1 – Dallo star system alla vicina di casa
La nostra casa
non è stata altro che un luogo di ricreazione
(H. Ibsen, Casa di bambola)
Maria,Jerry,Mara: i protagonisti dell’intrattenimento e anche vari giornalisti (questa assimilazione è significativa) vengono chiamati per nome dai loro colleghi e, conseguentemente,anche dai telespettatori. Questo, come osservava già vent’anni fa Carlo Santori ne La fabbrica delle stelle (1) caratterizza la Tv come un personality system in cui il presentatore, il giornalista sono i nuovi vicini di casa, i nuovi amici di famiglia.
E’ l’opposto dello star system hollywoodiano –osserva Sartori – nel quale gli attori erano e sono personaggi mitici, per definizione inavvicinabili. Tutto ciò che veniva raccontato su dai rotocalchi ne sottolineava il carattere di semidei:dal gossip della jet society alle fastose quanto inaccessibili residenze. I divi del cinema non amano mostrare la propria immagine fuori dal set, le star della Tv sono invece sempre fra noi, perché appaiono in tutte le reti e in più programmi ove sono di volta in volta protagonisti, ospiti, intervistati o “pubblico qualificato” come nei festival o nelle trasmissioni sportive. Insomma sono dappertutto , e lo spettatore riconsidera ormai parte del suo quotidiano
Non a caso, il sistema dell’informazione usa questa confidenza anche nei confronti dei leaders politici. In alcuni quotidiani, Berlusconi è chiamato invariabilmente Silvio e anche Prodi è sempre più spesso chiamato Romano .. perché l’appellativo confidenziale contrassegna la leadership.(ciò dovrebbe forse preoccupare i vari D’Alema, Casini, Rutelli & c?) Nella letteratura, il solo Dante viene chiamato con il nome di battesimo :un privilegio riservato,nella storia,solo ai sovrani. Non a caso, nel 1786, nell’affaire della collana che mise a rumore la corte di Versailles, Luigi XVI aveva facilmente scoperto la falsità di un documento perché era firmato “ Maria Antonietta di Francia” mentre la regina firmava con il solo nome di battesimo quasi a sottolineare che era la Maria Antonietta per antonomasia.
Ma nel nostro caso il motivo non è la deferenza bensì la necessità di alzare continuamente i toni con titoli del tipo “Silvio passa all’attacco” oppure “Romano replica a Bertinotti”) titoli strillati per un’informazione politica sempre più ridotta a personalismi o alla spettacolarizzazione dell’evento.
Un altro aspetto contraddittorio è che nonostante l’accessibilità del personality system, la Tv crea un alone di mito per chiunque riesca ad essere protagonista nel teleschermo. Nel tempo pionieristico della Tv con un solo canale era sufficiente primeggiare in un telequiz per avere fama duratura. Si ricordano ancora,a quarant’anni di distanza, i campioni di Lascia o Raddoppia? o di Rischiatutto. Oggi,chiaramente, serve un maggiore sforzo per attirare l’attenzione. In una stanza virtuale ove tutti gridano e agitano le braccia , per uscire dalla mischia, per farsi notare ,si deve gridare più forte o fare gesti inconsueti .
Comunque, niente di nuovo sotto il sole. Nei “mitici” anni ’60, cantanti e gruppi si facevano notare adottando abbigliamenti stravaganti o comportamenti anticonformisti. Poi, quelli che facevano una buona musica restavano alla ribalta, gli altri venivano in fretta dimenticati. Un mito non si costruisce mai senza una base reale..
D’altronde, alla base di talk show imperniati su vicende della vita quotidiana c’è un’idea semplice e intelligente: riprodurre i pettegolezzi e la vita di paese .Il modello urbano ha creato dispersione, isolamento nella famiglia mononucleare. Scompaiono la dimensione comunitaria fatta di condivisione ma anche di controllo sociale e quindi di pettegolezzi, d’indiscrezioni di cui tutto il paese parla.
Il talk show riproduce tutto questo :da qui la fortuna di programmi come Maurizio Costanzo show , C’è posta per te o I fatti vostri .
Senza atteggiamenti censori dobbiamo stabilire una gerarchia di valori sociali. Perché nel mix ininterrotto,inestricabile d’informazione,intrattenimento, di gossip e di fiction la televisione modifica gli stili di vita, incide sulla lingua, sui comportamenti sociali.
