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La sterzata a destra della Corte Suprema

I giudici sono nominati per ragioni politiche che loro stessi, nonostante la rispettabilità tipica dei magistrati, manifestano mediante il timing del loro ritiro.

di Domenico Maceri | 10 Luglio 2018

“Mi sento onorato che abbia scelto di farlo durante il mio mandato”. Con queste parole Donald Trump commentava in un comizio nel North Dakota la decisione di Anthony Kennedy di ritirarsi dalla Corte Suprema nella quale aveva servito per trenta anni.

I giudici sono nominati per ragioni politiche che loro stessi, nonostante la rispettabilità tipica dei magistrati, manifestano mediante il timing del loro ritiro. Un giudice nominato da un presidente repubblicano fa del tutto per lasciare la Corte Suprema durante una presidenza dello stesso partito nel malcelato tentativo di vedersi reincarnato da una giovane copia di se stesso.

Ovviamente l’età va presa in considerazione. Kennedy ha 81 anni e quindi più che maturo per la pensione considerando che in molte professioni si sarebbe già fatto una ventina di anni prima. Con un presidente repubblicano senza garanzie di un secondo mandato, Kennedy avrà scelto di lasciare per togliere la possibilità a un presidente democratico di nominare il successore. Ovviamente, la ragione ufficiale per il ritiro è che vuole passare più tempo con la famiglia.

In una situazione diversa si trovano invece Ruth Bader Ginsburg (85 anni) e Stephen Breyer (80) nominati da presidenti democratici, i quali faranno del tutto per togliere a un presidente repubblicano l’opportunità di nominare i loro successori. Si ricorda ovviamente che a volte si possono avere “sorprese” come ci testimonia il caso di Antonin Scalia, giudice molto conservatore, morto inaspettatamente nel 2016 all’età di 79 anni. Barack Obama ebbe l’opportunità di sostituirlo con un giudice di tendenze diverse scegliendo Merrick Garland, moderato ma pendente a sinistra. I repubblicani che controllavano il Senato decisero però di non considerarlo per la conferma con la scusa che un presidente alla fine del suo mandato non merita il diritto di nominare giudici della Corte Suprema. Con l’elezione di Trump sono riusciti a confermare Neil Gorsuch nominato dal nuovo presidente.

Se la conferma di Gorsuch non ha avuto un cambiamento notevole alle decisioni della Corte Suprema poiché Kennedy ha continuato ad agire da ago della bilancia fra quattro giudici conservatori e altrettanti tendenti a sinistra, il nuovo giudice potrebbe spostare il baricentro della Corte decisamente a destra con un impatto determinante per molti anni. Trump ha già dato indicazioni che nominerà un conservatore che potrebbe ribaltare alcune decisioni storiche come quella di Roe Vs. Wade, che dal 1973 garantisce l’aborto.

Mitch McConnell, il presidente del Senato ha dichiarato la sua intenzione di procedere con la conferma del giudice che Trump nominerà tempestivamente. La situazione è però incerta. Persino la scelta dell’inquilino alla Casa Bianca ha già diviso i repubblicani. Uno dei più papabili, il giudice Brett Kavanaugh, ha suscitato preoccupazioni agli elementi di estrema destra che lo vedono poco affidabile in parte per i suoi legami storici con la famiglia degli ex presidenti Bush che ha pubblicamente preso le distanze da Trump. Più pericolosa per ribaltare Roe Vs. Wade sarebbe un’altra possibile nominata, Amy Coney Barrett, la quale in un articolo del 1998 ha scritto che se i criminali meritano la giusta punizione “i non nati sono vittime innocenti”.

Ma chiunque sia la scelta di Trump il candidato alla Corte Suprema dovrà essere confermato, scatenando ovviamente una dura battaglia al Senato. I democratici sono in minoranza e quindi avranno poche chance di creare un’opposizione efficace. Chuck Schumer, il leader democratico, ha però dichiarato che se Obama non aveva il diritto di nominare un giudice per la Corte Suprema perché era a fine mandato e bisognava aspettare il risultato dell’elezione presidenziale del 2016, adesso bisogna fare la stessa cosa e aspettare l’esito dell’elezione di midterm.

McConnell dissente, anche se non avrà il terreno spianato per la conferma. La maggioranza repubblicana al Senato (51-49) non gli permette di fare sbagli come è avvenuto con la fallita revoca di Obamacare, la legge sulla sanità approvata da Obama. Al momento, infatti, con l’assenza di John McCain che sta curandosi di una seria malattia in Arizona, McConnell avrà bisogno di tutti  i voti dei senatori repubblicani. Due di loro però, Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) hanno già dichiarato la loro preoccupazione per il possibile pericolo di revocare la legge sull’aborto che un nuovo giudice molto conservatore potrebbe causare. Questa possibilità ha già mobilitato gruppi di lobby di sinistra che mirano a spendere milioni di dollari per convincere Murkowski e Collins a opporsi a nomine che potrebbero mettere in pericolo il diritto all’interruzione della gravidanza.

Il ritiro  di Kennedy offre una buona opportunità ai repubblicani di consolidare  la maggioranza alla Corte Suprema. Trump però potrebbe nominare un moderato poco diverso da Kennedy spianando la conferma al Senato, attirando alcuni voti di senatori democratici conservatori, ma con ogni probabilità sceglierà un individuo conservatore. Dopotutto il 45esimo presidente deve ricompensare quegli elettori che hanno votato per lui solo per le sue promesse di nominare giudici conservatori alla Corte Suprema.

In tal caso i democratici dovranno sperare che uno dei cinque giudici conservatori prenda il posto di Kennedy come ago della bilancia. C’è già un candidato in questo senso. John Roberts, il presidente della Corte Suprema, ha già fatto questo ruolo nella sentenza del 2012 sulla legalità di Obamacare nella quale lui si è allontanato dai colleghi conservatori, beccandosi duri insulti da Trump. Roberts è conservatore ma da presidente della Corte Suprema si preoccupa anche di mantenere la legittimità delle toghe cercando di confermare l’indipendenza dei magistrati nell’opinione pubblica americana. Una Corte Suprema dominata da una forza politica schiacciante farebbe perdere la fiducia nel terzo ramo del governo americano, che spesso è chiamato a fare da arbitro su questioni di vitale importanza.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, barack obama, battaglia, bush, casa bianca, dichiarato, governo, importanza, obama, opinione pubblica, opposizione, pensione, sanità

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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