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La società «liquida» prigioniera della crisi.”Look at me, i am old,but i’m happy”

di Carlo Baratta | 23 Febbraio 2014

La crisi economica odierna è una condizione di lotta, di battaglia. E oggi, forse, anche un fattore scatenante di conflitti.

liquidiL’ attuale crisi economica sta producendo un profondo cambiamento del modo di vivere e di pensare degli ultimi trent’ anni in cui abbiamo avuto prosperità, sviluppo del terziario, continuo aumento del tempo libero e della scolarizzazione. La nostra società è molto fragile, disunita, al punto che il sociologo Bauman la chiama società liquida. Scrive questo studioso «Liquido» è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita tale perché le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.”

Egli sottolinea che non ci sono più regole forti, si sono indebolite le Chiese, i partiti, tutti i rapporti e non solo quelli di lavoro sono diventati precari, anche nella famiglia, anche nella coppia, mentre l’ educazione svanisce e prevale l’ impulso immediato.

Di conseguenza la crisi economica, accresciuta anche dalla concorrenza di nuove realtà economiche come la Cina e l’ India, ci costringerà a cambiare stile di vita.

Il nostro Paese non potrà più sostenere questa pressione conservando le nostre abitudini moderne la nostra assuefazione al pressappoco, a rinviare, a complicare, i nostri ritmi di lavoro, la nostra burocrazia asfissiante, la nostra scuola buonista. Le società che ci sfidano non sono liquide, sono solide, solidissime hanno smisurate ambizioni, ferrea disciplina. Al Paese serve un’ amministrazione pubblica snella, un sistema giudiziario rapido, un sistema fiscale equo, una informazione seria, una educazione rigorosa, una scuola e una università che producano altissime competenze.

In questa società che cambia, ci travolge, ci sconvolge, dove cerchiamo certezze, carezze, punti fermi, ma non ne diamo neanche noi. Oggi non si sceglie, non si decide, si rimanda, diciamo frasi con significati ampi che non impegnano es: “Ci vediamo” o “Come stai”.
In una società così ci sentiamo costantemente tra le onde, precari, in relazioni precarie, dal lavoro agli amici.
Tutto cambia velocemente. Non c’è tempo per fermarsi, si fa esperienza del mal di vivere.

Anzi  negli ultimi anni aumentato lo stato di mal-essere, di sofferenza diffusa ed indefinita nelle persone.

La difficoltà a costruire legami profondi che favoriscono l’integrazione  sociale, produce sentimenti di fragilità, di instabilità e, spesso, di profonda solitudine . La fragilità umana  nasce per il rifiuto di riconoscere i propri limiti è, comunque, una forma di debolezza e un problema sociale contemporaneo. Questo cambiamento delle caratteristiche delle persone relative alla rappresentazione di se stessi, si riflette negli atteggiamenti e nei comportamenti verso gli altri.  Questo cambiamento à ben evidente nel rapporto di coppia. Oggi il “matrimonio combinato” è stato sostituito  dal “matrimonio d’amore”, ciò ha determinato che le aspettative di felicità sono molto aumentate, ma l’unione rischia di perdere la sua ragione di esistere quando il sentimento amoroso viene meno. I tradizionali ruoli maschili e femminili  sono cambiati, questo mutamento non riguarda solo l’ambito lavorativo, ma anche quello della gestione della sessualità e della riproduzione. Molti unioni falliscono per problemi sessuali. Alle donne di oggi compete la scelta  di come e quando fare l’amore, scelta che per tradizione secolare spettava al maschio, che  poteva imporre rapporti sessuali anche non graditi.

Anche la libertà ha una deriva verso il mal-essere, in quanto, non è più vista come  progetto politico, ma come ricerca al piacere individuale. Negli ultimi anni si può constatare come siano aumentate le situazioni di ansia e di angoscia che portano a reazioni anche violente, ad esempio negli stadi o nei nuclei familiari. L’ansia scolare, quella dei ragazzi-e che non vogliono più frequentare la scuola dell’obbligo, per paure non ben definite, sta diventando un’emergenza sociale. E’ per tutti un  enorme problema di fragilità e di insicurezza, mascherato con un atteggiamento di freddezza, che in genere è una reazione istintuale verso altre persone. Per questo spesso ci troviamo in guerra senza nemmeno  sapere perché. Reagiamo automaticamente alle aggressioni  senza  concederci il tempo di formulare una strategia.

Il successo delle chat nelle social network, è un indicatore del comportamento di chi non vuole relazionarsi con persone vicine e reali. La relazione virtuale è una modalità di interazione caratterizzata dalla facilità con la quale si può iniziare e finalizzare un contatto, solamente premendo un tasto. C’è un mal-essere che appare nell’incapacità, di vivere esperienze di tipo sentimentale o emotivo necessarie per raggiungere una maggior consapevolezza.

L’adolescenza permanente.

Il sogno di vivere in  una “società senza padri”, una società “priva di norme”, quella dove spariscono gli elementi etico normativi del codice simbolico paterno ci ha lasciato una società dove negli ultimi trent’anni sono enormemente aumentati i giovani chiusi in se stessi, soli anche se in compagnia e incapaci di costruirsi una vita basata su relazioni stabili. Inoltre l’assenza della figura del padre  da contestare, genera un narcisismo infantile, che rende le persone insicure, prigioniere di una fragilità che le porta ad agire in modo istintuale a qualsiasi sollecitazione esterna, nessuno si fida più di nessuno. Il fenomeno nimby Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile” è un chiaro esempio di questo comportamento.Questa situazione è sfruttata economicamente  attraverso comunicazioni e consumi indotti e dipinta come positiva dal circo massmediatico. Così  la persona sofferente, lasciata nella sua sostanziale solitudine anziché aiutata a uscirne, rimane insicura e dipendente e sviluppa angoscia.

Occorre dare opportunità ai capaci.

Occorre, per dirla alla Friedman “uccidere il gattopardo” la mentalità italiana  di fare progetti per non cambiare nulla.

Pubblicato in : Primo piano

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