A ridurre la portata di un’ influenza che si determina sia nei programmi d’ informazione che in quelli di intrattenimento, non basta il pluralismo di reti e testate che tendono sempre più ad omologarsi per seguire -o precedere- le tendenze che appaiono prevalenti. Né bastano le Associazioni consumatori e utenti che possono intervenire solo ex post e solo su casi specifici ed éclatanti, non su atteggiamenti indeterminati. Occorre un efficace servizio pubblico che abbia la capacità di stimolare il dibattito e il confronto di opinioni.
2 – La fiction : struttura portante della neotelevisione
La produzione di fiction che ha sostituito i telefilm made in USA è il fenomeno più significativo di questi ultimi anni . E significativa è l’evoluzione dei contenuti: da “Beautiful” a “Commesse” mediante il passaggio dal mondo patinato in cui lo spettatore voleva identificarsi come riscatto dalla banalità del quotidiano, alla scoperta che il quotidiano non è affatto banale e che la vita “vera” la ritroviamo in un ospedale, in una caserma di vigili del fuoco, in un negozio.
Quanto alla location delle vicende, esse abbandonano i paesaggi americani per la provincia italiana magari con un eccesso di enfasi per la qualità della vita dei piccoli centri contrapposto al degrado delle periferie urbane. La fiction si distingue dai film anche perché infonde un senso di sicurezza attraverso i problemi degli altri facendoci pensare “noi siamo prudenti, e queste cose non sarebbero successe”
Le fiction ,dunque, come vasi collettori delle speranze, degli interessi sociali, degli spettatori. Ciò significa che prevale il potere del pubblico? Che è Il pubblico il vero autore del soggetto delle serie televisive?
La situazione non è così semplice. Certamente soggettisti e sceneggiatori tengono conto delle aspettative di un determinato target di telespettatori (il pubblico di prima serata ) c’è sempre un potere modellizzante del testo.(2)
I media riescono a influenzare l’opinione pubblica nei confronti di temi sociali significativi come la parità uomo-donna, il disagio giovanile, la solitudine degli anziani o verso determinate categorie (carabinieri, magistrati, operatori della sanità ) Ma, in modo trasversale, si creano topoi che modellano gli stili di vita .come l’esaltazione della fuga dalle città, l’affermazione del country man. Spesso il conformismo lascia spazio ad un certo anticonformismo quando la fiction televisiva ha un potere di validazione di comportamenti sociali che si stanno diffondendo (specie nella sfera della morale sessuale) . In questo modo è facilitata la partecipazione dello spettatore alla vicenda del protagonista , tanto più che il fatto di porre l’obiettivo sul “privato” porta alla familiarità ,all’ empatia.
Anche perché situazioni emozionali si verificano sul filone del “privato” che non coinvolge né personaggi pubblici né vicende politiche .Mettendo a confronto il film Novecento di Bertolucci e alcune serie televisive Incentrate su saghe familiari come Orgoglio (RaiUno) La stagioni del cuore o Madame (Canale 5) Nei film di prevalgono storie e drammi personali nell’ambito di problemi e drammi collettivi (la questione sociale all’inizio del XX secolo, il
fascismo, la guerra ) mentre nelle fiction-tv le vicende collettive sono sullo sfondo ; spesso sono solo narrate per accenni o addirittura intuite. Il rapporto interpersonale dei protagonisti occupa l’intera scena come è avvenuto per i film tv dedicati a Ciano ma anche per Mussolini ultimo atto di Liliana Cavani
Talvolta anche nelle fiction la dimensione privata è esaminata contestualmente agli eventi che hanno trasformato il protagonista in personaggio pubblico. Si pensi ai film-Tv dedicati ad eroi dell’antifascismo come Salvo D’Acquisto o Perlasca e a miniserie che entrano più a fondo nel quotidiano. Ne “L’uomo sbagliato” (RaiUno) si percorre la vicenda di Daniele, un pacifico cittadino vittima di un clamoroso errore giudiziario seguendo la dimensione privata dell’evento.
C’è poi un versante in cui il testo narrativo è decisamente “informazione” e ricorre alla fiction solo come supporto si segnalano programmi come Ombre su giallo ideato e condotto da franca Leosini o Al posto tuo, il talk show in cui una vicenda reale è raccontata facendo ricorso ad attori che interagiscono con la conduttrice(Lorena Bianchetti)..La parte sceneggiata è il “cuore” della trasmissione, specie per eventi di forte impatto emotivo. Infine, programmi come Chi l’ha visto? non usano la fiction ma una ricostruzione narrativa degli eventi parafrasando quanto avviene nelle indagini investigative.
