
“Se c’è una lezione che possiamo trarre, è che la disuguaglianza è sempre una scelta politica”.
Lucas Chancel
La disuguaglianza globale contemporanea è ai massimi storici: infatti essa è vicina ai livelli dell’inizio del ventesimo secolo, quando eravamo al culmine dell’imperialismo occidentale.
Sulla base dei dati forniti dal World inequality report 2022 (pubblicato il 7 dicembre)che sintetizza il rapporto tra il divario tra ricchi e poveri nel mondo è emerso che :
se parliamo di ricchezza, dal 1990 a oggi l’1% più ricco della popolazione si è accaparrato il 38% della ricchezza aggiuntiva accumulata, a differenza del 50% più povero a cui sono arrivate solo le briciole (il 2%). Un dato che da solo spiega bene come mai la classe media si stia pian piando schiacciando verso il basso, e cioè verso quella povera, andando di fatto a incrementare il divario esistente.
E ancora: il 10% della popolazione mondiale possiede ora il 76% di tutta la ricchezza; la ricchezza degli individui più ricchi della Terra è cresciuta dal 6 al 9% all’anno dal 1995 a oggi, un aumento esacerbato dalla pandemia che ha portato all’incremento più rapido mai registrato della quota di ricchezza dei miliardari mondiali.
In effetti, il rapporto rileva una crescita importante del mercato del lusso. Il mercato immobiliare delle abitazioni da oltre un milione di euro, per fare un esempio, ha segnato un più 46 per cento come anche quello delle automobili di alta gamma che ha registrato un più 16 per cento.
Il dato oggettivo che cresce è quello della forbice tra chi ha poco e chi ha troppo: la ricchezza posseduta da pochi segna un aumento del 36 per cento.
Chiariamo un punto : le disuguaglianze fanno parte della realtà perché le differenze sono parte della realtà. Il problema sorge quando queste disuguaglianze si accumulano e assumono connotati che vanno oltre la disuguaglianza in quanto tale.
Così ad esempio se la persona povera sta bene e ha quello che ritiene sufficiente a soddisfare i propri bisogni, le definizioni stesse di ‘ricco’ e ‘povero’ sono semplicemente relative a differenze di reddito. Se invece quello stesso povero non riesce a soddisfare i bisogni essenziali e non si vede riconosciuti dei diritti, è lì che la questione diventa complessa.
Lo scenario delineato, invece, ci restituisce l’immagine di un’Italia chiamata ad affrontare sfide molto impegnative che richiedono uno spiccato senso di responsabilità per coloro che sono stati chiamati al governo del nostro Paese. Un Paese reso sempre più fragile dal costante accentuarsi del divario tra la parte crescente di individui in sofferenza e quella più esigua, ma sempre più abbiente, di ricchi.
Non è un gioco, è la realtà. Se sommiamo le ricchezze dei sei milioni di italiani più poveri, la cifra che otteniamo non raggiunge il patrimonio posseduto dai tre miliardari più ricchi del paese. Insomma, solo tre persone concentrano nelle loro tasche più soldi di quanti ne ha il 10% della popolazione italiana
I giovani italiani che ambiscono a un lavoro di qualità devono fare i conti con un mercato profondamente disuguale, caratterizzato dall’aumento della precarietà lavorativa e dalla vulnerabilità dei lavori più stabili. Oltre il 30% degli occupati giovani guadagna oggi meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% degli under 29 italiani versa in condizione di povertà lavorativa.
Tanti, troppi giovani italiani non studiano né lavorano, lavorano per una paga risibile, meditano di partire in cerca di un futuro migliore.Servono interventi efficaci, per fare in modo che le giovani generazioni non siano lasciate indietro e al contrario siano, come è giusto, una risorsa per il nostro Paese. I giovani italiani reclamano un futuro più equo e aspirano a un profondo cambiamento della società, non più lacerata da disparità economico-sociali, ma più equa, dinamica e mobile.
A livello globale le donne impiegano 12,5 miliardi di ore in lavoro di cura non retribuito ogni giorno, un contributo all’economia globale che vale almeno 10,8 trilioni di dollari all’anno, tre volte il valore del mercato globale di beni e servizi tecnologici. Nel mondo il 42% delle donne di fatto non può lavorare perché deve farsi carico della cura di familiari come anziani, bambini, disabili
La domanda di questo tipo di lavoratori, non retribuiti o sottopagati, è destinata a crescere nel prossimo decennio dato che la popolazione globale è in aumento con percentuali di invecchiamento sempre più alte. Si stima che, entro il 2030, avranno bisogno di assistenza 2,3 miliardi di persone, un incremento di 200 milioni di persone dal 2015.
È urgente che i governi reperiscano, tramite politiche fiscali e di spesa pubblica più orientate alla lotta alle disuguaglianze, le risorse necessarie per liberare le donne dal lavoro di cura , servizi pubblici, infrastrutture ,e affrontare seriamente le piaghe di disuguaglianza e povertà.
E dunque, scelte politiche,pandemia, guerra, crisi climatica e inflazione hanno innescato una tempesta perfetta che, come tutte le tempeste perfette, sta colpendo dove può arrecare maggiori danni e maggiori sofferenze.
Daniela Piesco
Condirettore Progetto-radici.it

Complimenti Daniela bellissima analisi, ricca, profonda, e scritta col cervello e col cuore.
Buona domenica
“La democrazia è come la banana. È così buona che da Platone ad oggi hanno imparato a gustarla tutti i popoli. Ma che comprarla con i soldi dei Banchieri sia letale come pestare la buccia e finire in ortopedia, ancora non l’ha capito nessuno”.
Lamberto Ferdinandi