Luigi Oliveto
L’ultimo romanzo di Silvia Avallone, “Da dove la vita è perfetta”, è un affresco a tinte forti dove si intrecciano temi che spesso convivono e collidono: la maternità, la paternità, il rapporto genitori-figli (talvolta a ruoli invertiti, con i figli chiamati a fare da genitori ai loro stessi genitori), la solitudine, scelte e vizi sbagliati, il desiderio di rivincita (persino di redenzione), l’attesa che qualcosa accada perché qualcosa dovrà pure succedere. Tutto ciò vissuto in un quartiere di periferia che, per quelle esistenze, è reclusione (fisica e mentale); è la condizione per la quale sarà loro impossibile poter cambiare i propri destini. Poiché – così si avverte il lettore – è “un quartiere con molte strade e nessuna via d’uscita”. È in tale contesto che si incontrano le storie di Adele, una ragazzina che sta per dare alla luce una bambina dalla quale verrà subito separata; Dora, trentenne, portatrice di handicap, anch’essa sul procinto di partorire un figlio-ragione-della-sua-vita; Zeno, lo studente di liceo classico, che è poi il narratore, il punto d’osservazione, in quanto destinato a non vivere per sé, ma ad osservare (aiutare) le esistenze altrui. Leggi tutto:
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