Trasmissioni di “intrattenimento” come Stranamore o C’è posta per te non si discostano dalla dimensione- reality ma la scelta di casi a forte contenuto emotivo crea una situazione che –attraversando varie fasi destinate a far conoscere gli interlocutori e a creare suspence – ha un andamento drammaturgico.
Eppure, sebbene siano cresciute molto le storie che trattano di ambienti lavorativi, professionali o della vita di comunità locali o di rapporti fra generazioni , non si ha uno spaccato adeguato della società contemporanea perché non si riesce ad uscire dalle angustie “del privato e dei suoi conflitti unico,vero interesse narrativo della maggior parte dei programmi (3)
Si rinuncia,invece, a mettere in scena eventi di forte spessore, come è stato proposto dalla letteratura del XIX e XX secolo per i drammi della borghesia , analizzati nei loro risvolti più crudi attraverso i protagonisti, o per il “tragico nel quotidiano”, che da Tennessee Williams ad Arthur Miller, da Mauriac a Pasolini ha segnato fortemente la produzione teatrale e cinematografica.
Anche quando il serial o la miniserie non rinunciano a porre in scena questioni di forte impatto sociale come la disoccupazione, la criminalità -spesso si scade nel facile moralismo , si racconta un Paese che non esiste, ove buoni e cattivi non sono simmetrici ma il “cattivo” ( un singolo un’organizzazione criminale, una serie d interessi coalizzati) ha lato sensu una funzione maieutica: far uscire allo scoperto il carattere inclusivo, solidale, che emerge anche quando si trovi sotto una scorza conservatrice e tradizionalista. Se non è proprio l’happy end, è qualcosa che gli si avvicina.
Infine il reality è un ulteriore passo di desacralizzazione della tv perché influenza la percezione del pubblico, accorcia la distinzione fra i quotidiano e il mondo dello spettacolo ed è un veicolo di ibridazione fra informazione e intrattenimento.
3 – Miti e icone per un mondo senza fiabe
Signor Colonnello
sono Ernesto Che Guevara
Mi spari. Tanto,
sarò utile da morto come da vivo
(.Montalban, Biondini,Guccini, Canzone per il Che)
Ma il personality system è anche una fabbrica di miti contemporanei. Ciò avviene essenzialmente a seguito dell’ ibridazione dei generi: i Tg sono sempre più simili a rotocalchi ed molti programmi d’approfondimento che creano miti ma,al tempo stesso ,attraverso dosi massicce di gossip , li avvicinano allo spettatore ,creano insomma , “i divi della porta accanto”.
Una fiction come Ho sposato un calciatore che vuol essere una parafrasi del gossip quotidiano e ammicca a ciò che può esserci “dietro il sipario” riproduce,in fondo,quello che è stato fatto per personaggi della storia, dai serial sui Kennedy, agli inesauribili memoriali sui Reali inglesi.
La pubblicità ha avuto in tv la funzione linguistica dei romanzi rosa nella letteratura: ha introdotto un linguaggio fatto di sogni , di suggestioni Più che argomentare, gli spot devono far sognare ed esaltano la dimensione evocativa,attraverso un prevalere delle immagini sul testo: il mito è appunto il risultato di un prevalere della dimensione evocativa su quella argomentativa
Peraltro, l’effetto evocativo degli slogans ,dei simboli è tipico di ogni epoca. Pensiamo alla bandiera, allo stendardo, agli inni patriottici. che agivano nel profondo e forgiavano non solo momentanee emozioni ma gusti e idee. Ricordiamo,tra tutti, l’impatto emotivo del Nabucco di Verdi nel Risorgimento
Nel personality system ,invece la conoscenza diretta nasconde un processo d’ impossessamento del miti. Come certi aborigeni ritenevano che fotografare qualcuno equivalesse a impossessarsi della sua anima, incontrare o solo vedere dal vivo il personaggio-mito equivale a farlo un po’ nostro.
La televisione, dunque, trasforma i protagonisti (e anche le comparse) in icone. In passato, personaggi famosi come campioni dello sport ,politici, intellettuali, erano conosciuti solo attraverso poche foto di quotidiani e periodici. I cantanti della radio avevano nomi famosi ,la loro voce era familiare a tutti ma il loro volto era pressoché ignoto. Si ricorda che uno dei cantanti allora più in voga, Alberto Rabagliati fu assediato dagli ammiratori alla stazione fiorentina di S.Maria Novella solo quando un altoparlante annunciò che Rabagliati era atteso all’ Ufficio passeggeri .
