Il commercio elettronico ha superato le vendite dei negozi e grandi magazzini negli Stati Uniti. Com’è accaduto in altri ambiti nei decenni passati, sono gli Usa a tracciare il percorso riguardante il nostro futuro prossimo.
La conseguenza di questa situazione è la chiusura massiccia dei negozi tradizionali, che avrà pesanti ricadute sui Comuni, che vedono crollare le proprie entrate tributarie; meno negozi, minori entrate.
In Italia, nel corso del 2017 si registra un incremento del commercio elettronico (il cosiddetto on line) del 17% per complessivi 23 miliardi e 600 milioni. Seguendo questi ritmi di incremento delle vendite per corrispondenza, è facile prevedere che presto si verificherà il sorpasso anche in Italia; il commercio elettronico supererà il fisso. E questo sarà un brutto giorno.
La nostra non è una posizione ideologica: ubbidisce a delle considerazioni di tipo pratico, che cercheremo di rappresentare ai nostri lettori.
Una città senza negozi è brutta e meno sicura. Una città con le “saracinesche abbassate” priva gli anziani dei cosiddetti negozi di vicinato, dove si comprano le piccole cose e dove si fanno quattro chiacchiere con il titolare e qualche volta si chiede aiuto nei casi di bisogno. Non deve sfuggire la funzione socio-economica dei negozi.
Se prefiguriamo di vedere delle città senza negozi, il panorama che ci si presenterà è triste. Tutti i giorni chiudono negozi per la diminuzione del giro d’affari, complice la crisi economica che dura da dieci anni e la vendita per corrispondenza, che sottrae giorno dopo giorno quote di mercato ai negozianti. Di fronte a questa situazione di tipo epocale, che fare? Non è facile suggerire delle soluzioni. Ma è fin troppo chiaro che solo lo Stato e la politica possono dare una risposta adeguata, attraverso un intervento pubblico.
Se lo Stato non dovesse intervenire, lo scenario che ci troveremmo a contemplare è la perdita di milioni di posti di lavoro e migliaia di piccoli imprenditori allo sbando, senza un’occupazione e con un futuro molto incerto.
L’alternativa è aiutare i titolari di negozi, attraverso la detassazione, incentivi per l’innovazione, e l’accesso facilitato al credito attraverso prestiti garantiti dallo Stato.
Le misure si rendono necessarie anche per evitare che la crisi dei negozi si riverberi sui Municipi, che traggono buona parte delle proprie entrate dalle attività commerciali.
Uno dei comparti del commercio che è già stato falcidiato riguarda le edicole. Se si fa eccezione per le rivendite di giornali dei centri cittadini, le periferie rimangono senza edicole giorno dopo giorno.
Il potere pubblico sta lasciando che, giorno dopo giorno, si distrugga un patrimonio di professionalità rappresentato dagli edicolanti e si cancellino dei presidi nei quartiere da sempre punto di riferimento per gli abitanti.
Se la politica ignorerà il problema del commercio, i negozi seguiranno la sorte delle edicole.
Negli ultimi anni ha chiuso un negozio su 10; siamo passati dai 962 mila prima della crisi agli 871 attuali. Sono 630mila i negozi sfitti.
Roberto Fronzuti

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