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La sinistra in Italia regna per usucapione

Non tutta certamente, non quella che io chiamo illuminata. Di Carla Ceretelli

di Carla Ceretelli | 28 Giugno 2021

Una sinistra che mentre tollera,  se non difende,  la cultura islamica, con i suoi paradossi,  dove si preparano e si inducono i matrimoni, pena addirittura la morte  in caso di disobbedienza. Mentre   si uccidono gli omosessuali,  si infibulano le ragazze e si lapidano le mogli fedifraghe, si spolmona  nel fare propaganda al DDl Zan, che non solo difende i transgender, giustamente, considerandoli dei panda da proteggere,  ma addirittura chiede pene più severe per chi osasse dire una parola di troppo nei confronti degli LGBT. E tutte e 56/58 tipologie di gender. Compreso il genderfluid.

Il parigino, segretario del PD,  non perde occasione per rivelarci che lui sta a casa sua e gli altri sono ospiti. Come se il  governo fosse  location di sua proprietà. Come se fosse il padrone delle ferriere.

 Mi chiedo se ci fa o ci è. E questa è l’ultima che ha fatto e detto.

Alcuni , come lui, sono totalmente obnubilati dalla loro prosopopea, dalla loro spocchia,  dalla  loro  sicumera di essere detentori della verità,  del bello  e del bene e  gli altri del brutto e del male. Non riesce a fare  un ragionamento sensato. La parola d’ordine è, come al solito,  “non lasciare il Pase in mano alle destre”.  Come se fosse roba sua. Gli spargitori di odio,  così come  appellano e accusano gli avversari, sono proprio loro.

Magari lo dicono a modino, col visino pulitino e quella calma, quella freddezza,  che a me fa più paura di una bella  e sana sfuriata.

Altri esponenti di una sinistra riformista e  equilibrata, invece,  cominciano ad aprire gli occhi e considerano gli avversari politici come persone da mettere all’angolo, certamente, ma  in modo educato  e moderato. Senza eccedere nel ripetere ossessivamente i loro nomi, come aprono bocca. Tanto ne  sono, appunto,  ossessionati.

Intanto nulla ora appare più assurdo  di questo baraccone con l’insegna sgangherata e con i fenomeni  del CTS che  si è riunito per decidere,  udite udite, la data in cui le mascherine all’aperto non saranno più obbligatorie.  Fra una settimana o fra due settimane?     Difficilissimo  da decidere  fra le due ipotesi. Certo che l’equilibrio già poco stabile  della pandemia mondiale ne risentirà parecchio. Dibattiti infiniti per decidere, non paghi  di  15 mesi di castronerie o  corbellerie,  termine usato e abusato dalla già ministro della Scuola.  fatte passare per “parere di esperti”,  di non  decidere e di far rimbalzare la responsabilità al Governo. Dunque, ancora,  questo  comitato mantiene  intatta nel tempo la sua solida incapacità di decidere perfino  come rendere la vita impossibile ai cittadini.  Ma hanno la capacità di risultare inutili almeno  quanto uno che si inginocchia per combattere il razzismo. Surreale ma necessario ricordare che la mascherina all’aperto ha subito pro e contro senza limiti dato che ogni scienziato ha la propria visione. E la mantiene. C’è chi dice che ne indosserà un paio per sicurezza e  come effetto psicologico e chi, come   il divertentissimo  De Luca- Crozza, vuole obbligare   i campani a mantenerla mentre il resto del Paese la userà solo se necessaria. Cioè incontrando altre persone sconosciute  o negli assembramenti inevitabili. Anche all’aperto.

Chiediamo a un bambino di cinque anni se  lo ha capito, e vediamo se darà una risposta sensata. La discussione sul nulla rimane  lo sport  preferito che  coinvolge la gente, che,  incontrandosi dopo del tempo,  mentre  si da finalmente  la mano, se  preventivamente disinfettata, la  prima domanda che si fa  riguarda  la reciproca  situazione vaccinale. E importantissimo, il possesso  dell’agognato green pass, che  mantiene inalterato nel tempo il suo fascino.