Anche la televisione del monopolio era abbastanza avara di popolarità,ad eccezione dei grandi personaggi dello spettacolo. E nello sport non c’erano interviste nel dopopartita, né talk show; solo la domenica sportiva che era soprattutto una rassegna di eventi.
Ci sono poi figure hanno appassionato e commosso intere generazioni e che nella civiltà dell‘immagine subiscono la legge dell’entropia. Come le stelle possono spegnersi. e trasformarsi in fredde icone. .
I miti del nostro tempo sono personaggi scomparsi prematuramente, avvinti da un destino ineludibile, la “possente ananke” delle tragedie greche Ma a differenza della mitologia classica in cui si traggono sempre nuovi significati e molteplici simbologie, i miti d’oggi sono cristallizzati in un evento di cui si perde la pregnanza (4) .
Ciò vale per Evita Peron o per i due Kennedy prigionieri dell’archetipo successo e morte. Analogamente, il mito di Marilyn Monroe si avvale del medesimo archetipo cui si aggiunge la suggestione della teoria del complotto perché è difficile resistere al richiamo del mistero,dell’intrigo.In ogni caso, i protagonisti si trasformano in stereotipi forgiati dal tragico destino, impresso nella memoria collettiva. Per lady Diana vale l’archetipo della principessa triste la cui invidiabile condizione sociale genera infelicità ;e come per i Kennedy il rapporto bellezza – successo – generosità attraverso la sensibilità per i poveri del mondo
C’è ,poi, un mito ,quello di Che Guevara, che esprime ancora oggi una ricchezza polisemica perché ha avuto alterna fortuna a seconda dei momenti storici, ed ha resistito alle intemperie perché Ernesto Guevara ha impersonato il sogno che la rivoluzione tradita nell’Unione Sovietica potesse riprendere il cammino dal sud America.(5)
. Il XX secolo è stato un secolo senza eroi. Eppure la storia contemporanea ci ha lasciato profeti come Ghandi e Luther King e profili del coraggio come Massimiliano Kolbe, o i martiri della resistenza al nazismo: gente comune, che affrontò la morte perché era ciò “che si doveva fare” in quel momento. Ma il senso del tragico si esprime attraverso personaggi che parlano ai posteri e ai contemporanei attraverso un linguaggio simbolico. Nel Che colpiva soprattutto il fatto che dopo la vittoria a Cuba, avesse abbandonato il potere per gettarsi in una nuova avventura di cui si poteva facilmente prevedere un esito infausto.
Una volta che nasce un mito tutto contribuisce ad alimentarlo: Nel 1965, la “scomparsa” del Che dalla vita pubblica suscitò per mesi una ridda di ipotesi. Divenne la “primula rossa” della rivoluzione; la sua presenza fu erroneamente segnalata in quasi tutti i paesi dell’America latina. Si ipotizzò che fosse stato arrestato per dissensi con Castro,che si fosse suicidato in esilio (a Las Vegas!) L’enigma fu poi svelato quando la presenza di truppe cubane in Congo divenne di pubblico dominio
Infine , in Bolivia, come un nuovo Don Chisciotte, sceglie una strada senza sbocco. un archetipo cristologico che “viene pianto e deposto .là a Valle Grande e dovunque si celebri una Sacra rappresentazione” (6).
Nascono i presupposti perché ancora oggi nelle manifestazioni come nei concerti rock magliette, bandiere, spille portino l’ effigie del Che tratta dalla celebre foto di Korda ::un’icona sempre più astratta come certi santi del passato che parla dii altruismo,di sacrficio, una figura solare che si contrappone al machiavellismo della politica e Un marxista che si avvicina all’etica cristiana nel segno della solidarietà con gli ultimi.
4 – La mente e il cuore nell’intrattenimento globale
La scelta politica di far sottostare la televisione alle regole del mercato – maturata già negli anni ‘80 e divenuta concreta negli anni ‘90 porta come conseguenza tutto il resto, compresi i film in cui va in onda la bontà. Rispetto ai feuilletons c’è un adeguamento ai gusti moderni e al politically correct: non più la vendetta- giustizia del Conte di Montecristo, o le mirabolanti vicende di Oliver Twist o di Davide Copperfield ma la favola di Cenerentola resiste,come metafora e come archetipo.
Bisogna anche rilevare che le biografie di grandi personaggi della nostra epoca come Giovanni XXIII o Gandhi, . hanno raggiunto momenti di forte emotività, toccano il cuore ma non provocano un coinvolgimento a fondo perché la verità storica impone dei limiti. Per il pieno coinvolgimento emotivo occorrono storie di fantasia, di gente comune, che fanno parte della quotidianità. La vita dei grandi si presenta come qualcosa che riguarda personalità eccezionali;mentre, invece, cerchiamo la speranza nell’arido panorama della vita quotidiana.
