto tenere a favore dell’antidemocratica riforma costituzionale adottata in gennaio in Turchia e oggetto di referendum popolare, così come la fermezza con cui Rutte ha risposto agli attacchi di Erdogan, dimostra come in Olanda sia applicato quanto ben esposto dal filosofo Karl Popper: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.
Dunque, anche se si è registrato un certo consenso alla propaganda populista di Wilders, il popolo olandese ha premiato la coerenza e la fermezza del VVD. Il che dimostra come l’Olanda, terra dei diritti e delle libertà, possa continuare a essere un faro delle politiche liberali in Europa.
Il sogno degli Stati Uniti d’Europa può ancora compiersi.
Del resto, meglio un buon vicino di un amico lontano.
Massimiliano Giannocco

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