Giornate passate a dibattere e dissertare  in modo insensato sul  decretare quando accadrà qualcosa che già è accaduto. Il teatro dell’assurdo di  Joneschiana memoria non è mai stato tanto vivo quanto oggi. Dato che  tutti, ma proprio tutti,  sanno che è  già accaduto,  ma recitano la parte di quelli convinti  che non sia accaduto.  E chi sa se sarà.  E’ il trastullo preferito di chi, senza alcuna certezza, che nessuno ormai pretende, a causa di varianti che stanno facendo imparare l’alfabeto greco anche al più ignorante degli  ignoranti.  Lettere  che vanno e vengono, etimologicamente,  nel nostro quotidiano. Che  danno  la possibilità ai media di scrivere o dire “la variante delta che  viene dall’India”, anziché la variante indiana. Che gli indiani si potrebbero offendere. O la Alfa G.B. e infine, pare,  la Kappa.

La variante Kappa è uno dei nomi con cui si indica uno dei sottotipi di variante indiana del Covid-19. Molto  pericolosa. Mai una gioia.

Intanto,  in un talk,  Malpezzi si spancia per difendere  la cultura islamica. E intende e pretende di mettere sullo stsso piano un delitto d’onore, certamente orrendo parimenti,  ma fatto da una persona accecata dalla gelosia rispetto ad una intera famiglia ha, freddamente, deciso  di uccidere una ragazzina che ha osato disobbedire.  E ritorna sulla storia stantia che  fino all’81 c’era anche da noi. Appunto,  ma loro quella  pratica medievale ce l’hanno ancora.  Certamente anche in occidente ci sono famiglie a cui non piace il partner  scelto dai figli che  cercano di dissuadere da un matrimonio.   Cercano appunto, possono consigliare,  ma alla fine cedono.

Malpezzi non riesce a riconoscerne  la differenza.  Eppure Anche tanti ragazzi pakistani, maschi, confessano che la famiglia non accetterebbe il matrimonio con una occidentale. Dunque, se non proprio combinato, un matrimonio indotto.

Una bella, si fa per dire, chiacchierata fatta con una  fiorentina di origine Pakistana,   si chiude con un bel:

“Che motivo c’è che marito e moglie si amino? I genitori, più saggi e consapevoli hanno tutto il diritto di fare matrimoni combinati e di scegliere il partner dei figli, maschi o femmine, con grande buon senso”.

Sgarbi, in  un  barlume di  intelligente  saggezza che ogni tanto lo contraddistingue,  vede come cosa utopistica una integrazione di culture medievali,  con le nostre.  Se avevamo il delitto d’onore ci siamo battuti  con le unghie e i denti per  cancellarlo. E ce l’abbiamo fatta.  Loro no. Sono semplicemente in ritardo, o non ne vogliono proprio sapere?

Ma una  famiglia intera e la madre che attira la piccola in una  orribile tranello piagnucolando che stanno morendo di ansia, è davvero inimmaginabile.  Non parlavano di  lei, di Saman, che aveva carpito qualche parola di troppo, quando qualche tempo prima  stavano decidendo di uccidere  una ragazza. No,  sosteneva la madre,  parlavano di una ragazza  fuggita in Pakistan.

Questo no,   non è neppure ipotizzabile né concepibile in nessun tempo  in nessun luogo. Non in occidente.

Sulla vicenda della ragazza pakistana presumibilmente uccisa dai suoi familiari, Sgarbi: ” Non si risolve sono fermi, hanno un tempo immobile, al Medioevo”

Gli americani che sono molto più pragmatici dei decadenti europei, hanno risolto  o cercano di farlo,  incentivandolo e  favorendo  una immigrazione che loro definiscono “assimilabile” cioè più simile alla cultura occidentale statunitense.  Infatti su oltre 330 milioni di americani gli islamici sono solo 3 milioni contro i 50 milioni presenti in Europa.

Ma la Signora Onorevole  Malpezzi, con il suo atteggiamento  perennemente stizzito non riesce  a capire  la differenza.  E continua imperterrita  a chiamare qull’orrore “semplice” femminicidio, come, sostiene,  avviene spesso in Italia.

Dunque quella sinistra sarebbe a casa sua tenendo sugli scalini la bieca destra. Non degna di far parte di un governo di unità nazionale.

Carla Ceretelli

Cara Carla, sono peraltro sicuro che il tipo di sinistra al quale ti riferisci trae grandissimo giovamento da quel tipo di destra che emerge dal tuo scritto. (n.c.)

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bambino, buon senso, De Luca, europa, fiorentina, genitori, governo, immigrazione, india, integrazione, italia, pd, persone, razzismo, scuola, sinistra riformista, unità nazionale

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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