Che il gusto del pubblico si diriga sempre verso il prodotto di più bassa qualità è una tesi che si avvale di noti paragoni (la legge fisica dei vasi comunicanti o , del tutto impropriamente, la legge economica per cui moneta cattiva scaccia quella buona) ma non risponde al vero. Perché, come per molti prodotti di consumo, la domanda è strettamente dipendente dall’offerta.
Tant’è vero che quando un film d’autore o uno sceneggiato vengono contrapposti ad un film “da cassetta”, di solito vincono la sfida e ,cosa ancor più éclatante, programmi di storia o di divulgazione scientifica tengono bene testa,anche in prima serata, a quelli d’ evasione. Occorre maggiore coraggio, si deve dare spazio alla sperimentazione. Perché , nella società dell’immagine si determinano nuovi linguaggi che nemmeno il ritrovato “ruolo” della scrittura veicolato da internet, riesce a scalfire.
Nel 1985 Neil Postman sottolineava in un classico studio sui media “Divertirsi da morire” (7) che la Tv ha trasformato a fondo ogni tipo di discorso pubblico, cambiando il nostro modo di percepire la realtà. Il lavoro del sociologo statunitense, analizza gli effetti del progressivo declino della parola scritta e la trasformazione del cittadino americano in telespettatore. Religione, sport, notizie, economia – aggiunge Postman- sono condizionati dalle regole dello spettacolo, vengono ripensati in maniera sistematica in termini adatti alla televisione.
Quella che Postman definisce “mentalità tipografica”, segnata dalla supremazia di libri e giornali, era in passato una garanzia di confronto razionale tra opinioni diverse; La Tv, invece, evita,di solito, analisi approfondite perché è . . nella sua natura “far posto solo all’intrattenimento, soffocando le capacità critiche degli spettatori”.. Un’idea ripresa nel 1994 dal celebre saggio di Karl Popper Cattiva maestra televisione (8).
La globalizzzazione dell’informazione ,che offre l’opportunità di collegare in tempo reale ogni persona in qualsiasi parte del pianeta: apre prospettive nuove per lo stesso concetto di democrazia.- L’interconnessione si contrappone alla passività della ricezione televisiva. Ma Il navigatore, con la perdita della dimensione spazio – temporale, rischia di smarrire definitivamente quel contatto con la realtà già depotenziato dalla televisione
. Diviene attuale la profezia di Aldous Huxley, che all’inizio degli anni Trenta, nel romanzo Il mondo nuovo (9) immaginava un futuro in cui si adora la tecnologia chei libera dalla fatica di pensare. Uno scenario più inquietante del Grande fratello di George Orwell perché, in Huxley,il controllo sociale si ottiene liberalizzando inutili piaceri..tanto che-commenta ancora Postman- “la gente non sa più nemmeno per cosa ride e perché ha smesso di pensare”
Gabriele Parenti
Note
1 – C.Sartori, La fabbrica delle stelle,Milano 1985
2 – E.Giomi ,Limiti e potenzialità della fiction italiana,Torino 2006
3 – ivi passim cfr. anche G. Parenti, Analogie e complementarietà nei reality e nelle fiction televisive, periodico telem Dipartimento Sc sociali Università di Pisa 9/2006
4 – R.Barthes, La camera chiara.Nota sulla fotografia,tr.it. Torino 1990
5 – G.Parenti, i Mulini a vento di Che Guevara, Testimonianze 3/2005
6 – A.Bigongiali, Le ceneri del Che, Firenze, 1988
7 – N.Postman,Divertirsi da morire,Milano 2001
8 – K.Popper,Cattiva maestra televisione,Milano 1994
9 – H.Huxley, Il mondo nuovo, tr.it. Milano 1932
questo articolo pubblicato su Il governo delle cose n 48 (sett.2006) sintetizza alcune lezioni tenute nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa (per l’insegnamento di Filosofia del Diritto) nell’anno acc 2005-06

Molto interessante. Per noi, digiuni, vale proprio la pena di leggerlo.
Mi sia consentita una battuta su DANTE: non ci avevo mai pensato e l’ho associata a BETTINO che è sempre stato chiamato cosi da noi socialisti, cosa che non fu per NENNI e TURATI, che pure furono grandi del socialismo italiano.
Anch’io vengo chiamato da tutti Paolo, ma solo perché sono considerato “il ragazzo di bottega”.