
Avviene dunque che Luciano Spalletti, all’indomani di uno Scudetto tatuato sulla pelle e nell’anima alla non più verde età di 64 anni, decide di ripercorrere i passi di Cincinnato, salutare truppe e folla acclamante e tornare a fare il contadino nel suo buen retiro sulle colline sinuose del Chianti. La scusa dello stress appare debole. Molto più prosaicamente, l’allenatore toscano a cui non manca la tipica sagacia della vita campestre, ha capito di avere scollinato e che più di così a Napoli non si sarebbe potuto fare. Stessa strada che intrapresero i due che prima di lui fecero colorare di azzurro una intera città, il lombardo celtico Ottavio Bianchi e subito dopo il segaligno veneto giramondo Albertino Bigon. Perché il sogno partenopeo vale la pena di essere vissuto, ma meglio svegliarsi prima che si trasformi in incubo. Che, nell’attualità, ha le sembianze di Aurelio De Laurentiis, padre padrone del destino del club del ciucciariello e non certo uno con cui è facile avere a che fare. D’altro canto, cinquant’anni or sono il celebre scenografo Luciano Vincenzoni lo aveva già battezzato dicendo di lui che “nonostante non abbia esperienza né qualità particolari, possiede la arroganza e la protervia del nipote di zio (il grande Dino De Laurentiis, ndr) che è pure peggio del figlio di papà”. Spalletti ha quindi fatto buon viso a cattivo gioco, preferendo il trattore e i suoi vitigni a una difficile stagione pedatoria in cui confermarsi sarà come scalare l’Annapurna con le scarpette di Carla Fracci. Nel contempo, il vulcanico presidente della Ternana Bandecchi, uno che ai tempi dell’Umbria rossa e gaudente era considerato un paria e come tale esiliato da istituzioni e salotti buoni, è stato eletto al ballottaggio sindaco di Terni grazie all’appoggio di una lista civica, della tifoseria rossoverde e di carattere da avanspettacolo che tanto piace al popolino. Il Bandecchi, licenza media ostentata con orgoglio, ha fatto fortuna con le università online (ma nella sua vita è anche stato parà della Folgore e ha venduto enciclopedie porta a porta), è famoso a Terni e ormai a livello nazionale per certe sue esternazioni condite da gesti che la regina Elisabetta non avrebbe approvato e proprio per questo è stato votato. Andreotti diceva che la democrazia non è sempre così efficace come la si dipinge e nemmeno il suffragio universale. Quanto aveva ragione lo statista democristiano, considerando chi abbiamo eletto in varie cariche sempre più prestigiose negli ultimi 30 anni. Senza contare quelli che abbiamo rischiato di eleggere, e per fortuna esistono i franchi tiratori, Santi subito. Se si vota di pancia, poi ci pensa l’intestino osservava l’arguto Pietro Nenni. Ma nella seconda Repubblica, a differenza della prima, non si butta via niente: al massimo si ricicla.
Davide Stefanoni

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