Bersani non enuncia grandiosi progetti né ci presenta futuri luminosi. Piuttosto ci presenta un “universo di riferimento” – quello della socialdemocrazia come “socialismo realizzato” – di cui rivendica l’attualità e cui intende rimanere fedele.

Così, nel dibattito sull’Ilva, Landini, autentico rappresentante delle esigenze e degli umori del mondo del lavoro, si è schierato a favore della linea illustrata da Clini (tenere aperta l’Ilva per poterla risanare) ignorando gli strilli di Travaglio (fautore della chiusura a tempo indeterminato in nome della giustizia). Così, nelle primarie del Pd, Vendola non si è limitato all’appoggio a Bersani in nome del “meno peggio” (per “sbarrare”, insomma, “la strada a Renzi”…), ma lo ha abbracciato, in nome del “profumo di sinistra” che avrebbe avvertito nelle parole del segretario.
E allora Vendola emulo di Moretti? Insomma di quella sinistra parolaia che chiedeva a D’Alema (magari contestualmente artefice di “cose di destra, come la privatizzazione di Telecom e i bombardamenti di Belgrado) parole di sinistra? E che, con Di Pietro e altri, ha sempre confuso la lotta contro il “nemico” (che si trattasse di Berlusconi, delle banche, di Marchionne o di Monti) non con la capacità, tutta concreta, di contrasto, ma con la virulenza dell’insulto?
In realtà Bersani tutte queste “parole di sinistra”non le ha dette, sia nello specifico (su questo, a dire il vero, si è esposto molto di più Renzi) sia in linea generale. Perché si è volutamente mantenuto nel vago, sia nelle proposte che nelle enunciazioni (“l’agenda Monti, ma con più attenzione al lavoro e all’equità”, una roba che, in perfetto stile prima repubblica può significare tutto e niente). Una vaghezza che però ci appare, nel contesto attuale, come un segno di consapevolezza e (ebbene sì!) anche di onestà intellettuale. Perché sapeva benissimo che queste parole non era in grado di dirle, che, insomma, non era né possibile, né, al limite opportuno, almeno a livello nazionale, ribaltare o correggere radicalmente le scelte del governo tecnico .:. E questo lo sapeva anche Vendola “alternativo” nell’immagine, ma estremamente attento a non porre Bersani di fronte a richieste, magari anche simboliche, ma che il futuro premier non sarebbe stato in gradi di soddisfare.
Ciò detto quale può essere la “parola profumata”? A naso propenderemmo per “socialismo – socialdemocrazia.
Un’espressione usata da Bersani senza particolare enfasi. Insomma, il segretario Pd non enuncia grandiosi progetti né ci presenta futuri luminosi. Piuttosto ci presenta un “universo di riferimento” – quello della socialdemocrazia come “socialismo realizzato”, di cui rivendica l’attualità e cui intende rimanere fedele. Si è parlato, a questo riguardo, di “usato sicuro”. Ma si tratta di una definizione assai riduttiva. Perché questa non è una gara tra zii esperti e nipoti scavezzacolli, né tra piazzisti di elettrodomestici o di utensili da cucina, ma piuttosto un confronto tra orizzonti politico – culturali tra loro molto diversi, a un punto tale che il semplice fatto di “farla scendere in campo” cambia, di per sé, e la natura della sinistra e quella del confronto oggi in atto nel nostro Paese.
Avevamo, anzi abbiamo, una sinistra europeista, ma non europea. Frutto di un internazionalismo tanto generoso quanto subalterno. In cui il “verdetto dei mercati” o le direttive dell’Unione venivano, comunque, percepite come una realtà incontrovertibile e comunque non modificabile. Di qui il campo libero per i populisti di ogni tipo, frutto di u perverso incrocio tra bisogni di sinistra e culture di destra. Il ritorno alla socialdemocrazia ci consentirà, ora, di essere europei, insomma di agire, nel concreto, per mutare il quadro internazionale sfavorevole in cui abbiamo operato, attraverso l’azione comune dei governi socialdemocratici oggi al potere in Francia, domani in Italia e Germania. Un’alternativa reale ai ripiegamenti nazionali e alle droghe populiste. Avevamo, anzi abbiamo un confronto interno dominato dalla contestazione della politica, considerata come pratica per definizione inutile e corruttrice, in un immaginario collettivo in cui destra e sinistra erano due entità indistinte e in cui l’unico rimedio all’angoscia sociale era la riduzione degli stipendi dei “rappresentanti del popolo”. La formazione di una sinistra di governo reintroduce il confronto sui grandi temi della produzione e distribuzione del reddito, riaprendo quindi la strada verso un bipolarismo “normale”.
Eravamo, anzi siamo, dominati dall’ossessione insaziabile del “nuovo”, il profumo della socialdemocrazia porta e porterà con sé la rivalutazione della tradizione e del passato (anche se coniugato in termini di sciopero dei chierichetti).
Nessun trionfalismo. Tutto resta da costruire. Ma, se la malattia del nostro Paese è rappresentata anche dal modo, insieme isterico e distorto, con cui guarda ai suoi problemi, le “parole profumate” di Bersani possono essere l’inizio della cura.

Si, tutto vero. Ma i socialisti in questa socialdemocrazia fatta dai comuninisti 20 anni dopo aver distrutto i socialisti, ci saranno? O saranno limitati a quel 1% dei sondaggi?